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Le lune di Giove

Le lune di Giove

di Alice Munro

4.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Supercoralli
  • Traduttore: Basso S.
  • Data di Pubblicazione: dicembre 2008
  • EAN: 9788806183523
  • ISBN: 8806183524
  • Pagine: 287
  • Formato: rilegato
Le protagoniste di "Le lune di Giove" sono donne a una svolta: una svolta dell'età o del gusto, della rabbia o della passione, una delle piccole o grandi svolte quotidiane che plasmano le vite e i caratteri, e che potrebbero forse passare inavvertite non fosse per l'intelligenza vivida e acuminata che le individua e le svela. Per molte di loro la svolta è amorosa, e in qualche raro caso la reazione rabbiosamente solutiva. La protagonista di "Agganci" replica al commento sarcastico del marito su una zia che solo lei si sente in diritto di disprezzare con il lancio stupefacente di una torta al limone nel suo piatto di pirex. Più spesso il verdetto è meno teatrale ma ugualmente definitivo. La rinuncia di Valerie al gioco della seduzione viene così commentata in "Festa di fine estate": "II suo modo di vivere, la sua persona, ricordano all'interlocutore come l'amore non sia né buono né onesto e come non contribuisca alla felicità della gente in maniera affidabile". Ma non c'è alcuna autocommiserazione nella rinuncia; semmai una buona dose di pragmatismo. E l'imperativo categorico di non voltarsi mai indietro: "Quanto alla vita che è sepolta qui, meglio pensarci su due volte, prima di rimpiangerla".

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 4 recensioni)

4.0Racconti belli, scarni, rarefatti, 15-05-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Le quattro stelle non sono cinque solo per il fatto che resta una collezione di racconti, un genere di lettura che solitamente non mi attrae. Ma il caso di questa raccolta è un'eccezione. L'universo femminile, con tutto ciò che appassiona o distrugge, è descritto in modo implacabile ed incantevole allo stesso tempo. Il senso del racconto viene mascherato dietro a vagonate di prosa memorabile, tra foreste canadesi, gravidanze, trasgressioni e delitti, le donne inventate da Alice Munro spaventano proprio per la loro passionalità.
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5.0Hugo Mallo., 27-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Finalmente disponibili in italiano questi racconti che rislagono alla maturità della Munro, il titolo prende spunto dall'ultimo racconto, in particolare da una scena minore - in apparenza - allorché la narratrice, aspettando l'ora dell'intervento chirurgico del padre, ricoverato in ospedale in fin di vita, va al planetario e poi discute con lui dei quattro satelliti scoperti da Galilei e dedicati ai Medici. E' un passo esemplare per spiegare che cos'è la letteratura ai suoi occhi: il bisogno di compensare i vuoti paurosi che si aprono nelle nostre vite, senza mai inventare una soluzione spettacolare, come sarebbe l'ultimo dialogo tra una figlia e il genitore se questo dovesse ubbidire alle regole drammaturgiche della catarsi o comunque della messinscena e della risoluzione dei conflitti che giacciono al fondo dei rapporti più intimi senza mai trovare la forza di venire a galla. Del resto, il cicaleccio così cechoviano dei dialoghi di molti altri suoi racconti ce l'aveva già mostrato: si pensi a tutta la lunga scena di "Festa di fine estate" o alle conversazioni a tavola di "Storie finite male". Talora il racconto ha la dimensione temporale di tutta una vita come in "Mrs Cross e Mrs Kidd", due simpatiche vecchiette alloggianti in una casa di riposo, ma che entrano in scena ancora bimbe ai tempi in cui nacque la loro amicizia. A volte, il racconto ha il passo della saga familiare con più generazioni e diversi gradi di parentela, come nell'ampio "I Chaddeley e i Fleming". A volte ancora scorre il tempo lontano della giovinezza ("La stagione dei tacchini") . A volte la fa da padrone il caso con i suoi imprevedibili clinamen che sparigliano le carte e costruiscono diversi e imprevedibili esiti biografici per i personaggi (come nel terribile "L'incidente") .
Maestria narrativa ai massimi livelli, ma senza virtuosismo autocompiaciuto. E uno sguardo sulla realtà capace di valorizzare il minimo dettaglio della natura o dell'abbigliamento o dell'arredo. Vi è nella narrativa della Munro un'architettura quanto complessa - direi: alla Bach - tanto invisibile e sotto traccia. Grande.
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4.0Le lune di Giove, 11-08-2011
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Alcuni racconti che risalgono agli esordi letterari della Munro, i temi forti ci sono già tutti, soltanto non appaiono in maniera spiccata e compiuta in tutti gli undici pezzi, pubblicati separatamente su riviste varie tra il 1977 e il 1982. Tradimenti, riconciliazioni, amori nati e in declino, lutti e incontri animano le vicende narrate, ma come sempre il tema principale sono le persone e l'effetto che il tempo ha su di loro. Con il suo stile fluido, essenziale, pulito, Alice Munro scolpisce le esistenze dei suoi personaggi e le osserva, col suo fare distaccato ed oggettivo, a distanza di tempo. Veniamo catapultati all'interno di una scena senza preambolo alcuno, senza una presentazione o introduzione dei personaggi o degli scenari. Entriamo in uno scompartimento di un treno e ci sediamo accanto ad altri passeggeri. Per un tratto saremo compagni di viaggio. In quel tratto lungo o breve forse ci limiteremo ad osservarli, ad ascoltare i loro discorsi distrattamente, o forse invece ci immedesimeremo. Ma certamente ad un certo punto, come siamo entrati usciremo dallo scompartimento e scenderemo dal treno. Non sapremo mai cosa sarà di quegli sconosciuti, brevi compagni di viaggio, come non sapremo mai cosa accadrà ai personaggi delle storie della Munro dopo il punto finale del racconto. Vivranno felici? Qualcuno morirà? Una certa storia, andrà a buon fine? I rapporti tra madre e figlia si ricomporranno? La Munro non ce lo dice.
Sono pezzi di vita, nudi e crudi, semplici fotografie di esistenze umane in transito da un giorno all'altro. Storie di matrimoni, di figli, di genitori anziani, di parenti così distanti da noi da esserci estranei, di amanti clandestini e di amicizie pluridecennali; nulla di straordinario, certo. Ciò che potrebbe capitare ad ognuno di noi, ciò che forse è successo alla Munro stessa. The extraordinary in ordinary life.
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3.0Le lune di Giove, 11-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Non so perché la pur brava Alice Munro sia così sopravvalutata. So che è una buona penna ma so anche che si ripete all'infinito e che non riuscirò mai a leggere dodici suoi racconti di fila: in mezzo ho bisogno di almeno due romanzi come cristo comanda. E non perché sia "senza trama" (che di per sé è invece interessante) ma perché individuata la chiave di volta le sue storie sono tutte uguali. Però centellinandola riesco ad apprezzare il suo sguardo sui microcosmi (un autobus, una festa, una relazione). E i suoi racconti più brevi, con o senza colpo di scena, per me sono molto migliori di quelli in cui si perde in mille genealogie
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