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Musei alla frontiera. Continuità, divergenza, evoluzione nei territori della cultura

Musei alla frontiera. Continuità, divergenza, evoluzione nei territori della cultura

di Maurizio Maggi


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La globalizzazione non è un fenomeno recente. Perché non ha ancora eliminato la diversità culturale? La storia mescola da secoli le nostre civiltà. Tuttavia, il panorama culturale del pianeta mostra un livello di diversità complessiva elevato e sostanzialmente costante nel lungo periodo. Questo può derivare da differenti motivi: siamo più sensibili alla diversità proprio perché scarseggia o perché abbiamo migliorato la nostra capacità recettiva; oppure ancora (e questo non esclude la precedente spiegazione) ordine e disordine culturale si creano insieme. Se fosse così, non dovremmo solo difendere una diversità creatasi, chissà come, in passato, ma preoccuparci di assicurare le migliori condizioni per la sua riproduzione oggi. Quali sono queste condizioni? L'emergere di sistemi complessi, in questo caso aggregazioni discrete, coerenti, che rompono il continuum del disordine culturale rendendosi riconoscibili, è possibile in condizioni lontane dall'equilibrio, al cosiddetto «margine del caos» (la frontiera cui allude il titolo). Sfortunatamente le politiche culturali contemporanee, soprattutto quelle dei musei, non rispettano queste condizioni e, se analizzate da vicino, mostrano una tendenza verso l'equilibrio: una bella parola nel linguaggio quotidiano, ma un concetto pessimo per l'evoluzione della vita, anche di quella culturale.