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La mia eredità sono io. Pagine da un secolo

La mia eredità sono io. Pagine da un secolo

di Indro Montanelli

4.0

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Il 22 luglio 2001, a Milano, moriva Indro Montanelli e il giornalismo italiano perdeva non solo una delle sue firme più acuminate, ma soprattutto una delle intelligenze più lucide, intense e naturalmente eretiche che abbiano accompagnato il percorso sociale e culturale del Paese durante tutto il Novecento. Perché per Indro Montanelli l'attività giornalistica è stata sempre esercizio di osservazione e di analisi dei fatti, e poi di interpretazione spiazzante e dissacrante. In un contesto giornalistico spesso paragonabile a una giungla, la sua voce è stata sempre netta e inconfondibile, al punto che a sette anni dalla sua scomparsa, mancano le sue prospettive e le sue tirate d'orecchie ai potenti di turno. In questa antologia di testi montanelliani emerge il ritratto di un grande intellettuale, ma anche di un uomo colto nei suoi momenti più privati e nei suoi affetti più cari.

Note su Indro Montanelli

Indro Alessandro Raffaello Schizogene Montanelli, più noto come Indro Montanelli, è nato a Fucecchio, in Toscana, il 22 aprile del 1909. Figlio di Sestilio Montanelli e Maddalena Doddoli, trascorse l’infanzia nel paese natale. Fin da giovane soffrì di una depressione che lo accompagnò per tutta la vita. Indro seguì il padre, preside di liceo, nei numerosi spostamenti di lavoro. Nel 1925, conseguì la maturità in un liceo di Rieti. Dopo il diploma studiò giurisprudenza a Firenze, dove conseguì la laurea nel 1930, poco dopo aver terminato il corso di allievo ufficiale a Palermo, iniziato nel 1929. Seguì poi dei corsi di specializzazione a Grenoble, alla Sorbona e a Cambridge. Nel 1932 conseguì una seconda laurea, sempre a Firenze, in Scienze Politiche e Sociali. Fin da giovane collaborò con testate giornalistiche locali, lavorò per La Frusta di Rieti e Frontespizio. Nel 1932 iniziò a collaborare con il periodico fiorentino L’Universale e nel 1934 si trasferì a Parigi, dove si occupò di cronaca nera per il quotidiano Paris-Soir e collaborò con L’Italie Nouvelle. Fu poi assunto dalla United Press e si trasferì a New York, pur continuando a lavorare con il Paris-Soir. Fu il quotidiano francese a proporgli il suo primo scoop, un’intervista a Henry Ford. Quando nel 1935 l’Italia invase l’Etiopia, Montanelli lasciò il lavoro e si arruolò come volontario. Sottotenente, venne ferito e venne rimpatriato. La sua opera “XX battaglione eritreo” narra l’esperienza vissuta in Eritrea. Successivamente lavorò per il quotidiano La Nuova Eritrea, ottenendo la tessera di giornalista. Tornato in Italia nel 1936, ripartì come corrispondente per Il Messaggero. Fu inviato in Spagna per documentare la guerra civile. I suoi articoli però non furono graditi dal regime fascista, e gli fu cancellato dall’albo dei giornalisti. Per evitare il peggio, Montanelli si trasferì in Estonia dove fece il lettore di Italiano all’Università di Tartu. Nel 1938 tornò in Italia e iniziò a lavorare per il Corriere della Sera. Fece l’inviato di guerra in giro per l’Europa e si recò al fronte. Tornò in Italia nel 1942 per sposarsi con Margarethe De Colins De Tarsienne, i due divorziarono nel 1951. Tra il 1942 e il 1943 scrisse per il settimanale Tempo. Nel 1943 si associò al movimento Giustizia e Libertà, ma, scoperto dai tedeschi, fu arrestato assieme alla moglie. Scampò alla fucilazione grazie ad una fitta rete di sostegno. Venne trasferito in diversi carceri, fino a quando non venne prelevato e portato in un nascondiglio. Da questa esperienza trasse ispirazione per il romanzo “Il generale Della Rovere”. Tornato in Italia nel 1945, venne reintegrato nell’albo dei giornalisti e ricominciò a lavorare, prima per La Domenica del Corriere e poi per il Corriere della Sera. Contemporaneamente aiutò Leo Longanesi, suo amico, a fondare il settimanale Il Borghese, ma la collaborazione cessò nel 1956 a causa di una lettura differenti in merito agli eventi accaduti durante la Rivolta d’Ungheria. Tornò a lavorare con Dino Buzzati a La Domenica del Corriere. Qui curò una rubrica molto apprezzata e scrisse a puntate la storia dei Romani e quella dei Greci, che lanciarono la sua carriera di storico. Durante gli anni Sessanta il Corriere cambiò linea editoriale. Montanelli, trovandosi in disaccordo, lasciò il quotidiano e accettò la proposta di Gianni Agnelli, il quale gli chiese di scrivere sul quotidiano torniese La Stampa. Lasciò anche La Domenica del Corriere, per scrivere sul concorrente Oggi. Nel 1974 lasciò La Stampa e, grazie a finanziamenti della Montedison, fondò un nuovo quotidiano, Il Giornale. Nello stesso anno si sposò con Colette Rosselli, corsivista del settimanale Gente. Intanto Montanelli divenne membro onorario dell’Accademia della Crusca. Nel 1976 Mike Bongiorno chiese a Montanelli di condurre un notiziario per Telemontecarlo. Il successo ottenuto dal notiziario, portò l’ostilità della sinistra e le trasmissioni cessarono a causa dell’intervento di Scalfari, direttore di Repubblica, il quale accusò Telemontecarlo di essere una rete illegale. Nel 1977 Montanelli fu vittima di un attentato delle Brigate Rosse, e rimase ferito alle gambe. Nello stesso anno, terminati i finanziamenti Montedison, accettò il sostegno economico di Silvio Berlusconi, il quale divenne socio di maggioranza de Il Giornale. Nel 1994 però, quando Berlusconi decise di entrare in politica, Montanelli lasciò il quotidiano e fondò una nuova testata, La Voce. Il nuovo quotidiano però durò poco tempo e Montanelli tornò a lavorare per Il Corriere della Sera. Indro Montanelli morì a Milano il 22 luglio del 2001.
 

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Montanelli erede di se stesso, 05-10-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 4
di - leggi tutte le sue recensioni
Questa raccolta di saggi scritti dallo stesso Montanelli, raccontano la vita del giornalista italiano più noto del '900, dall'infanzia alla sua morte. Ne vien fuori così, quella che lo stesso curatore Paolo Di Paolo definisce "quasi un'autobiografia".
Dall'infanzia toscana fino alla morte, vi sono qui riuniti tutti gli scritti che l'autore, nella sua lunga carriera giornalistica, ha composto in merito alle sue vicende personali, ma mai private. Con un ottima tecnica di "montaggio" dei racconti, possiamo assistere alla nascita di colui il quale si definì "soltanto un giornalista".
Ripercorriamo il giovanissimo Montanelli, nei periodi dell'infanzia toscana e delle prime passioni fasciste; il primo Montanelli giornalista nell'esperienza da inviato in Etiopia, - esperienza, questa, che lo allontanerà dall'ideologia totalitaria - in seguito alla quale, grazie ad una recensione positiva del suo lavoro "Quaderni eritrei" da parte di Ugo Ojetti, lo porteranno alla notorietà nel campo giornalistico. Sarà poi inviato nei Bel Baltico, dove, come in altre occasioni future, potrà esser testimone di alcune vicende storiche.
La rivisitazione della vita di Montanelli continuerà con il carcere a San Vittore e Regina Coeli e con la lunga carriera giornalistica e televisiva che durerà fino alla sua morte. Non vengono ignorati i rapporti di affetto con la madre con una breve descrizione della famiglia e la rottura con Berlusconi nel'94 che capitolerà col suo abbandono de "Il Giornale" da lui fondato. Mancano, ovviamente tutti i particolari "intimi" di cui l'autore fu sempre gelosissimo, ma in compenso vi è una raccolta dei suoi "ritratti" di personaggi famosi che ha conosciuto e intervistato di persona che completano la sua biografia, delineando così il suo carattere di "ritrattista" formidabile.
Bellissimi i capitoli riguardanti la seconda guerra mondiale, come l'occupazione russa della Finlandia, nel '42, la sua prigionia nel '43 e la rivolta d'Ungheria nel '56, di cui fu, nuovamente testimone. Insomma, la biografia di un cronista che ha sempre avuto la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, per poi ritrovarsi al centro della Storia di cui poter esser testimone. Un uomo senza eredi, come spiegherà nel commuovente capitolo finale - Montanelli non ha mai avuto figli - la cui l'eredità, non rimarrà altro che se stesso.
Una biografia avvincente di un grande maestro del giornalismo, e non solo, che, nonostante tutto, si legge come un romanzo.
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