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Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

di Philip K. Dick

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Descrizione

Nel 1992 la guerra mondiale ha ucciso milioni di persone, e condannato all'estinzione intere specie, costringendo l'umanità ad andare nello spazio. Chi è rimasto sogna di possedere un animale vivente, e le compagnie producono copie incredibilmente realistiche: gatti, cavalli, pecore... Anche l'uomo è stato duplicato. I replicanti sono simulacri perfetti e indistinguibili, e per questo motivo sono banditi dalla Terra. Ma a volte decidono di confondersi tra i loro simili biologici e di far perdere le loro tracce. A San Francisco vive un uomo che ha l'incarico di ritirare gli androidi che violano la legge, ma i dubbi intralciano spesso il suo crudele mestiere, spingendolo a chiedersi cosa sia davvero un essere umano. Tragico e grottesco assieme, il romanzo di Philip K. Dick racconta il panorama desolato della San Francisco del futuro, il desiderio di amore e redenzione che alberga nei più umili, trasformando il genere fantascientifico in un noir cupo e metafisico.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.7 di 5 su 3 recensioni)


5.0Stupendo Consigliatissimo, 03-02-2012
di C. Amedeo - leggi tutte le sue recensioni

«Il più famoso, e probabilmente il più bello delle creature di Dick. Purtroppo ho visto prima il film BladeRunner, e qualche situazione particolare l'ho persa, ma posso assicurare che è un libro che non vi lascia un attimo di "tregua", la storia e il genere è tipica dickiana - fantascienza, thriller, giallo - non vi è un attimo di sosta. Il tutto scritto in maniera perfetta dal nostro autore preferito! Super consigliato a tutti gli amanti del genere ma anche e sopratutto a chi questo genere non lo ama... Perchè potrebbe essere la volta buona di farselo piacere!»

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4.0Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, 04-11-2010
di A. Mancino - leggi tutte le sue recensioni

«Non ho ancora visto Bladerunner, quindi il mio giudizio non è condizionato dal film. Inizio un po' lento, parte centrale stupenda nei continui cambi di prospettiva, finale un po' dolceamaro. Tutto sommato un bel libro, che sembra incredibile sia stato scritto cinquant'anni fa. »

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5.0Capolavoro di Dick, 02-08-2010
di A. Farina - leggi tutte le sue recensioni

«Impossibile dimenticare il Rick Decard-Harrison Ford di "Blade runner", un po' detective alla Bogart e un po' spietato bounty killer nella Los Angeles post atomica del 2020. Impossibile dimenticare il suo duello estremo con il replicante iperrealista Roy Batty-Rutger Hauer, il suo amore per la dolcissima replicante Rachel Tyrell-Sean Young.
"Cacciatore di androidi" di Philip K. Dick (1968, il titolo originale è "Do androids dream of electric sheep?", ovvero "Gli androidi sognano pecore elettriche?") è il romanzo a cui Ridley Scott si è ispirato nel 1982 per il suo film di culto. Sarà allora istruttivo accostare il romanzo all'opera cinematografica.
Per scoprire che Philip K. Dick è assai più cupo e apocalittico, meno romantico e aperto alla speranza, del regista inglese. La storia è, nei tratti fondamentali, la stessa: il cacciatore di taglie Rick Decard, nell'arco di una giornata, deve eliminare i temibili androidi Nexus-6 che, evasi dalle colonie spaziali, sono sbarcati sul nostro pianeta. A differenza del film, però, gli androidi non sono "angeli caduti" che aspirano a prolungare la loro vita, fisicamente e moralmente superiori agli uomini, ma esseri crudeli e spietati quanto l'umanità del 2020, inaridita e degradata da un'ormai remota guerra atomica.
E l'amore colmo di tenerezza per la replicante Rachel qui si trasforma in una storia di sesso, in una cinica prova di forza reciproca da cui Rick uscirà sconfitto e incapace di uccidere Rachel, mentre lei per vendicarsi sopprimerà la sua capra "vera".
La metropoli del 2020 -San Francisco, non Los Angeles com'era nel film- è invasa dal "kipple", una sorta di caos onnivoro e primordiale che, come un animale da preda, si annida negli edifici fatiscenti della città. Mentre nelle televisioni impazzano i predicatori-messia, anch'essi androidi ma ritenuti umani. Il personaggio centrale del romanzo, quasi quanto lo stesso Deckard, è l'idiota Isidore. Al suo disperato bisogno d'amore è affidato l'unico tenue messaggio di speranza di questo terribile capolavoro.
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