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La mia eredità sono io. Pagine da un secolo

La mia eredità sono io. Pagine da un secolo

di Indro Montanelli


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Descrizione

Il 22 luglio 2001, a Milano, moriva Indro Montanelli e il giornalismo italiano perdeva non solo una delle sue firme più acuminate, ma soprattutto una delle intelligenze più lucide, intense e naturalmente eretiche che abbiano accompagnato il percorso sociale e culturale del Paese durante tutto il Novecento. Perché per Indro Montanelli l'attività giornalistica è stata sempre esercizio di osservazione e di analisi dei fatti, e poi di interpretazione spiazzante e dissacrante. In un contesto giornalistico spesso paragonabile a una giungla, la sua voce è stata sempre netta e inconfondibile, al punto che a sette anni dalla sua scomparsa, mancano le sue prospettive e le sue tirate d'orecchie ai potenti di turno. In questa antologia di testi montanelliani emerge il ritratto di un grande intellettuale, ma anche di un uomo colto nei suoi momenti più privati e nei suoi affetti più cari.

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4.0Montanelli erede di se stesso, 05-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
di V. Menga - leggi tutte le sue recensioni

«Questa raccolta di saggi scritti dallo stesso Montanelli, raccontano la vita del giornalista italiano più noto del '900, dall'infanzia alla sua morte. Ne vien fuori così, quella che lo stesso curatore Paolo Di Paolo definisce "quasi un'autobiografia".
Dall'infanzia toscana fino alla morte, vi sono qui riuniti tutti gli scritti che l'autore, nella sua lunga carriera giornalistica, ha composto in merito alle sue vicende personali, ma mai private. Con un ottima tecnica di "montaggio" dei racconti, possiamo assistere alla nascita di colui il quale si definì "soltanto un giornalista".
Ripercorriamo il giovanissimo Montanelli, nei periodi dell'infanzia toscana e delle prime passioni fasciste; il primo Montanelli giornalista nell'esperienza da inviato in Etiopia, - esperienza, questa, che lo allontanerà dall'ideologia totalitaria - in seguito alla quale, grazie ad una recensione positiva del suo lavoro "Quaderni eritrei" da parte di Ugo Ojetti, lo porteranno alla notorietà nel campo giornalistico. Sarà poi inviato nei Bel Baltico, dove, come in altre occasioni future, potrà esser testimone di alcune vicende storiche.
La rivisitazione della vita di Montanelli continuerà con il carcere a San Vittore e Regina Coeli e con la lunga carriera giornalistica e televisiva che durerà fino alla sua morte. Non vengono ignorati i rapporti di affetto con la madre con una breve descrizione della famiglia e la rottura con Berlusconi nel'94 che capitolerà col suo abbandono de "Il Giornale" da lui fondato. Mancano, ovviamente tutti i particolari "intimi" di cui l'autore fu sempre gelosissimo, ma in compenso vi è una raccolta dei suoi "ritratti" di personaggi famosi che ha conosciuto e intervistato di persona che completano la sua biografia, delineando così il suo carattere di "ritrattista" formidabile.
Bellissimi i capitoli riguardanti la seconda guerra mondiale, come l'occupazione russa della Finlandia, nel '42, la sua prigionia nel '43 e la rivolta d'Ungheria nel '56, di cui fu, nuovamente testimone. Insomma, la biografia di un cronista che ha sempre avuto la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, per poi ritrovarsi al centro della Storia di cui poter esser testimone. Un uomo senza eredi, come spiegherà nel commuovente capitolo finale - Montanelli non ha mai avuto figli - la cui l'eredità, non rimarrà altro che se stesso.
Una biografia avvincente di un grande maestro del giornalismo, e non solo, che, nonostante tutto, si legge come un romanzo.
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