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La madre che mi manca

La madre che mi manca

di Joyce C. Oates

4.0

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  • Editore: Mondadori
  • Collana: Oscar contemporanea
  • Traduttori: Biavasco A., Guani V.
  • Data di Pubblicazione: maggio 2008
  • EAN: 9788804574781
  • ISBN: 880457478X
  • Pagine: 454
  • Formato: brossura
Mount Ephraim, Stato di New York, 9 maggio 2004. È la festa della mamma e Gwen è indaffarata con i preparativi dell'ultimo minuto prima dell'arrivo dei suoi ospiti, tra cui le figlie. Clare, la maggiore, è sposata e ha due figli. Nicole, la minore, detta Nikki, è single e rispetto a Clare porta dentro di sé un bagaglio ingombrante e doloroso di non detti e frustrazioni nei confronti di una madre a cui troppe volte non ha avuto il coraggio di rivelarsi. Forse proprio per questo, quando Gwen muore in circostanze tragiche, uccisa da un pregiudicato, è Nikki a rimanere travolta da una piena di sentimenti contrastanti e irrisolti, che vanno da un vuoto di un'assolutezza quasi infantile a un risentimento sordo verso la madre che non c'è più. Ma è solo l'inizio di un viaggio lunghissimo, destinato a svolgersi tra le pareti della casa materna. Un percorso accidentato e pieno di sorprese che si snoda tra cassetti mai aperti, armadi colmi di oggetti e di odori, lettere ricevute e cartoline mai spedite. E alla fine di quel viaggio Nikki troverà ad aspettarla una donna dal sorriso doloroso e consapevole. Una donna che porta il suo nome.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 3 recensioni)

4.0La madre che mi manca, 10-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
La Joyce ai suoi massimi livelli è anche quella che riduce la scrittura all'essenziale, cosa succede ad una giovane donna conflittuale con il mondo, con la famiglia, con se stessa, con gli uomini, quando sua madre viene a mancare improvvisamente e tragicamente? Cosa cambia, cosa si blocca, cosa si sovverte e cosa si sconvolge nell'animo di una figlia non più figlia ma ormai solo donna?
Una domanda che giunti ad una certa età ci si pone spesso, quando un rapporto conflittuale madre-figlia ha segnato la tua adolescenza, quando lo si è visto stagnare e poi evolversi improvvisamente (ed innaturalmente) verso un rovesciamento delle parti, quando tua madre invecchia e diventa la figlia, quella insicura, da accudire, da consigliare, consolare, sostenere moralmente e fisicamente. E ci si domanda quanto non detto, quanto sottaciuto e solo accennato, quanto inespresso resti tra madre e figlia, spesso sepolto e zittito dal gioco dei ruoli, dal contrasto, dall'antagonismo a volte, dalla ritrosia di una e l'insistenza dell'altra. Immaginate cosa accade se non è una lenta vecchiaia a separare per sempre le due donne, ma un brutale omicidio, impensabile e imprevedibile. Sensi di colpa, responsabilità, rimorsi, rimpianti soffocano il dolore e lo strazio della perdita e lo rendono sordo, tagliente, subdolo, rannicchiato sul fondo dell'animo a lacerare i giorni e le notti.
E' una lunga pena che distruggerà la vecchia Nikki Eaton, pecora nera della famiglia, giornalista, spregiudicata, legata ad un uomo sposato e disapprovata dal resto del clan, e ne farà rinascere una nuova, forse meno trasgressiva, alla moda ed ammirata ma più conscia del proprio valore e di quello altrui, più comprensiva e riflessiva, meno egoista e più padrona della propria vita proprio nel momento in cui scopre quella nascosta e intima della madre, un personaggio apparentemente tanto semplice da sembrare scontato agli occhi di chi la conosceva esteriormente, la classica madre tutta gentilezza, famiglia, sorrisi e pane fatto in casa, sempre affabile, sempre disponibile.
Forse pecca un po' di eccessiva faciloneria a livello di intreccio, questo romanzo dove tutto sembra scorrere troppo alla perfezione nella sua sede naturale, un meccanismo regolato a puntino e minuziosamente oliato, come quasi mai accade nella vita. Certamente una storia scritta bene, senza facili drammi, lacrime e capelli strappati, non si crogiola nella descrizione sterile di un dolore tremendo ed insanabile, è realista senza essere cruda.
Tre stelle e mezzo, quasi quattro, anche a causa di un finale frettoloso e che arriva come un temporale d'agosto, annunciato da sporadici fulmini, eppure forte e dirompente; un finale che secondo me poteva essere diverso, un'ulteriore ruota troppo oliata del meccanismo perfetto messo a punto dalla Oates, scrittrice incredibilmente prolifica che merita subito un secondo incontro, a breve.
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3.0La madre che mi manca, 04-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Questo libro mi ha fatto venire non pochi dubbi sulle capacità della scrittrice americana. Certo non avevo letto se non un racconto della Oates, e forse mi aspettavo una prosa svelta, brillante e accattivante come quella della Munro. Ma il percorso di agnizione e cognizione dell'io narrante, questa Nikki figlia ribelle e single, che ha un carico enorme di frustrazioni e recriminazioni verso la madre ingombrantemente ingenua, non mi ha coinvolto. La madre muore uccisa da un malvivente e Nikki comincia a percorrere questo lungo tunnel, ora vuoto, fatto di cassetti mai aperti, armadi pieni di oggetti e di odori, lettere ricevute e cartoline non spedite. Le fa da contro-altare la sorella saggia, equilibrata, sposata con due figli, che invece dalla morte della madre trova la forza di ribellarsi e di riprendersi (almeno una parte del-) la sua vita, decidendo di lasciare il marito e la figlia più grande per ricominciare ad insegnare in un'altra città portandosi appresso il figlio piccolo. Nikki è una delle tante cattive ragazze che circolano per i suoi romanzi (tra l'altro ha una storia con un uomo sposato e irresponsabile). C'è anche, alla fine, un'idea di redenzione, che forse ci fa dire che sarà possibile per le due sorelle una vita "nuova". Rimane grossa, così come nel racconto letto lo scorso anno, la capacità di auto-analisi, il mettere a nudo senza pietà. Ma il tutto risulta depauperato dalla verve che ci risulta a lei usuale. Forse troppe pagine, forse troppa scrittura (è il suo settantesimo libro) .
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5.0Cattura le nostre certezze e le trasforma in paura, 12-04-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 4
di - leggi tutte le sue recensioni
La Oates è incredibilmente brava a scavare nel nostro intimo e a fare uscire la parte più dolorosa e marcia dei rapporti umani. Avrebbe meritato il Nobel per la letteratura solo per questa straordinaria capacità. Tutto in lei affascina e spaventa, a cominciare dal suo viso, alla scrittura magnetica e inconsciamente nauseante quando attacca i cosidetti "sentimenti buoni", perché lei cattura le nostre certezze e le trasforma in paura. La famiglia, l'amore, fra le sue mani diventano situazioni piccolo-borghesi, meschine, a volte puerili. Ma esiste un antidoto: i suoi libri vanno assolutamente letti con leggerezza, per non essere trascinati mentalmente in basso. Vanno interpretati e rovesciati, le "sue" paure devono rigenerarsi e rilasciare sicurezza: A noi quello che racconta non capiterà mai... E' la nostra unica difesa...
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