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Mistero buffo

Mistero buffo

di Dario Fo

5.0

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Note su Dario Fo

Dario Fo nacque il 24 marzo del 1926 a Sangiano, in provincia di Varese. La sua era una famiglia antifascista, suo padre era tranviere e sua madre contadina. Da giovane si trasferì a Milano, dove studiò presso l’Accademia di belle arti di Brera e poi Architettura presso il Politecnico di Milano, che lascerà prima di conseguire la laurea. Durante la guerra si arruola, ancora giovanissimo, nell’esercito fascista. Terminata la guerra, inizia a dedicarsi alla recitazione. Dal 1950 lavora per la RAI in qualità di attore e autore di testi satirici. Nel 1952 scrive i monologhi radiofonici del “Poer nano”, che dopo essere stati mandati in onda vengono anche rappresentati al teatro Odeon di Milano. Nel 1954 sposa la collega e attrice Franca Rame. Da Milano la coppia si trasferisce a Roma, dove nel 1955 nasce il figlio Jacopo. Intanto Dario Fo lavora come soggettista per il cinema. Nel 1959 crea con la moglie un gruppo teatrale. Si dedica anche alla televisione, scrivendo per il programma “Canzonissima”. Nel 1963 torna a dedicarsi al teatro, costituendo sempre con Franca Rame il gruppo Nuova Scena, con l’obiettivo di creare un teatro alternativo e popolare. Nel 1969 fonda il Collettivo Teatrale la Comune con il quale nel 1974 occupa a Milano la Palazzina Liberty. L’opera più famosa di Dario Fo, “Mistero Buffo” è del 1970. A questa ne seguono molte altre. Nel 1977 torna a lavorare per la televisione, sempre con la stesso spirito e con la stessa passione per la satira. Grazie al suo impegno costante nel campo del teatro e della letteratura, Dario Fo nel 1997 ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, "per avere emulato i giullari del Medio Evo, flagellando l'autorità e sostenendo la dignità degli oppressi”. Dario Fo è venuto a mancare nel 2016 all'età di 90 anni.
 

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 1 recensione)

5.0Come portarsi a casa il teatro di Dario Fo, 15-08-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di - leggi tutte le sue recensioni
Nessuna difficoltà nel leggere direttamente le parti in dialetto(lombardo-veneto-napoletano e mix di dialetti). In ogni caso, a fronte, vi è la versione in italiano che si può sbirciare se proprio si è in difficoltà. Dopo qualche pagina ci si abitua.
Per me è un capolavoro, senza dubbio alcuno.
Il libro riporta fedelmente lo spettacolo teatrale, con le modifiche apportate nel corso delle innumerevoli repliche, sia in Italia che all'estero.
Per alcuni brani vi sono due versioni, una in un dialetto e l'altra in un altro.
Il Maestro Fo, lui stesso giullare e affabulatore, inizia a spiegare e a introdurre, come sempre nei suoi spettacoli, coinvolgendo il lettore-spettatore, che viene rapito e portato all'interno delle storie che racconta.
Come sempre, all'inizio di ogni brano vi è la contestualizzazione storica, la narrazione degli avvenimenti, la spiegazione, insomma. E l'introduzione è sempre di pari bellezza del brano a seguire.
Si inizia con Rosa fresca aulentissima, di Ciullo (Cielo) d'Alcamo con la vera spiegazione del significato (e della collocazione storica) del primo esempio di letteratura italiana volgare, riportata da tutte le antologie (perlomeno del passato) e ovviamente mai spiegata ed approfondita in questo modo.
Un paio di lezioni con Dario Fo dovrebbero essere obbligatorie in tutte le scuole, di ogni ordine e grado. Potrebbe parlare di letteratura, di storia delle lingue e dei dialetti, storia, religione, geografia, educazione artistica, teatro, mimica, anche educazione fisica e musicale e sessuale...i ragazzi aprirebbero gli occhi e la mente al desiderio di conoscenza che trasuda dalle sue parole.
Tutto questo lo trovate nell'opera più famosa di Fo.
Di seguito troviamo tutti gli altri brani.
Interessanti il rito dei mammuthones e dei capri, la nascita del giullare e del villano
Belli quelli a sfondo religioso (nozze di Cana, la resurrezione di Lazzaro).
Straziante la figura di Maria alla Croce, introdotta dall'incontro con le tre Marie. Avendolo visto recitare assicuro che la parte sostenuta da Franca Rame è da brivido anche nella forma scritta.
Esilarante e inquietante la storia di Bonifacio VIII.
Il primo miracolo di Gesù Bambino è divertentissimo.
Il classico, oramai, Zanni con la sua fame atavica, credo sia nella storia.
Infine oltre allo Zanni altri esempi di gramelot.
Certo, vederlo recitare dal vivo è un privilegio, mi rendo conto. Ma devo dire che anche leggerlo, conoscendolo, ha i suoi aspetti positivi. Personalmente sentivo, soprattutto in certi brani la voce narrante e recitante di Fo (o della Rame), per non dire dei canti gregoriani o il canto del cammello...Grande (Fo), bello (il libro).
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