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La moto di Scanderbeg

La moto di Scanderbeg

di Carmine Abate

4.0

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Protagonista di questo romanzo è Giovanni Alessi, un uomo in perenne fuga. Dalla sua famiglia, dal suo paese, dove è nato e cresciuto, dai fantasmi del suo passato, dalla sua lingua, dal ricordo del padre che morì a trentacinque anni cadendo in un burrone per vincere una scommessa. Giovanni, che si è rifugiato in Germania per raggiungere Claudia, lavora dapprima come posapietre con uno zio, poi inizia a collaborare alla radio dove lavora la sua ragazza. E in Germania torna con la memoria a ripensare la sua storia e la storia di suo padre, leader delle rivolte contadine nell'Italia del dopoguerra, nel quale rivive la leggenda del grande condottiero Scanderbeg, mitico eroe dell'indipendenza albanese, ascoltata da bambino.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0La moto di Scanderbeg, 04-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
La forza dei libri di abate è quella di riuscire a creare un universo familiare, in cui il lettore si sente a csa. O meglio la stessa saga: la storia della sua patria calabro - albanese. Ripubblicato da poco, questo è il secondo libro sugli "arbresh", gli albanesi di Calabria. E viene prima di quello da me già recensito "Tra due mari". Nello specifico, mi è piaciuto, un po' come l'altro, per quello slancio civile che è sempre presente tra le righe. Qui forse, meno tra le righe, visto che Scanderbeg padre non fa che girare per le campagne a sostenere le lotte dei contadini per la loro terra. Lo fa sulla moto, che diventa poi il filo conduttore del libro, la Guzzi Dondolino che poi passerà al figlio e sulla quale il figlio sigillerà le ultime pagine per andare dove? Ritornare in Germania al suo lavoro di redattore free lance ad una radio? Ritornare da Claudia, il suo amato-odiato amore da cui ogni volta si avvicina e poi si riallontana? In fondo si sente la sconfitta di chi non ha casa né in Calabria né in Germania (sempre sul filo dell'autobiografia). Per poi riempire le pagine anche di figure ben riuscite, da Scanderbeg del Tempo Grande che guidava gli Albanesi contro i turchi, alla madre Lidia, sempre e per sempre innamorata del suo Scanderbeg che ricostruisce i fili della memoria, all'inquietante Stefano che vede nel futuro e scrive del passato. Fino allo zio Mario ed al suo impossibile integrarsi nel mondo tedesco, di cui pur nota le positive differenze con la vita di giù. Forse la fine mi sarebbe piaciuta più incisiva, ma credo che ne leggerò altri, per vedere un po' di questo mondo di doppi emigranti (emigranti in patria e fuori, e comunque mai integrati).
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