Il mostro innocente. La verità su Girolimoni condannato dalla cronaca e dalla storia

Il mostro innocente. La verità su Girolimoni condannato dalla cronaca e dalla storia

4.0

di Federica Sciarelli, Emmanuele Agosti


  • Prezzo: € 19.00
Prodotto momentaneamente non disponibile
Inserisci la tua e-mail per essere informato appena il libro sarà disponibile:
 


Spedizione a 1€ Spedizione con Corriere a 1€ sopra i 24 euro!   Scopri come

Descrizione

Fra il 1924 e il 1928, Roma è sconvolta da una serie di rapimenti, stupri e omicidi. Le vittime sono sempre bambine. La città è terrorizzata. Interviene Mussolini, pressando le autorità, stanco di non vedere risultati concreti nelle indagini. Serve un capro espiatorio. Lo sfortunato si chiama Gino Girolimoni: contro di lui si costruisce un castello indiziario fragilissimo, eppure l'uomo finisce in carcere. Rilasciato in sordina grazie all'onestà professionale di un commissario, su Girolimoni resta il marchio dell'infamia: finirà i suoi giorni in miseria, ricordato da tutti come il mostro di Roma. Perché quest'uomo ha dovuto pagare? Chi si voleva coprire colpendo un innocente? Nella sua ricostruzione, Federica Sciarelli rivela una pista che conduce fino a una terribile verità.

Altri utenti hanno acquistato anche:


Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Il mostro innocente, 25-09-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Una storia di malagiustizia come ce ne sono a centinaia dellì anomalia italiana. Certo, l'avvento del regima fascista vi giocò un ruolo determinante nel dare prima in pasto il nome di un mostro per accreditare la propria immagine di ordine e sicurezza, poi nel coprire il clamoroso giudiziario, restituendo come sarebbe stato giusto l'onore insieme con la libertà all'uomo che era stato accusato dell'orribile catena di delitti. Ma resta il fatto che nella vergognosa vicenda giudiziaria non furono coinvolti solo gerarchi e uomini dell'apparato, ma anche giudici, magistrati, questori, poliziotti, ecc.
Il libro ricostruisce molto bene il clima di quegli anni, la dinamica dei delitti, l'eco nell'opinione pubblica, la campagna di stampa, la psicosi di massa, ecc. Con un'abile mossa narrativa ricorda altresì il quasi contemporaneo delitto Matteotti, anch'esso ricostruito nei suoi momenti principali: dal discorso alla camera dell'uomo politico al suo sequestro, dal suo assassinio al ritrovamento del cadavere, dalla crisi politica successiva al discorso di Mussolini al parlamento, riportato in gran parte: un documento di agghiacciante attualità per il tono autoassolutorio di chi, avendo la guida del governo, rivendica il diritto di non essere giudicato da niente e nessuno.
Le pagine storiche sono quelle più riuscite nel libro si veda anche il capitolo sulla censura fascista che spiega il meccanismo di controllo e formazione dell'opinione pubblica attraverso la selezione e la manipolazione delle notizie.
Naturalmente, la cronaca nera è pero quella che domina nel testo e di conseguenza tutta la vicenda è narrata nel modo più congeniale alla Sciarelli, cioè come una sorta di puntata di "Chi l'ha visto? "
Quindi non tanto il tono romanzesco prevale, ma quello dell'interrogazione in diretta della realtà per mezzo dei suoi testimoni e dei suoi fatti certi. Il che funziona indubbiamente sul piano della capacità di attualizzare la ricerca storica, benché a volte risulti un po' troppo effusivo.
Tra tanti personaggi infami e vergognosi, due eroi che riscattano questo paese dalla sua immagine manzoniana di "colonna infame": prima di tutto Domenico Marinutti, l'operaio che si presenta spontaneamente per scagionare Girolimoni e malgrado le minacce e le pressioni conferma la sua deposizione, e poi Giuseppe Dosi, il commissario che avrebbe risolto il caso e al quale fu fatta una guerra da parte dello stato affinché il colpevole fosse condannato.
Fosse solo per questo, cioè l'aver fatto riemergere dall'oblio due persone integerrime, il libro avrebbe fatto un ottimo servizio. Ma poi c'è il dramma senza fine del povero Girolimoni rimasto sino alla fine il pedofilo per antonomasia, come attesta il più crudele e inesorabile dei tribunali, cioè la lingua, quando associa un nome a una persona in carne e ossa a una categoria umana, tipo giuda, scarpia o maramaldo. In realtà, se la storia avesse un senso, non si dovrebbe chiamare con "girolimoni" uno a cui piacciono le ragazzine, bensì un poveraccio che fa da capro espiatorio a una giustizia incapace degna proiezione di una folla imbelle e forcaiola.
Ritieni utile questa recensione? SI NO