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La morte dell'avversario

La morte dell'avversario

di Hans Keilson

4.0

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Scritto da Keilson mentre viveva in clandestinità in Olanda, e pubblicato per la prima volta nel 1947, La morte dell’avversario è l’autoritratto di un giovane che sente di non potersi sottrarre al fascino di un anonimo avversario che sta conquistando il potere nella Germania degli anni Venti e Trenta. Un sentimento che avverte nascere dentro di sé dal momento in cui, ancora ragazzo, ascolta di nascosto le discussioni dei genitori su un controverso leader politico chiamato B., che ha iniziato la sua inesorabile scalata al potere. Convintosi che avere un avversario sia necessario alla sopravvivenza – come per gli animali che sviluppano l’istinto di conservazione difendendosi dai predatori –, da adulto il protagonista, ascoltando i discorsi di B., rimarrà abbagliato dall’odio in essi espresso e finalmente conoscerà l’identità dell’avversario. Capirà soprattutto che B. ha bisogno di lui per raggiungere i suoi scopi, tanto quanto lui ha bisogno di B. Da questa profonda e spaventosamente lucida rifl essione nasce un racconto sconvolgente, non tanto per l’evocazione dei crimini compiuti da Hitler, quanto per lo sforzo di comprendere, da parte del perseguitato, da un lato le ragioni che animano il suo persecutore, dall’altro le proprie reazioni, cercando una logica anche dove essa non sembra esistere.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0La morte dell'avversario, 08-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
L'autore morì pocò prima di poterlo completare. Non so se sono della stessa idea di Time che ha definito un capolavoro il libro e un genio l'autore: so solo che leggeno questo libro si resta attanagliati. Si sa bene come sono andate a finire le cose che l'autore abbozza all'inizio: la salita al potere di B. (non nomina mai il nome di Hitler) , le masse che gli vanno dietro, l'inizio della persecuzione degli ebrei e la fine violenta ma di propria mano del capo nazista. Quello che ti lascia di stucco è il tentativo del protagonista di confrontarsi con il persecutore, con il nemico: non è un caso che alla fine muore il nemico e muore anche il protagonista. Bellissima è la storia delle alci e dei lupi, che spiega questo "interesse" verso il nemico.
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