Lunaria

Lunaria

4.0

di Vincenzo Consolo


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Descrizione

Il protagonista di questo romanzo è un viceré malinconico e misantropo, afflitto dall'esuberanza della moglie così come dallo stuolo di parenti e cortigiani, costretto a vivere in una città solare e violenta di cui è l'unico a vedere la reale decadenza, obbligato a rappresentare un potere in cui non crede. Questo personaggio lunatico una notte sogna la caduta della luna. E la luna cade davvero, in una contrada del vicereame, gettando scompiglio tra i contadini ma ancor più tra gli accademici chiamati a spiegare il prodigio con la loro povera scienza.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Palermo, la Sicilia e la luna caduta in terra, 01-10-2010, ritenuta utile da 7 utenti su 9
di - leggi tutte le sue recensioni
Non a caso vincitrice del Premio Pirandello nel 1985, “Lunaria” di Vincenzo Consolo è una fabula teatrale. Ambientata nella Palermo del Settecento, colma di palazzi regalmente intarsiati e di luridi vicoli riempiti ad ombra, è vicenda drammaturgica che ha per protagonista un viceré spossato, stanco, in malinconia perenne: sopraffatto a tedio dalla moglie, cinto da parenti avidi e cortigiani ipocriti, egli s’illude sognando l’impossibile, finchè…accade l’impossibile. La luna cade, i paesani (resi da Consolo con vibrazioni dialettali e descrizioni calcate grottescamente) accorrono in vallata, la corte si sgomenta persa, gli accademici son ignari sul da farsi. Un prodigio o un incubo? Ai lettori l’ardua sentenza di un libro che contiene dentro mille altri libri: a cominciare dalla storia della principessa che deve andar in sposa a pretendenti interessati soltanto al regno: essa è reiterazione di altre favole, già su palcoscenici più antichi. Infatti, a voler legare l’opera di Consolo ad altre opere, non viene in mente la narrativa italiana, non la letteratura del Novecento: è il teatro del Seicento il riferimento più opportuno. Il teatro di Calderon e Shakespeare, di Lope de Vega e Marlowe, il teatro che inscena inferni e Arcadie, che fa sorgere palazzi e capitare maremoti, che fonde ad arte il fisico col metafisico, l’umano col divino, il reale con l’impossibile. Proprio come un testo barocco va letto questo piccolo capolavoro siciliano. Perché leggendolo capita, d’improvviso, di alzare lo sguardo e scorgere Palermo, i villani, le villanelle, gli accademici, il viceré, la luna incastonata nella terra e tutto l’altro contenuto e raccontato. Meraviglioso.
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