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Memorie di Adriano. Seguite dai Taccuini di appunti

Memorie di Adriano. Seguite dai Taccuini di appunti

di Marguerite Yourcenar

4.5

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Giudicando la propria vita di uomo e l'opera politica, Adriano non ignora che Roma finirà un giorno per tramontare; e tuttavia il suo senso dell'umano, eredità che gli proviene dai Greci, lo sprona a pensare e servire sino alla fine. "Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo" afferma, personaggio che porta su di sé i problemi degli uomini di ogni tempo, alla ricerca di un accordo tra la felicità e il metodo, fra l'intelligenza e la volontà. Con uno scritto di Francesca Sanvitale.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.3 di 5 su 6 recensioni)

5.0Memorie di Adriano seguite dai Taccuini di appunti, 12-11-2010
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La definizione di capolavoro, a mio parere, si adatta perfettamente a questa opera immensa. n libro meraviglioso, capace di emozionare e coinvolgere come pochi... doverosa una nota di merito alla splendida traduzione di Lidia Storoni Mazzolani.
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4.0Pieno di spunti, 01-11-2010
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Il capolavoro della Yourcenar non è un libro di facile accesso. Alcuni capitoli sono ripidi e alcune divagazioni filosofiche ardue. Ma se si riesci a superare indenni questi ostacoli si può godere di un panorama fantastico. Lungo i ricordi di Adriano, infatti, si possono trovare ad ogni svolta del percorso spunti di riflessione preziosi. Sulla vita, sulla morte (imminente per il protagonista narratore) e sull'amore. Il tutto cesellato in una delle più belle (e piene) prose del '900.
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5.0L'imperatore umanista: pensieri per i posteri, 15-10-2010
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L'imperatore Adriano rappresenta l'inizio di quell'età dell'oro che visse l'impero romano nel II secolo d.C. prima dell'avvento dell'inizio della fine: la dinastia dei Severi e l'anarchia militare. La fase del principato adottivo fu un periodo di ricchezza e propserità per Roma, grazie alla stabilità politica garantita da una stretta collaborzione tra principe e senato. L'autrice, innamorata profondamente di quel mondo, riesce a restituire un quadro del periodo filtrato dalla coscienza saggia di un imperatore ormai sessantenne che delega le proprie impressioni e i propri ricordi alle memorie scritte in forma di lettera. Ecco dunque che il genere memorialistico diventa il doppio pretesto per la Yourcenar per parlare del mondo romano e di tutte le sue abitudini, quando esso ero all'apogeo, e per far parlare un personaggio di cui purtroppo abbiamo perduto le "vere" memorie. Quello che stupisce è che il lettore moderno, grazie all'autrice, non rimpiange quella perdita, poché il ritratto che ne esce è vivo e verosimilie, la saggezza su cui sono poggiate le riflessioni di Adriano hanno un sapore genuinamente stoico, lo scenario intorno sembra sollevarsi dalla pagina e avvolgere le azioni che si dispiegano tramite le parole dell'imperatore. Sono molte e varie le sue riflessioni: la religione, il cibo, le culture che vivevano nell'impero romano, la vita, la morte, e l'amore. Attraverso il tema dell'amore la Yourcenar vince quella che, forse, è la sfida più difficile per lei: dare corpo e senso all'umanesimo degli antichi. Per noi moderni, una vola per tutte ammaliati dallo spiritualismo cristiano che dal III secolo in poi avrebbe fatto proseliti anche presso le classi dirigenti romane, capire l'amore che praticavano gli antichi e rintracciare il loro senso dell'arte e del potere monarchico (gli imperatori che si sentivano déi) risulta davvero arduo. Sono aspetti quintessenziali a quel mondo che la scuola non riesce a trattare in maniera adeguata e chiara, in cui invece riesce spontaneamente la Yourcenar.
Adriano per lei diventa lo strumento per parlare del suo legame con i classici, per introdurre alla lezione che essi ancora riescono a veicolare. Ma perché dedicare un romanzo ad Adriano e non a Marco Aurelio, a Costantino, a Nerva o ad Augusto stesso? Poiché Adriano incarna l'ideale di imperatore già "classicista", filoellenico e promotore del ritorno a Roma di antichi principi o elementi etruschi (come dimostrano i resti della sua villa a Tivoli o la ristrutturazione del Pantheon), è una figura chiave di riscopritore di antiche virtù (la moderazione nel mangiare ad es.)che traghetta quei rinvigoriti valori verso il futuro. Adriano rappresenta un modo per parlare della classicità tutta, greca e romana. Non permettevano altrettanto Augusto, Nerva, Marco Aurelio o Costantino, artefice del primo passaggio dell'impero verso una dimensione cristiana, che per molti pagani fu la principale responsabile della decadenza. Adriano, infine, è la grandezza della pax romana che riflette su se stessa nel momento di massima gloria.
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4.0Nella vita bisogna lottare con pazienza, 09-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Questo è un racconto pregiato della vita di un giovane imperatore romano, Adriano, fatto da un'autrice che si è immersa profondamente e con ardore in una vita così remota riuscendo a rievocarne gli aspetti più salienti e rendendola così comprensibile e attuale. Sottoforma di lettera, si fa parlare l'imperatore stesso il quale si rivolge a "Marco" (ovvero Marco Aurelio) e l'autrice ripercorre, partendo prima dalla presentazione (sempre in prima persona) di concezioni filosofico-estetiche del protagonista, la sua giovinezza e l'ansia di non riuscire a diventare imperatore; l'annuncio della tanto attesa edizione da parte di Traiano, il raggiungimento del potere, l'amore per la Grecia, per la democrazia e la tolleranza, nonostante la monarchia sia una forma di tirannia; le donne come creature da ascoltare e attraverso le quali godere, gli uomini (i giovani) come creature da amare. La grande figura della madre adottiva (Plotina), donna fondamentale nella sua vita, l'amico Antinoo, giovane amato e amante, che lo segue passo passo, in tutti i suoi viaggi (Egitto, ITalia, Grecia, ecc...), nelle sue esigenze ed iniziazioni; il suicidio del ragazzo, momento cruciale della vita di Adriano. Insomma da tutto questo traspare l'interiorità di un monarca esteta e filosofo, prima di tutto, con alti valori umani, con le sue fragilità e la sua umanità, senza dimenticare comunque quella determinazione egoistica, bramosa di potere che lo infervorano negli ultimi giorni della vita di Traiano.
L'ultimo capitolo è la mirabile descrizione di un uomo invecchiato, un grande monarca ormai segnato, stanco, debole fisicamente, ma ancora attivo mentalmente, che riflette lucidamente sul suo successore, che si avvia quasi con rassegnazione alla fine dei suoi giorni, che non accetta la debilitazione fisica e il cui motto è "PATIENTIA", quasi un messaggio di speranza che vuole comunicare alla gioventù che lo seguirà. Nella vita bisogna lottare con pazienza!
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3.0Il ritratto di un uomo quasi saggio, 30-08-2010
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Per dirla con l'autrice: "il ritratto di un uomo quasi saggio". Più che un libro di storia tuttavia, si tratta di un libro di filosofia nel senso che propone più una visione del mondo che una sequenza di eventi. Non proprio facile da leggere in quanto praticamente ogni pagina offre un sacco di stimoli e spunti meritevoli di approfondimento, ma che tuttavia distraggono e rendono irregolare il ritmo di lettura. Credo che sia un libro da riprendere in mano più volte, così come più volte in un arco di tempo di decenni è stato ripreso, abbandonato e rimaneggiato di nuovo dall'autrice.
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5.0Un uomo si è fatto dio, 20-07-2010
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Un'opera ammirevole, che ha impegnato per anni la sua autrice e la cui precisione storica è scrupolosissima, almeno per quanto riguarda gli avvenimenti dell'epoca e la biografia dell'imperatore. La figura di Adriano, l'imperatore filosofo, è affascinante ed appassionante, specialmente nei momenti in cui, nel suo ricordo, il tentativo di governare in modo 'illuminato' e divino si è scontrato con la crudeltà della necessità di governo da un lato, e con la proprie passioni umane dall'altro. Pur essendo un romanzo in prima persona, la coscienza di Adriano si agita, quasi dialogando con sé stessa, fra orgoglio e disillusione, speranza e disperazione, fiducia nel futuro e premonizioni apocalittiche, coscienza romana e paideia greca, e soprattutto debolezza umana e potenza semi-divina; ciò specialmente dopo la morte tragica di Antinoo, il suo giovane amato, che disancora la sua mente dalle proprie certezze di sovrano clemente e giusto e lo fa sprofondare nella vecchiaia dell'uomo. L'alternarsi di queste fasi dà forma ad un uomo vero e dà alla tecnica narrativa della confessione una varietà altrimenti rara da trovare.
Alle volte, purtroppo, dietro ad Adriano emerge la personalità moderna della Yourcenar, che pure fa di tutto per non intervenire personalmente nelle parole dell'imperatore, e l'uomo scade talvolta nel personaggio. Alcune considerazioni sul futuro restano troppo precise per non rompere l'incanto, anche considerandole come calcolate ed intenzionali - così come nel caso di alcune riflessioni dell'imperatore, fin troppo attuali per appartenere al II secolo, e la percezione del proprio buon governo, venata dalla coscienza del giudizio dei posteri. Ma quelle pagine sono ampiamente riscattate da altri momenti in cui l'opera 'mimetica' dell'autrice raggiunge un'efficacia quasi miracolosa.
I Taccuini finali sono utilissimi, infatti, anche per attualizzare l'opera e per dare un volto ad un'autrice altrimenti troppo ingiustamente sacrificata dietro al proprio sforzo di auto-annichilimento: racchiudono considerazioni su sé, sul proprio lavoro, sulla storia del pensiero antico e sulla figura di Adriano che aiutano a comprendere meglio le dinamiche profonde del romanzo: il sorgere, per vent'anni della storia umana, di un governatore realmente e profondamente umano, in un momento della storia difficile ed irripetibile nel quale 'gli dei non sono più, e Cristo non è ancora' (Flaubert, cit. negli appunti), che tenta di proporsi come l'unico vero dio possibile disposto a dare una speranza agli uomini ed alla terra.
Potrebbe essere interessante (io non l'ho fatto) leggere questo romanzo assieme ad un reale documento storico per certi versi simile, i Colloqui di Marco Aurelio (il destinatario unico, nella finzione narrativa, delle Memorie di Adriano).
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