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Lupo mangia cane

Lupo mangia cane

di Martin Cruz Smith

3.5

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  • Editore: Mondadori
  • Collana: Oscar bestsellers
  • Traduttore: Castagnone M. G.
  • Data di Pubblicazione: febbraio 2007
  • EAN: 9788804564102
  • ISBN: 8804564105
  • Pagine: 357
  • Formato: brossura
Il cadavere di uno dei padroni della Nuova Russia, disposti a tutto pur di mantenere la loro posizione privilegiata, viene ritrovato dalla polizia ai piedi del suo lussuoso appartamento in uno dei grattacieli di nuova costruzione. Tutto potrebbe far pensare a un suicidio, se non fosse per uno strano particolare: il pavimento del suo guardaroba è ricoperto di sale. Arkady Renko, l'ispettore della polizia criminale di Mosca, già protagonista di "Gorky Park", "Stella polare", "Red Square" e "Havana", indaga e continua a fare domande scomode...

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3.3 di 5 su 4 recensioni)

4.0Lupo mangia cane, 16-05-2012
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Martin Cruz Smith continua la serie sull'investigatore Renko. Un investigatore tanto scomodo quanto tenace, che con ostinata caparbietà scava dentro situazioni anche molto scomode. E, naturalmente, corre dei rischi, in prima persona. Un personaggio fuori dagli schemi, in una Russia ancora molto inquadrata.
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5.0Lupo mangia cane, 04-03-2012
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Arkady Renko è un ispettore scomodo, un testardo che raggiunge sempre l'obiettivo, con tenacia e professionalità- Lo fa anche quando le indagini sono pericolose, poichè riguardano l'omicidio di uno dei principali esponenti della nuova Russia, e questo assassinio è mascherato da suicidio. Ma da professionista attento dei particolari Arkady Renko capirà che così non è, e si butterà a capofitto in una nuova indagine.
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1.0Lupo mangia cane, 28-07-2011
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Siamo veramente al gradino più basso dell'arte di scrivere un giallo. Faticoso, lungo, con una trama che a volte ammicca, quasi ambisce ad alti voli, ma che non decolla mai. Erano molti anni che non tornavo a leggere di Arkady Renko, di cui mi era rimasto favorevolmente impresso il primo romanzo di Cruz Smith, quel Gorky Park degno del successo avuto. Lo scrittore ne ha fatti altri, intorno al poliziotto onesto in un mondo prima strano, poi crollato, poi decisamente mafioso. Ne lessi qualcosa senza troppi ricordi. Ora ritorna nella collana che mi ostino a seguire, ma che è tra le più deboli tra quelle proposte da Repubblica. E mi domando perché mi ostino (certo l'amore per il poliziesco, l'intreccio, è una cosa che lascia sempre il suo segno). Dato che questo libro è ad uno dei punti più bassi sia della collana, sia delle mie letture. Non fino al punto, Pennac docet, di abbandonarlo, ma certo trascina dolo per giorni e giorni, sperando magari in qualche illuminazione, che purtroppo non avviene. Ci sono magnati russi, che si sono arricchiti certo non in modo pulito, che stranamente muoiono. Suicidi, uccisioni. Mosca decadente. Polizia corrotta. Poi si cambia scenario, e ci si immerge per tre quarti del libro nell'atmosfera mefitica di Chernobyl. Che poi è la vera trama del libro. L'angoscia individuale e collettiva del disastro del 26 aprile 1986. Ma è un'angoscia vista da un americano che, per quanto bravo, rimane sempre uno spettatore altro rispetto al disastro e dal modo di viverlo della gente che in quei giorni, in quegli anni viveva sul posto. Quindi intesse una descrizione di un mondo "alla moda fantascientifica", con paludi, cesio, decontaminatori, atmosfere cupe, ladruncoli e ladroni, contadini di ottanta anni che tornano sui loro posti natii, dottori che cercano di salvare il salvabile. Intanto la trama scorre, ma senza sorprese. Ci si aspetta già una fine come poi puntualmente avviene. Si pensa solo ad immaginare se tutti i buoni si salveranno, o, come è più reale, non ci sono tanti salvati, ma tutti che ne escono con delle ferite, più o meno profonde. Il buon Renko si muove dentro tutto ciò, con la forza delle sue idee di correttezza e giustizia, che avranno buon fine s'è detto. Poi c'è la dottoressa Eva, l'unica con un po' di sole e di ombre. Il mafioso ebreo-americano Hoffmann che rompe le scatole per tutto il libro, ma di cui poco ci importa. Il ricercatore Alex, oppresso dalla figura paterna. Ed ogni tanto compare l'adolescente Zenhya, un po' autistico, un po' giocatore di scacchi, abbastanza simpatico (almeno a me) ma non si capisce cosa ci faccia in tutta questa storia. Insomma, un tentativo di descrivere qualcosa che magari si è studiato a fondo, ma non vissuto di persona, e nonostante la bravura dello scrittore, che non si riesce a rendere vivo sulle pagine. Speriamo che il prossimo anno, la serie di Noir di Repubblica ci riservi uscite migliori.
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3.0Non male, 15-05-2011
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Buon libro del genere poliziesco-spionaggio in cui il protagonista, svolgendo le indagini, pian piano scopre gli intrighi sempre più complicati che si celano dietro la morte di un personaggio importante.
Interessante in particolare il clima di sospetto che aleggia e gli ambienti che fanno da sfondo all'azione.
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