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Le mie prigioni

Le mie prigioni

di Silvio Pellico

4.0

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1832 Goethe pubblica la seconda parte del Faust e muore a Weimar. Evariste Galois redige la sua memoria sulle equazioni algebriche la notte prima di morire in un duello. Nel Canale di Sicilia sprofonda l'isola Ferdinandea. Viene dato alle stampe presso l'editore Bocca di Torino Le mie prigioni, scritto da Pellico l'anno prima su consiglio del suo confessore. La Polonia è proclamata provincia russa. Viene fondata la società Michelin. Von Clausewitz pubblica Della guerra. Scoppiano rivolte liberali nello Stato pontificio. In Inghilterra viene approvata una riforma della legge elettorale che concede il suffragio ai proprietari di beni immobili. Applaudito scrittore di tragedie fino al 1832, a partire da quella data Pellico inizia a essere fischiato a ogni sua apparizione pubblica. La ragione di questa diffidenza, se non di aperta ostilità, è da cercarsi nella pubblicazione de Le mie prigioni, il libro che "recò più danno all'Austria che una battaglia perduta o cento mazziniani frenetici". Tra il sospetto dei politici e il timore dei benpensanti, era nata questa raccolta di memorie, che si rivelerà decisiva per la formazione della coscienza civile degli italiani. Quella coscienza che tenterà con alterne fortune di fondere passioni civili e pietà religiosa, illuminismo e cristianesimo, e che non può mancare di riconoscere in Pellico il suo glorioso inizio.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.2 di 5 su 6 recensioni)

4.0Meraviglioso, 04-05-2012, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Un libro toccante, commovente, fatto di speranza, illusione, sofferenza e fede. Tutto quello che si trova all'interno di un uomo rinchiuso in carcere duro. Questo è un vero e proprio capolavoro. IL linguaggio non è complesso, anzi, risulta semplice e scorrevole, ma soprattutto la storia è interessante
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5.0L'epopea di un uomo, 28-07-2011
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"Le mie prigioni" di Silvio Pellico è un libro commovente e toccante, in cui, questo carcerato d'eccezione, racconta tutte le vicende che ha vissuto nel lasso di tempo da quando è stato arrestato a Milano fino alla liberazione dallo Spielberg. Un viaggio emozionante nella sensazioni di una persona distrutta dal carcere duro, ma che ritrova la pace grazie ad una profondissima ed incrollabile fede.
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4.0Le nostre prigioni, 11-10-2010
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Al lettore sembra di entrare col prigioniero in carcere, di percorrere passo passo con lui i lunghi anni della prigionia, di provare le stesse impressioni, gli stessi incubi, gli stessi dolori, di conoscere e affezionarsi alle stesse persone, agli stessi piccoli oggetti, tanta è la forza rappresentativa delle pagine scritte da Pellico durante la sua prigionia.
Nel libro sono posti in risalto tutti quei valori umani che addolciscono la vita e la rendono migliore, quali l'amicizia, l'amore della verità, il rispetto e la gentilezza verso ogni genere di persona, la fedeltà al dovere, la dignità nella sventura, la delicatezza degli affetti e soprattutto la saggezza nell'accettare le vicende della vita così come vengono e nel saper trarre da esse motivo per elevarsi e perfezionarsi.
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4.0Le mie prigioni, 01-10-2010
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Interessato all'aspetto della prigionia e alla crudeltà che muove un essere umano nel detenere la libertà altrui lessi questo libro.Anche questo diario di vita è ingiudicabile...un altro bellissimo diario da riscoprire e leggere...riflettendo...

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3.0manifesto anti austriaco, 24-09-2010
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Leggere adesso questo libro lo rende a tratti difficile e anche noioso, ma l'impatto che deve avere avuto in pieno Risorgimento deve è paragonabile a quello che hanno avuto le foto del carcere di Abu Ghraib (pur con tutti i distinguo tra le due situazioni). Venire a sapere che i prigionieri politici nelle carceri austriache morivano semplicemente di inedia a causa del cibo pessimo e insufficiente, conoscere l'assoluto isolamento che impediva anche di sapere se i propri famigliari fossero ancora vivi, vedere descritta una scena cruda come quella dell'amputazione della gamba di Maroncelli, deve avere portato anche chi non familiarizzava con la Massoneria a simpatizzare per queste persone che per un'ideale si mettevano a rischio di tutto questo.
Quello che mi ha impressionato è lo sforzo continuo di Pellico di vivere tutto con sentimenti di umanità cristiana, il volere perdonare e giustificare i suoi carcerieri, e addirittura il sentirsi poco degno quando gli scatti d'ira erano troppo forti per essere trattenuti.
Un libro di cui non posso dire che si legga con facilità, ma che va letto per capire un pò meglio cosa c'è stato dietro al processo di unificazione dell'Italia.
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5.0Cammino verso la fede, 08-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Questo diario di prigionia di Pellico rappresenta il suo personale cammino di espiazione che lo porta ad una incrollabile fede cristiana. Consiglio di leggerlo anche perchè esso può essere interpretato come il personale cammino di ognuno di noi verso la fede e verso il Signore che ci aiuta a superare le difficoltà.
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