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Michael mio

Michael mio

di Amos Oz

3.5

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  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: Universale economica
  • Edizione: 2
  • Traduttore: Molari R.
  • Data di Pubblicazione: febbraio 2008
  • EAN: 9788807816710
  • ISBN: 8807816717
  • Pagine: 256

 Questo prodotto appartiene alla promozione  Feltrinelli
Scrivo questa storia perché le persone che ho amato sono morte. Scrivo questa storia perché quando ero giovane avevo una grande capacità di amare, e ora questa capacità di amare sta morendo. Ma io non voglio morire. Inizia così il racconto in prima persona di Hannah, una trentenne israeliana, studentessa di letteratura ebraica, sposata ad un geologo, Michael Gonen, che ha conosciuto all'università e da cui poi si allontana fino a concludere che "qualcosa è cambiato in questi tristi anni".

Note su Amos Oz

Amos Oz è lo pseudonimo utilizzato da Amos Klausner, nato a Gerusalemme il 4 maggio del 1939. Figlio di Yehuda Arieh Klausner e Fania Mussman, i genitori erano immigrati sionisti dell'Europa Orientale. Amos Oz frequentò la scuola religiosa Tachkemoni e poi proseguì la sua formazione scolastica presso la scuola ebraica di Rehavia. La madre di Amos si suicidò quando lui aveva dodici anni. A quindici anni, in contrasto con il padre, entrò in un kibbutz, dove venne adottato dalla famiglia Huldai. Qui cambiò il suo cognome in Oz, che in ebraico significa forza. Ha svolto il servizio militare nell’esercito israeliano negli anni Cinquanta e ha partecipato alla guerra dei sei giorni e alla guerra del Kippur. Dopo il servizio militare, ha studiato Filosofia e Letteratura ebraica presso l’Università ebraica di Gerusalemme. Sposato con Nily, la coppia, dopo aver lavorato nel kibbutz, nel 1986 si trasferì ad Arad a causa dell’asma di Daniel, loro figlio. Ha iniziato a lavorare come giornalista durante il soggiorno nel kibbutz, mentre a esordito nella narrativa nel 1965, con la raccolta di racconti “La terra dello sciacallo”. Il suo primo romanzo, “Elsewhere, perhaps”, è stato pubblicato l’anno successivo. Autore di numerosi saggi e romanzi, Amos Oz lavora anche come giornalista e come docente di letteratura presso l’Università Ben Gurion del Negev.

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.7 di 5 su 6 recensioni)

4.0Ritratto femminile, 21-05-2012
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Il romanzo è il flusso di coscienza di Hannah, donna emanicpata, sognatrice, complicata, che sente con sofferente intensità la profonda disillusione della quotidianità matrimoniale e si dibatte come una farfalla impazzita, non potendo sfuggire al suo destino di moglie e madre, già scritto suo malgrado. La acuta sensibilità con cui Amos Oz descrive la complessa e labirintica interiorità dell'animo della donna ha dell'incredibile.
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3.0Michael mio, 28-07-2011
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Fu il secondo libro che lessi dello scrittore israeliano, tra quelli che ho letto il più particolare. Perché, oltre alla vicenda privata, ci immerge sempre (come farà in altre opere) nel clima del suo Israele e della sua Gerusalemme, tanto amata e pur tanto odiata. In questa tra le prime scritture Amos si cala completamente nella figura femminile che seguiamo crescere dai venti ai trenta anni. In soggettiva, lei ci racconta del passaggio dall'infanzia a quella che dovrebbe essere la maturità, ma potrà mai esserlo? All'innamoramento totale e senza ragione con il geologo Michael, che ama, sposa, fa un figlio e rimane sempre lì, dentro e fuori la storia. In fondo, quasi una lunga lettera da un grosso punto interrogativo. Perché ho fatto tante cose, piccole, grandi, visto, letto, sognato, ed ora, a trenta anni, sto male?. Male che non conosco il mio posto nel mondo. Male perché non riesco a rapportarmi agli altri: agli amici di Michael, ai miei, ai miei parenti (soprattutto quella mia madre lontana che vive nel kibbutz e parla male l'ebraico) , ai parenti di Michael. E persino con Yuri, il figlio voluto, amato, che non capisce la mia difficoltà di essere, di esprimere, la mia voglia di rispondere per invenzioni, lì dove lui, preciso e serio, figlio del serio Michael (e quanti bimbi mi ricorda) interviene, chiede, e quando termina di parlare dice "Ho finito", così che glia altri gli possano rispondere. Non succede niente di tragico, niente di dirompente (e forse questo è il tragico) nel decennio della storia che comincia nei primi anni cinquanta, poco dopo la nascita dello stato di Israele, e termina sul limitare degli anni sessanta. Mentre lei cresce e non riesce ad uscire da questa sua, mi verrebbe ben chiamarla depressione, comunque anche Israele cresce, Gerusalemme si allarga, si intravedono i tra non molto possibili conflitti con gli arabi di là del Muro del Pianto. Personalmente, mi culla la magia di girare con Amos tra le vie della città al di fuori delle mura, tra Ben Yehuda e Mea Shearim, lungo Jaffa Road fino a fare la spesa al mercato di Mahane Yehuda. Personali viaggi nel tempo e nella mia storia. Quella della nostra innominata trascorre invece lì, Michael presente è forse più presente quando si assenta per un periodo di richiamo alle armi. E lei si incarta perché anche Michael, Michael mio tanto amato non riesce ad entrare in comunicazione con il suo dolore. Ma dolore perché? Dolore del crescere, delle speranze abbandonate, dalle illusioni, e della difficoltà del quotidiano. Certo, non è un libro allegro, ma mi ha trascinato per i sentieri della mente, cosa che sempre ringrazio quando uno scrittore ci riesce. Difficile, perché, come dicevo all'inizio, lui, uomo, si cala nel personaggio donna. Io lo seguo, ma mi domando anche quanto del suo esprimersi riesca ad essere vicino alla sensibilità femminile (da confrontare con quanto scrissi sul primo libro della Extebarria, donna su donna) . Tuttavia di buon livello (ed ha più di quaranta anni! ) che mi fa ribadire il mio ritenere Oz ben degno di altri riconoscimenti (Nobel ad esempio, certo la sua scrittura mi coinvolge molto di più del poco che ho letto di Le Clézio o della Muller) . Un felafel per andare avanti.
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4.0Michael mio, 26-07-2011
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E' stato accostato dalla critica, forse con qualche forzatura, ai classi inglesi dell'ottocento. Così questo bel romanzo di Oz subisce una semplificazione che quasi lo svuota. Quindi, voi che vi accingete a leggerlo, questo errore non lo fate.
Hannah sogna, è vero. Hannah non vuole morire. Hannah non vuole consegnare i propri desideri alla quotidianità. Hannah non è assolutamente uno spirito pratico. Oz non giudica questa donna, ma ce la consegna così: nuda e innamorata delle parole; della loro magia. Ognuno farà di Hannah quel che vuole. Potrà giudicarla duramente per la sua incapacità di amare il marito Michael, o potrà tentare di pensarla teneramente. "Michael mio" è la storia di due solitudini. Dello stare assieme senza la condivisione. Della fuga della mente. Oz non poteva che affidare ad una donna questo compito di narrare una materia così complessa. E da come l'ha fatto capisci che lui, le donne, le ama davvero. Senza costringerle dentro sciocche categorie, nei suoi romanzi gli affida il compito di parlare della voglia d'amore e della sete infinita di unione con un altro essere. Un compito che solo le donne sanno svolgere.
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4.0Michael mio, 08-07-2011
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La particolarità diquesta storia è che è interamente narrata da una donna, visto cioè dalla parte di Hannah questa bella ragazza ventenne che si innamora per caso di un brillante studente di geologia. Si sposano molto presto, in contrasto con diversi componenti della famiglia di lui (padre e zie) ed hanno presto un bambino. Lei abbandona gli studi all'Università e scivola via via verso un'apatia, un mondo di sogni che la fanno sempre più allontanare da suo marito. Non ho dato cinque perchè ci sono pagine troppo lunghe dei sogni di questa donna, degli incubi a meglio dire: è anche vero che questi incubi servono all'autore per portare a zero l'amore tra i due coniugi.
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4.0Michael mio, 30-11-2010
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E' stato strano, tutto procede lentamente con nessun avvenimento in particolare eppure continui a leggerlo perchè ti ha catturato a pieno.
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3.0Michael mio, 05-11-2010
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Ambientata a Gerusalemme, la storia di un matrimonio e del suo fallimento: due persone troppo diverse, due mondi incapaci di comunicare tra loro, nonostante affetto e volontà.
Più in generale, forse,lo scontro fra poesia e logica, fra emozioni e ragione.
Non sempre una lettura facile, con una prosa spesso spezzata e dura
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