Mattinate fiorentine

Mattinate fiorentine

4.0

di John Ruskin


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Descrizione

Una guida turistica raffinata e una lettura deliziosa: questo offrono le sei lettere delle "Mattinate fiorentine", pubblicate tra il 1875 e il 1877, in cui Ruskin sviluppò i temi relativi all'arte e alla storia di Firenze maturati attraverso i suoi ripetuti soggiorni nella città toscana. Egli concentra la sua attenzione su singole opere d'arte ed edifici, visti sullo sfondo delle vicende politiche della città nel corso dei secoli. Il libro conduce il lettore attraverso sei itinerari che illustrano i monumenti più famosi dell'arte fiorentina, da Santa Croce, a Santa Maria Novella, al Duomo, al Campanile di Giotto. Un percorso che si illumina di osservazioni personali sui dati del passato e del presente, sulle strutture architettoniche, sui soggetti artistici.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Mattinate fiorentine, 17-11-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 3
di - leggi tutte le sue recensioni
La voce di John Ruskin arriva a noi dal XIX secolo, e ci parla di Firenze. Cosa si può dire di una città famosa come poche e divorata dal turismo di massa, piaga moderna ma già all'epoca di Ruskin la città era affollata di visitatori, soprattuto inglesi, avidi di ammirare ogni cosa. Il punto di vista di Ruskin è singolare ed estremamente snob. La vera arte italiana si manifesta al suo sommo splendore nel XII secolo, prima di allora la sensibilità era troppo grezza, dopo invece l'arte diviene troppo sensuale e si corrompe in una sorta di autocompiacimento. Giotto è il protagonista di queste mattinate, i suoi affreschi in Santa Croce e l'architettura del campanile. Ruskin ammira la spontaneità del pastore di Fiesole, la genuinità che traspare dalle rappresentazioni teologicamente complesse; Giotto rappresenta il mondo filtrato dalla propria esperienza quotidiana e anche laddove la tecnica non è ancora al culmine riesce a stupire e a raggiungere l'altissimo senso estetico dell'autore. Stupisce la sua ostentata mancanza di interesse per le opere successive al XII sec. Ad esempio invita il lettore ad entrare nella magnifica cattedrale ma non spende nemmeno una parola per la celebre cupola, nè tantomeno per le opere di Michelangelo che pure erano sotto i suoi occhi. L'acume di Ruskin sviscera i temi della pittura (chiarendo laddove possibile, metafore e rappresentazioni) e ci guida nella direzione del bello, indipendentemente dall'artista: egli infatti sottolinea che compito del critico è stabilire cose è buono e cosa no; ovvero cosa è arte e cosa non lo è. L'attribuzione delle opere è mestiere del mercante d'arte. Per cui la lettura critica degli affreschi nel Cappellone degli Spagnoli in Santa Maria Novella, rimane valida ed estremamente interessante anche se non sono opera di Simone Martini bensì di Andrea Bonaiuti.
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