Il nascondiglio

Il nascondiglio

2.5

di Pupi Avati


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Descrizione

22 dicembre 1952: in una cittadina dello lowa, una grande casa isolata, battuta dalle tormente di neve, è sconvolta da un terribile delitto. Cinquantacinque anni dopo, in quella grande casa rimasta chiusa per mezzo secolo, una donna di origini italiane decide di aprire un ristorante. È appena uscita dalla clinica psichiatrica dove è stata ricoverata per quindici anni in seguito al suicidio del marito, ed è decisa a costruirsi una nuova vita, ma non appena mette piede nell'edificio, i fantasmi del passato tornano a tormentarla. Sarà lei, sempre più in bilico tra ragione e follia, a dover fare chiarezza sui fatti oscuri accaduti tra quelle mura...

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  2.5 (2.5 di 5 su 2 recensioni)

3.0Improbabile, 03-01-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Improbabile ghost-story, in cui i 'ghost'non ci sono, ambientata in Iowa. 116 pagine un po' confuse e una trama talmente inverosimile da far giustificare l'autore di averla estrapolata da una storia realmente accaduta.
Molti i punti interrogativi e un'unica certezza: la buona sorte dell'Avati nel fare principalmente il regista e non lo scrittore.
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2.0Il nascondiglio, 31-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Attirata dal nome dell'autore, una autorità ne campo del cinema d'orrore, speravo che questo romanzo si rivelasse anch'esso un generatore di brividi. Ma ho divorato il tutto in due sere rimanendo un po' con la bocca asciutta. Di base, la storia raccontata in Il nascondiglio (che poi scopro essere tratta da una vicenda vera) ha il suo perchè: un delitto compiuto in una villa misteriosa durante una tormenta di neve, una donna che cinquant'anni dopo s'installa proprio lì e cerca di far luce su questo caso, ostacolata da alcuni abitanti del posto, un finale nemmeno così scontato. Insomma, l'idea c'è, ed è anche ottima. Ma, al di là di questo, nel libro non c'è assolutamente niente: non ci sono dialoghi sostanziosi e costruiti, non ci sono descrizioni degli ambienti (cosa, che, vista l'ambientazione stessa qui suggestiva di per sè, avrebbe sicuramente arricchito il libro), non c'è alcun approfondimento psicologico dei personaggi. Non si spiega nè si intuisce perchè ciò che accade accade, insomma, accade e basta. E non c'è nemmeno uno stile letterario che possa essere definito di alcun tipo, il libro prosegue per brevi e quasi nervosi periodi, alternati a banali dialoghi e intervallati da frequenti stacchi anche grafici, che rendono il tutto sfilacciato e inconsistente. Credo che un buon romanzo, soprattutto di questo genere, sia dato da un buon bilanciamento fra la trama pensata e il modo di svilupparla, fra l'idea e il contenuto... E qui il contenuto è quasi del tutto inesistente. E' più che evidente che dietro alle pagine ci sia la mano di un regista e non di uno scrittore: Il Nascondiglio sarebbe perfetto come sceneggiatura per un film, più che definirlo un romanzo lo definirei un abbozzo poco sviluppato di passaggi e idee (lo stesso Avati, nella postfazione, parla di "appunti" sulla vicenda reale che tanto lo incuriosì), una serie di pennellate lasciate lì e non mandate avanti. Peccato, però, perchè la trama è molto interessante e se sviluppata meglio e degnamente avrebbe dato vita ad un bellissimo romanzo. Invece qui il risultato è più che sufficente, qualche piccolo brivido lo si può pur sentire, ma, a mio avviso, un buon romanzo giallo o thriller è ben altro.
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