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Monarchia-Commentario

Monarchia-Commentario

di Dante Alighieri, di Rienzo Cola


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  • Editore: Mondadori
  • Collana: Biblioteca dell'utopia
  • Data di Pubblicazione: dicembre 2004
  • EAN: 9788804539643
  • ISBN: 880453964X
  • Pagine: LXXVIII-635
  • Formato: brossura
La 'Monarchia' espone il pensiero di Dante sul rapporto tra il potere statale e quello papale. Stabilito che è allo Stato che spetta la supremazia, si chiarisce che questa non può non avere come riferimento l'autorità papale, a cui occorre guardare con "quella reverenza che il figlio primogenito deve usare nei confronti del padre ". Tale soluzione viene sostenuta sulla base del metodo sillogistico aristotelico, grazie al quale Dante dimostra, argomenta, confuta tesi avversarie, costruendo passo passo la sua difesa della monarchia universale. Alcuni decenni dopo la morte dell'autore comparve il 'Commentario' ghibellino di Cola di Rienzo qui in prima traduzione italiana assoluta - e, a distanza di quasi un secolo, la traduzione in volgare di Marsilio Ficino.

Note su Dante Alighieri

Nasce a Firenze nel 1265, in una famiglia di guelfi di parte bianca, e per tutta la vita si dedica con passione alla letteratura, alla filosofia e alla politica della sua città. Le sue prime opere letterarie risalgono agli anni Ottanta del Duecento, e lo consacrano da subito come autore centrale per l’evoluzione e lo sviluppo della poetica stilnovista. Risalgono a questo periodo i suoi testi giovanili Il detto d’amore e Il fiore, le prime liriche raccolte nelle Rime e il prosimetro Vita nova, in cui Dante racconta in prosa e in poesia la nascita del suo amore per Beatrice, la donna angelicata che, secondo l’ideale stilnovista, è capace di condurre colui che l’ama alla salvezza.
Negli stessi anni Dante si dedica anche attivamente alla politica fiorentina, e proprio il suo impegno civile è alla base dell’evento più traumatico della sua esistenza, ovvero l’esilio a cui viene condannato nel 1302, mentre si trova in missione a Roma presso papa Bonifacio VIII. Per anni Dante prova a ritornare a Firenze, legalmente o per mezzo di un’azione di forza, ma tutti i suoi tentativi falliscono e il poeta non riuscirà mai a rientrare nella sua città natale. Trascorre il resto della sua vita muovendosi tra la Toscana, il Veneto e l’Emilia Romagna, ospite di famiglie amiche e di altri esponenti del partito guelfo. Durante l’esilio compone le sue opere più celebri, destinate a segnare indelebilmente la storia della letteratura italiana, come il Convivio, opera filosofica dedicata a temi civili, il De vulgari eloquentia, testo centrale per lo sviluppo della lingua volgare italiana, e soprattutto la celeberrima Comedìa(ribattezzata da Boccaccio Divina Commedia, nome con cui è comunemente conosciuta oggi), racconto in versi di un meraviglioso viaggio compiuto dall’autore nei tre regni dell’aldilà e vera e propria summa della filosofia, della teologia e del pensiero del Medioevo.
Il Paradiso, ultima cantica della Divina Commedia, è l’ultimo grande testo composto da Dante. Il poeta infatti muore il 14 settembre 1321, probabilmente di malaria, a Ravenna, dove era stato accolto dal signore della città Guido da Polenta che l’aveva nominato suo ambasciatore; la sua tomba si trova ancora oggi nella città romagnola, in un tempio costruito in onore di quello che è universalmente conosciuto come “Sommo Poeta”.

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