Mammut

Mammut

3.0

di Antonio Pennacchi


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In sintesi

Benassa pensava di lottare per la rivoluzione, pensava di essere un essere umano perché un operaio è prima di tutto questo, ma i suoi capi la pensavano diversamente. Nell’epoca dei Marchionne e dei sindacati disgregati ritorna nelle librerie Mammut. Scritto da Antonio Pennacchi nei primi anni ’80 e pubblicato solo negli anni ’90, è un romanzo sulla fabbrica, su cosa rappresentava prima per gli operai e su come si è trasformata nel tempo perché la classe operaia è destinata, proprio come nel celebre film, ad andare in paradiso e ad estinguersi come i mammut. Tra bulloni da riparare, rapporti in bilico e grandi amicizie, il romanzo si fa quasi saggio storico e a tratti manifesto della dignità di una categoria. Già vincitore del Premio Strega con il romanzo Canale Mussolini, Pennacchi tratteggia una storia semi-autobiografica in cui la fabbrica è ragione di vita, gioia e profondo dolore. Gli operai sono personaggi bizzarri in Mammut e più strano di tutti è proprio Benassa, il leader del gruppo, intellettuale e capofila di storiche battaglie per i più elementari diritti all’interno della fabbrica Supercavi di Latina. Dopo la trionfante occupazione della centrale nucleare di Nettuno, Benassa però annuncia ai colleghi ed amici di voler lasciare per due anni il lavoro, dopo aver accettato di scrivere un libro sulla Supercavi. Si trasforma in un lampo da amico a nemico, e la fraternità e il senso di comunità che da sempre caratterizza il gruppo viene meno. Pennacchi propone al lettore un personaggio inusuale e fuori dai luoghi comuni perché è prima di tutto un operaio colto e combattente che si ritrova a compiere una scelta dolorosa. Proprio come i bulloni vengono maneggiati e si ricompongono in pezzi definiti e perfetti così le idee di Benassa e dei suoi si fanno parola, protesta di una classe che vede disgregati i suoi ideali, che viene trattata dal padrone come un “subumano” per un lavoro che rimane comunque insopportabile e maltrattato. Pennacchi con il suo stile ironico e rocambolesco colpisce così il lettore come un pugno allo stomaco senza togliergli il gusto immenso del racconto. Questa è la storia di una fabbrica che è stata chiusa nel 2010 e a cui l’autore ha dedicato una parte importante della sua vita ed è una vera e propria dichiarazione d’amore per il lavoro in fabbrica perché l’operaio, dice Pennacchi nella nuova introduzione, la ama più del padrone visto che ha solo quella. Il padrone sicuramente no.

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Voto medio del prodotto:  3.0 (2.8 di 5 su 6 recensioni)

2.0Mediocre, 14-02-2012
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Se il precedente libro " Canale Mussolini" mi aveva lasciato una buona impressione, questa secondo libro (che poi in realtà è il primo scritto da Antonio Pennacchi) non mi ha lasciato alcunchè di positivo. Storia di parte raccontata in maniera sì discreta ma senza alcun mordente. Libro "resuscitato" dopo il successo del precedente.
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4.0Attuale, 08-10-2011
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Nonostante sia ambientato a metà del XX secolo, questo libro risulta estremamente attuale per quanto riguarda il momento di crisi e la sfiducia delle istituzioni, nei partiti e nei sindacati del presente.
Oggi come allora le fabbriche chiudono, migliaia di operai e altrettante migliaia di famiglie si chiedono come faranno ad arrivare alla fine del mese, domandano aiuto ad uno Stato che non si interessa ai loro problemi e così tutto va a rotoli.
A differenza di allora, oggi gli operai non sono più uniti, non hanno più speranze, la lotta è sorpassata e si muore di lavoro perché nessuno protegge più i lavoratori.
Un libro quanto mai attuale, che mi ha commosso, che mi ha fatto riflettere e che consiglio a tutti per il mel messaggio che vuole trasmettere.
Si nota che si tratta del primo libro dell'autore, lo stile è ancora grezzo e "macchinoso", contrariamente alla scorrevolezza che caratterizza i romanzi seguenti; ciò non toglie che si tratta di un lavoro molto interessante e che, come già detto, fa riflettere.
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3.0Si vede che era il suo primo romanzo, 01-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 7
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Si vede che era il suo primo romanzo.
Ancora non aveva affinato quella tecnica narrativa che ha reso i romanzi di Pennacchi tanto avvincenti.
In particolare la prima parte scorre poco e male, perdendosi in troppe descrizioni che appensatiscono la lettura.
Nella seconda parte invece, almeno parzialmente, si riscatta. E' comunque un testo interesante anche per un'analisi della classe operaia e delle relazioni sindacali della fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90.
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3.0LOTTA DI CLASSE, 30-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Leggere questo romanzo dopo "Canale Mussolini" delude un po' . Lo stile si intravede ma alcuni temi sembrano lontani e sorpassati. Se è pur vivo il tema del lavoro e dell'occupazione non si coglie più nel nostro nuovo secolo quest'aura di lotta e di ribellione della classe operaia che forse, proprio come prevede l'autore, si estingue come i grandi mammiferi preistorici. Comunque educativo.
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2.0Gli Operai come i mammut, 19-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 3
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Delude parecchio il primo romanzo di Antonio Pennacchi. Penna brillante di Limes, già autore di successo di "Il fasciocomunista" e vincitore del premio Strega per il bellissimo "Canale Mussolini" che in questo romanzo non colpisce.
Il racconto di una generazione cresciuta tra fabbriche e turni di notte, tra Hazet 36 e scioperi selvaggi che non racconta nulla di nuovo. Bello però il finale e il significato nascosto del titolo.
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3.0Mammut, 06-03-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Certo, non è il Pennacchi di Canale Mussolini. Questo primo romanzo dell'Autore è tutta un'altra cosa purtoppo! La storia sarebbe anche interessante, quellq della vita in fabbrica di tutti i giorni... Ma lo stile non è molto scorrevole e non coinvolge. Almeno secondo me... Mi pare una sequenza di vicende un po' sconnesse...
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