Mia suocera beve

Mia suocera beve

3.5

di Diego De Silva


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Descrizione

Vincenzo Malinconico è un avvocato semi disoccupato, semi divorziato, semi felice. Ma soprattutto è un grandioso filosofo autodidatta, uno che mentre vive pensa, si distrae, insegue un'idea da niente facendola lievitare. Al centro del romanzo questa volta c'è un sequestro di persona ripreso in diretta dalle telecamere di un supermercato. Ad averlo studiato ed eseguito è il mite ingegnere informatico che ha progettato il sistema di videosorveglianza. Il sequestrato è un boss della camorra che l'ingegnere considera responsabile della morte accidentale del suo unico figlio. Il piano è d'impressionante efficacia: all'arrivo della televisione, l'ingegnere intende raccontare il suo dramma e processare in diretta il boss. La scena del sequestro diventa così il set di un tragicomico reality, con la folla e le forze dell'ordine che assistono impotenti allo "spettacolo". La sola speranza d'impedire la tragedia è affidata, manco a dirlo, all'avvocato Vincenzo Malinconico, che l'ingegnere incontra casualmente nel supermercato e "nomina" difensore d'ufficio. Malinconico, con la sua proverbiale irresolutezza, il suo naturale senso del ridicolo, la sua insopprimibile tendenza a rimuginare, uscire fuori tema, trovare il comico nel tragico, il suo riepilogare e riscrivere gli eventi recenti della sua vita privata, riuscirà a sabotare il piano dell'ingegnere e forse anche quel gran pasticcio che è la sua vita.

Note sull'autore

Diego De Silva è nato a Napoli il 5 febbraio del 1964. Dopo aver conseguito il diploma di maturità, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza. Dopo aver conseguito la laurea, si dedica alla professione di avvocato penalista. Il suo romanzo d’esordio è stato pubblicato nel 1999 e si intitola “La donna di scorta”. Grazie a questa opera prima, Diego De Silva ha vinto il Premio del Giovedì Marisa Rusconi ed è stato finalista del Premio Montblanc. Il romanzo che gli farà decidere di abbandonare la professione di avvocato per dedicarsi completamente alla scrittura è “Certi bambini”, del 2001, finalista al Premio Campiello di Venezia dello stesso anno e dal quale è stato tratto l’omonimo film diretto dai registi Andrea e Antonio Frazzi, vincitore di due David di Donatello e di altri numerosi premi nazionali ed internazionali. Successivamente Diego De Silva ha pubblicato: “Voglio guardare”, del 2002, “Da un’altra carne”, del 2004, “Non avevo capito niente” (finalista Premio Strega), del 2007, “Mia suocera beve”, del 2010, “Sono contrario alle emozioni”, del 2011, e “Mancarsi”, del 2013. Oltre a dedicarsi alla narrativa, lo scrittore napoletano scrive per il cinema e collabora con il quotidiano Il Mattino. Attualmente Diego De Silva vive tra Salerno e Roma.

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.4 di 5 su 17 recensioni)

3.0Bello a tratti, 01-03-2013
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Il giallo non c'è (capisci subito come va a finire la vicenda del supermercato), la trama è inverosimile, ma nel descrivere le dialettiche dell'amore (e sentenziarci su) che l'autore da il meglio di sé. Non all'altezza del primo, ma alcune perle sparse qua e là valgono quanto l'intero romanzo.
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4.0Molto divertente, 29-05-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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L'avvocato Malinconco torna in questo secondo episodio ancora più cinico, spietato nelle sue riflessioni sulla società moderna, fagocizzata dalla televisione e dal Grande Fratello. Alcuni spunti sono esilaranti, divertenti e non ci si può non riconoscere e non condividerli. Altri sono leggermente sopra le righe. Comunque una lettura godibilissima.
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3.0Godibile, un po' troppo commerciale, 05-05-2012
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La lettura scorre via veloce, nonostante la storia sia un po' tirata per i capelli. Sorvolando sulla verosimiglianza, voglio dire che lo stile è frizzante, fresco, spumeggiante anche se un po' autocompiaciuto. La prosa a tratti è sboccata rasentando lo stucchevole. Sicuramente lo consiglio, ma non aspettatevi un libro profondo, si tratta di una mera operazione commerciale sulla scia del successo del primo libro della serie.
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4.0E pure troppo..., 02-05-2012
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La prima parte è un po' "contorta" ma tutto sommato è abbastanza scorrevole; in quasta storia troviamo tratti molto divertenti, ma oltre alla comicità risalgono anche alcuni punti di vista sulla vita sicuramente molto importanti, con riflessioni mai banali che non puoi fare a meno di condividere. E' stato molto piacevole leggere questo libro!
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3.0Ritorna Malinconico, 02-03-2012
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Diego De Silva ripresenta al lettore il suo personaggio di punta, Vincenzo Malinconico. Vincenzo è un avvocato disoccupato, un po' superbo a livello intellettuale, che si troverà immischiato in un sequestro di persona. La persona sotto sequestro è un boss mafioso, mentre il sequestrato è il padre del figlio ucciso dal boss. Unica ancora di salvezza per il mafioso è Malinconico, nominato "difensore" dal sequestratore.
Il personaggio della serie di De Silva è veramente ben costruito: sornione, tragicomico e tendente al ridicolo. Riesce in un simil-thriller a trovarne il lato divertente e curioso.
La storia è interessante solo che alcuni capitoli sono totalmente superflui e si tendono a saltare per andare direttamente al succo della storia. Quindi ogni tanto la storia traballa.
E' un romanzo consigliato per la figura dell'avvocato Malinconico.
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4.0Mia suocera beve, 26-02-2012
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Una nuova avventura, anzi, disavventura per l'avvocato malinconico. Il pover'uomo viene coinvolto, suo malgrado, in un sequestro al supermercato, e si troverà a dover svolgere il grave compito dell'avvocato del sequestratore, mentre il sequestro è in atto. Un bel libro scritto con una prosa divertente.
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3.0Un titolo diverso, 20-02-2012
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Un titolo che suggerisce divertimento e comicità. Mia suocera beve riesce a regalare qualche ora di puro divertimento, a contatto di personaggi irresistibili e altamente complessi, da scavare nel profondo e da poter apprezzare oppure odiare. La trama si presenta poco esaltante ma riesce a garantire comunque piacevolezza e simpatia
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3.0Forte senso dell'umorismo, 15-02-2012
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Il titolo del libro suggerisce comicità e spassosità al lettore. In realtà questa premessa è mantenuta abbastanza bene. Lo svolgimento della trama ci prota ad apprezzare un rpotagonista che "eccezionalmente" è una suocera. La figura di questo carattere è trattata con genialità e forte senso dell'umorismo.
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3.0Mia suocera beve, 25-09-2011
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Mi erano piaciuti, e molto, i due precedenti gialli non gialli di De Silva, ma come spesso succede in questi casi, il rapporto di fiducia con l'autore si è ben presto trasformato in una delusione indispettita per la scoperta che le promesse (e le premesse) erano state tradite.
De Silva ha montato una situazione "in presa diretta" un surreale sequestro di persona all'interno di un supermercato correlata a una struttura a doppio binario, laddove l'altro percorso narrativo adempiva a mettere in scena il vissuto del narratore nonché protagonista, l'avvocato Vincenzo Malinconico.
Per chi conosce lo stile di De Silva è chiaro che il possibile cté tragico della vicenda vira in direzione della comicità, sia pure di secondo grado e in un certo senso involontaria. Di divagazione in divagazione, il senso della messinscena muta sotto i nostri occhi e allarga il campo delle tematiche affrontate e di conseguenza dei bersagli colpiti: la mediatizzazione della giustizia, lo strapotere della dimensione televisiva nella nostra esistenza, la satira del relity, del giornalismo d'assalto e della volgarità dei mass media, il conflitto tra la vendetta dei cittadini e la lentezza della giustizia, ecc. Consapevole dell'importanza dell'insieme delle problematiche abbordate, De Silva cerca di sfuggire alla trappola della retorica per mezzo dell'understatement, della deformazione e della denigrazione dei personaggi. Ma c'è anche una retorica dell'antiretorica, sicché la ridicolizzazione dei vari attori messi al centro della scena si realizza con modalità tutto sommato pigre e prevedibili, come per esempio l'abitudine di chiamare i personaggi con il loro correlativo nello pseudo immaginario collettivo: Matrix, Mulder e Scully, Tutti pazzi per Mary, ecc. La mancanza di inventiva continua nella scelta di antagonisti altrettanto banali e scontati nella loro prevedibilità: la giornalista cialtrona, il giudice trombone, ecc.
Il successo è spesso nocivo per uno scrittore, giacché lo induce a ripetere lo stesso meccanismo e così a dar vita a tanti cliché prima di tutto linguistici, come la scorciatoia della variante dialettale per rendere la prosa più accattivante. In questo caso il napoletano che riemerge qua e là nel ritmo della frase e nella scelta lessicale (rattuso, zallera, ecc. ) .
De Siva cade in un errore quanto meno grossolano e indisponente: il dialetto napoletano non è comico in sé, lo è stato e lo è quando viene maneggiato da grandi comici come la sua illustre tradizione conferma.
Per fortuna, la scena della mise en abme si conclude a un certo punto e la narrazione si dipana nell'universo familiare o meglio "sentimentale" di Vincenzo. Qui c'è il meglio del mondo dell'autore: gustosi i dialoghi e le divagazioni, riusciti i personaggi a cominciare dalla suocera del titolo, in realtà un'ex suocera. Perfino gli inserti di pastiche come la prosa della stampa e le riflessioni "filosofiche" del narratore (si pensi a capitoli a sé stante di raffinata costruzione metatestuale come "La scomparsa progressiva del senso" o "Il mio pezzo preferito dell'Equipe 84") non rallentano il ritmo narrativo ma anzi infondono alle pagine una sostanza e un sapore di qualità.
Insomma, un'opera riuscita a metà: con parti venute bene ed altre irritanti. Non è una questione di "tigna" come De Silva pensa probabilmente di coloro che scagliano i loro dardi (solitari) contro la civiltà dello spettacolo, ma l'insoddisfazione nei confronti di opere come la sua nasce da qualcosa che oltrepassa perfino la denuncia di un'industria editoriale del precotto e del preconfezionato e si chiama rammarico per un talento così poco persuaso di poter raggiungere risultati più ambiziosi.
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3.0La suocera beve. Poco però., 08-07-2011
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Malinconico alle prese con le emozioni un po' più profonde. Con i pazzi di dolore che diventano cattivi ma alla fine sono buoni. Con i sentimenti che, poco, sono maturi e pare pure dolorosi.
Storia alla maniera di De Silva, che va giù come granita d'estate, ti sazia in parte ma almeno ti disseta, questo libro è leggibilissimo. Non ti insegna niente ma ti regala qualche ora piacevole.
Anzi, qualcosa ti insegna: le parole in napoletano.
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3.0Discreto, 03-04-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Questo nuovo libro di Diego De Silva si fa leggere, ma è un pò meno bello del precedente. Un grande boss della camorra viene sequestrato mentre è a far la spesa in un supermercato. Da qui iniziano le sue avventire e la difesa viene presa da un avvocato d'ufficio: Vincenzo Malinconico il cui nome è tutto un programma.
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3.0Mia suocera beve, 23-02-2011
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Una piacevole conferma, ma allo stesso tempo si avvertono pericolosi scricchiolii.
Ci sono tutti gli elementi che mi hanno fatto apprezzare "Non avevo capito niente"... L'avvocato Malinconico, lo stile confusamente organizzato, un'ironia tagliente e spesso cinica, l'esaltazione dell'insuccesso e dell'imperfezione... Però manca qualcosa... Manca quella leggerezza, quella raffinatezza, quel perfetto equilibrio che accompagna ogni pagina del precedente romanzo.
Morale della favola: è un libro sicuramente scoppiettante e gradevole ma... Attenzione alla prossima puntata!
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