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Meridiano di sangue

Meridiano di sangue

di Cormac McCarthy

4.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Supercoralli
  • Traduttore: Montanari R.
  • Data di Pubblicazione: gennaio 1997
  • EAN: 9788806141936
  • ISBN: 8806141937
  • Pagine: 343
A metà Ottocento, al confine tra Messico e Stati Uniti, una banda di killers professionisti annienta tutto quello che trova sul suo cammino. Un ragazzo del Tennessee, fuggito di casa, si unisce a una banda di cacciatori di scalpi. La banda ha un regolare contratto per sterminare gli Apaches e lascia dietro di sé una scia di sangue che sembra apparire all'orizzonte come un tramonto infuocato. Fino a quando i massacri diventano imbarazzanti per quelli stessi che li avevano commissionati. Trent'anni dopo l'uomo del Tennessee che da ragazzo aveva attraversato il "meridiano di sangue", ritroverà il giudice Holden, uno della banda, chiamato a leggere la sua ultima, definitiva sentenza.

Note su Cormac McCarthy

Cormac McCarthy è nato a Providence, nello Stato di Rhode Island, il 20 luglio del 1933. Terzo di sei figli, nel 1937 si trasferisce nella famiglia nel Tennessee. Frequenta una scuola cattolica di Knoxville e nel 1951 si iscrive all’Università del Tennessee. Nel 1953 viene arruolato nell’esercito e presta servizio per quattro anni, trascorrendo due anni in Alaska, dove ha tenuto un programma radio. Nel 1957 torna nel Tennessee e riprende gli studi, senza conseguire la laurea. In questo periodo inizia a scrivere. Alla fine degli anni Cinquanta pubblica due racconti su una rivista studentesca. Si sposa con Lee Holleman nel 1961. Dalla relazione nasce un figlio, Cullen. Dopo un periodo trascorso a Chicago, la famiglia torna nel Tennessee, ma poco dopo la relazione con Lee Holleman finisce. Il suo primo romanzo viene pubblicato nel 1965 e si intitola “Il guardiano del frutteto”. Avendo vinto una borsa di studio assegnata dall’American Academy of Arts and Letters, si imbarca su una nave diretto verso l’Irlanda. Sulla barca conosce la seconda moglie, Anne De Lisle, cantante della nave. Con una seconda borsa di studio offerta dalla Fondazione Rockfeller, continua a viaggiare per l’Europa. Si ferma per due anni a Ibiza e scrive il secondo romanzo “Il buio fuori”. Tornato nel Tennessee, continua a scrivere romanzi. Dopo essersi separato anche dalla seconda moglie, si trasferisce a El Paso, in Texas. Nel 1979 scrive “Suttree” e a partire dagli anni Ottanta pubblica altri numerosi romanzi. Alcuni suoi romanzi sono stati trasposti in versione cinematografica, tra questi vi è il romanzo del 2005 “Non è un paese per vecchi”, che ha dato vita al film omonimo con la regia dei fratelli Coen. Il suo ultimo romanzo “La strada” (2007) ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa. Cormac McCarthy attualmente vive a Tesuque, nel Nuovo Messico, assieme alla terza moglie, Jennifer, e al figlio John.
 

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 14 recensioni)

5.0Per pochi, 03-05-2012
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Un libro sicuramente non adatto a tutti, innanzitutto per la scrittura caratteristica di McCarthy che va dritta al sodo, senza lasciarsi andare ad inutili fronzoli stilistici, e che, proprio per questo, è capace di rendere reale in modo immediato quello che descrive. Anche la trama però non è da meno: a metà dell'800 al confine fra Texas e Messico una banda di scalpatori non si fanno certo remore a massacrare chiunque incontrino per la loro strada.
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5.0Ottimo western, 27-04-2012
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Questo è, a mio avviso, il miglior libro di McCarthy. Basterebbero i fatti condensati nelle prime due pagine (una sorta di prologo) per scrivere un libro, ma a McCarthy non basta. Si inventa un intero mondo sporco, crudele governato da quel giudice che viene dipinto più come un essere mistico, magico che un vero e proprio essere umano. Capolavoro
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4.0Sanguinolento thriller di frontiera, 27-03-2012
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E' un'opera originale, molto forte e intrisa di omicidi e violenza, probabilmente più interessante per un americano che conosca i luoghi e la storia del suo paese in quegli anni (ma dubito ce ne siano molti! ) . A volte è un libro anche labirintico, nei dialoghi non sempre si capisce chi sta parlando e le azioni risultano a volte senza senso. Ma alla fine ti lascia qualcosa, e in fondo e quelo il compito che deve fare la letteratura. Da leggere, dato che McCarthy è considerato lo scrittore di riferimento per la letteratura americana.
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4.0Libro Western, 31-01-2012
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è un vero e proprio libro western. L'autore narra le vicende di un ragazzino nel crudo Far West, entra a far parte di una banda di nulla tenenti in giro per il deserto contro tutti e tutto! Duro, alcune volte lento, ma rimane nello stile dell'autore. Il finale è a sorpresa... Consigliato per chi si avvicina all'autore!
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3.0Meridiano di sangue, 05-08-2011
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Conoscevo già lo stile di Mccarty, sapido ma con troppi alti e bassi per i miei gusti. Da una parte passa da una prosa all'altra come nei due esempi che riporto (a parte di capire il primo cui la metà delle parole mi sfuggono, come ipomea' o calderugia'). Dall'altra, proprio questo contrasto disegna un'epopea di mondi lontani (il West selvaggio americano del 1850) che forse solo così si può rendere.
"Passarono attraverso un prato montano col suo tappeto di fiori di campo, acri di calderugia dorata e di zinnia e di genziana viola e viticci ritorti di ipomea blu, e una vasta pianura colma di piccoli fiori variegati che si protendeva come percalle stampata verso i lontani bordi dentellati del prato coperti da una foschia azzurra e le catene adamantine che sorgevano dal nulla come dorsi di mostri marini in un'alba devoniana. "
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5.0Sopravvivere al confine, 05-07-2011
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La storia di un ragazzo nel crudo West. Partito giovanissimo dal Tennessee, dove lascia un padre alcolizzato e nessuna speranza per il futuro, si ritrova nel Texas della guerra messicano-statunitense. Inizialmente vaga per gli ampi spazi della regione alla ricerca di qualcosa che possa dare un senso alla sua vita. Conosce così una terra di nessuno, dove sopravvivere vuol dire eliminare il prossimo, dove la proprio sopravvivenza è la morte altrui. Catturato dai messicani e portato in un carcere a Chihuahua City riesce ad uscire unendosi ad una banda di spietati cacciatori di scalpi, per lo più americani, che agiscono al soldo del Messico. L'obiettivo è quello di scalpare tutti gli indiani che incontrano sulla loro strada. Durante il continuo peregrinare del gruppo, il ragazzo conoscerà ogni tipo di nefandezza e violenza perpetrata dai propri compagni di viaggio. Personaggio fondamentale della vicenda è il giudice Holden, personaggio realmente esistito secondo la storiografia, il quale agisce secondo pochi valori quali spietatezza, brutalità, cattiveria e violenza, mostrando però una grande intelligenza, un'enorme cultura e una fortissima capacità di adattamento e sopravvivenza. Dopo la disgregazione del gruppo e la morte del capitano Glanton nei pressi di Yuma, il ragazzo, ormai diventato uomo, comincerà il suo vagabondaggio nel Texas che lo porterà molti anni dopo a un incredibile epilogo.
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4.0Meridiano di sangue, 21-02-2011
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Un immenso rompicapo che però una volta risolto da soddisfazioni. Cos'è più grandiosa? L'immensa bellezza del West ancora vergine o l'insensata, efferata, crudeltà dell'uomo? McCarty consegna alla letteratura mondiale uno dei personaggi più ripugnanti che abbia mai incontrato, il giudice Holden, e già questo da solo varrebbe la pena di una lettura ma riconsegna il West al palcoscenico della letturatura, sottraendolo per un attimo da quello della cinematografia, e questo è un ulteriore merito. Meridiano di sangue è un libro inquietante sul Male insito nella natura dell'uomo, Male al quale McCormak e, forse tutti noi, non sappiamo dare una risposta.
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5.0Meridiano di sangue, 12-02-2011
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Ho deciso di considerarlo il romanzo dell'anno del 2008 perché è stato l'unico che è riuscito a trasportarmi, con la sua scrittura e le magnifiche descrizioni dei paesaggi, in quei luoghi a me assai cari: il confine tra il Messico e Stati Uniti. Una terra arida e viva allo stesso tempo. Nel romanzo quel confine è testimone con i sui splendidi panorami desolati di una "violenza mai fine a se stessa " e della "desolazione" dell'animo umano. Nel romanzo nulla viene lasciato al caso e la stessa violenza è una violenza sentita dal lettore, infatti poche sono le scene dove la violenza è raccapricciante.
Malvagità a cavallo.
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2.0Meridiano di sangue, 17-11-2010
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La scrittura di McCarthy è certamente particolare e non facilissima, tuttavia la fatica principale sta nel tenere il filo della narrazione: volutamente spiraliforme, ritorna su se stessa in un giro di cui proprio non si capisce bene il significato. E'magnifica la descrizione dei paesaggi, è eccessiva la brutalità dei personaggi, è noiosa la dettagliata cronaca delle marce nel deserto sempre uguali. Meridiano di Sangue non è il più celebrato libro dell'autore, probabilmente nella trilogia ha un approccio diverso e riesce ad arrivare meglio al lettore
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3.0colpa mia?, 26-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Un ottimo ritratto del west ma tropo ripetitivo, sparatorie, poco valore della vita umana, il selvaggio west ripetuto sino alla noia...
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5.0Meridiano di sangue, 29-09-2010
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Meridiano di sangue” è un romanzo inconsueto e terribile, crudo, brutale e al tempo stesso poetico.
Soltanto un grande scrittore avrebbe potuto trattare argomenti di questo genere senza scadere nel grottesco o nel sensazionalistico compiaciuto; e McCarthy lo è, senza ombra di dubbio. Innegabile, e peraltro annunciata dallo stesso titolo, è la presenza massiccia di azioni cruente in questo libro, tuttavia l’autore ne stempera la crudeltà e l’orrore grazie ad uno stile elevato ed oggettivo, che ha quasi l’asetticità del registro cronachistico, esente com’è da ogni indagine psicologica o giudizio morale. La sua filosofia di vita si basa sulla prevaricazione e sull’esaltazione della guerra come condizione privilegiata per l’essere umano, nonché unica soluzione atta a garantirgli la perversa illusione dell’immortalità.
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5.0sanguinolento e violento, 11-08-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 3
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Grandissimo western. L'epopea di una nazione attraverso stragi e nefandezze di ogni tipo. Un Mccarthy se possibile ancora più estremo. Bello ma "tosto".
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