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La luna e i falò

La luna e i falò

di Cesare Pavese

4.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Nuovi Coralli
  • Edizione: 2
  • Data di Pubblicazione: gennaio 1997
  • EAN: 9788806325169
  • ISBN: 8806325167
  • Pagine: 173
Di ritorno dall'America dove era emigrato, il narratore ripercorre i luoghi della sua infanzia. Solo il paesaggio non è cambiato, tutto il resto è irriconoscibile. Ritrova un vecchio compagno, Nuto, fa amicizia con un ragazzo zoppo, Cinto, con cui fa lunghe passeggiate. I ricordi riaffiorano nelle conversazioni con Nuto: persone, situazioni dell'infanzia riprendono vita. Ma un giorno, proprio quando il narratore inizia a pensare di tornare ab abitare definitivamente in quei posti, divampa un incendio ben diverso dagli allegri fuochi accesi dai contadini. Il padre di Cinto ha dato fuoco al podere in cui lavorava e si è ucciso, dopo aver sterminato la famiglia. Cinto è l'unico sopravvissuto e il narratore, prima di partire, lo affida a Nuto.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.9 di 5 su 29 recensioni)

5.0La luna e i falò, 06-09-2014
di - leggi tutte le sue recensioni
Si tratta dell'ultimo romanzo scritto da Cesare Pavese, che sarebbe morto poco dopo averlo concluso. Tale romanzo contiene dei riferimenti autobiografici allo scrittore ed è dedicato a Costance Dowling, la sua ultima donna. La storia è raccontata in prima persona e si svolge in un paese della regione del Belbo (secondo gli esperti si dovrebbe trattare proprio di Santo Stefano Belbo, paese natale di Pavese). Protagonista del romanzo è Anguilla, soprannome di un trovatello, ormai quarantenne. È presente un chiaro riferimento al ciclo delle stagioni infatti la luna – che ha chiaramente un significato simbolico – scandisce il ritmo dell'opera. Capolavoro della letteratura italiana, da leggere.
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3.0Un luogo in cui tornare o lasciare, 12-10-2013
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La necessità dell'uomo di avere un luogo da chiamare casa è una necessità reale, imprescindibile, fosse anche solo per poterla lasciare così da segnare un definitivo distacco tra ciò che è stato il nostro passato e ciò che diverrà il nostro futuro.
L'opera conclude il ciclo di Cesare Pavese che poco dopo la pubblicazione sarebbe morto suicida.
Il romanzo ambientato in un villaggio nella valle del Belbo, un fiume piemontese, è narrato in prima persona dal protagonista, di cui si sa però solo il soprannome Anguilla, ma ruota attorno alle vicende di molteplici personaggi.
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5.0Poetico, 19-05-2012
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Quanta dolcezza in quei campi bruciati e in quelle notti d'estate riarse dal sole. E quanta poesia nel clarino di Nuto e nei ricordi di un periodo che ormai non c'è più. Il legame per la propria terra persa, ritrovata, abbandonata o amanta, esce vivido da questo libro e ti prende e ti soffoca. "Un paese ci vuole, non fosse altro che per il gusto di andarsene via. "
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4.0Pavese, 16-02-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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E' un romanzo che - a mio parere - fa rispecchiare ed emergere tutto l'animo triste e maliconconico di Cesare Pavese (che di lì a poco si suiciderà; ma nello stesso tempo emerge la grande penna, la cura dei particolari le descrizioni a volte spasmodiche rendono questo romanzo "di classe". Romanzo da leggere!
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4.0 La luna e i falò, 26-09-2011
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Vera e propria summa del Pavese romanziere, pubblicato tre mesi prima del suo suicidio, il protagonista, Anguilla, è un bastardo cresciuto nella miseria dell'anteguerra e che ritorna nel suo luogo di origine, un paese delle Langhe, a conflitto terminato, dopo aver fatto fortuna in America.
Il romanzo viaggia su due piani paralleli che si intersecano mirabilmente: uno è quello del passato, con velati rimpianti a un'epoca sì di stenti, ma anche di traboccanti entusiasmi giovanili; l'altro è il presente con l'incontro con il suo amatissimo amico e maestro Nuto.
Insieme i due ripercorreranno il passato e ne faranno una comparazione con il presente.
I dialoghi con Nuto, già partigiano e ora marxista non politicizzato, sono oggetto di profonde riflessioni, dove il personaggio dell'amico rappresenta la logica coerente dell'anima, ben conscio che in una guerra civile ci sono ragioni dall'una e dall'altra parte che non possono essere trascurate se la vita deve continuare senza le premesse di un nuovo conflitto.
In questo quadro si innesta il messaggio di speranza dell'autore; Anguilla, infatti, vede il futuro nel personaggio di Cinto, l'orfano storpio che abita nella sua vecchia casa e in cui idealmente si rivede.
La menomazione gli impedirà come ha fatto lui di fuggire da questo ambiente di miseria e di conoscere il mondo, ma proprio perché è di una generazione che non deve fare i conti con la guerra è puro, incontaminato da una tragedia che invece, in un modo o nell'altro, ha segnato indelebilmente chi l'ha vissuta.
Sotto l'aspetto dello stile narrativo, la descrizione del paesaggio, della miseria che in alcuni casi può portare alla follia è quanto di più efficace abbia mai letto.
I personaggi vengono delineati con brevi e concise frasi e i dialoghi fra Anguilla e Nuto hanno il pregio di creare un'atmosfera che coinvolge il lettore, rendendolo partecipe, quasi presente.
Ne "La luna e i falò", inoltre, i riferimenti autobiografici, già presenti nelle opere precedenti, assumono una connotazione maggiore, quasi preponderante, così che non è difficile identificare, per certi versi, il personaggio di Anguilla con lo scrittore.
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3.0Un buon classico, 13-09-2011
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Trovo Pavese un ottimo scrittore, storico. Le vicende evocano i temi del legame affiliativo alla patria ai tempi della guerra e l'importanza di ricostruire e dare voce al proprio passato, qualunque esso sia, ricostruendo i tracciati familiari e le proprie origini. Il protagonista, sospeso tra passato e presente, è sempre soprassalito da eccessi di malinconia.
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3.0Un buon classico, 13-09-2011
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Trovo Pavese un ottimo scrittore, storico. Le vicende evocano i temi del legame affiliativo alla patria ai tempi della guerra e l'importanza di ricostruire e dare voce al proprio passato, qualunque esso sia, ricostruendo i tracciati familiari e le proprie origini. Il protagonista, sospeso tra passato e presente, è sempre soprassalito da eccessi di malinconia.
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3.0Un buon classico, 13-09-2011
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Trovo Pavese un ottimo scrittore, storico. Le vicende evocano i temi del legame affiliativo alla patria ai tempi della guerra e l'importanza di ricostruire e dare voce al proprio passato, qualunque esso sia, ricostruendo i tracciati familiari e le proprie origini. Il protagonista, sospeso tra passato e presente, è sempre soprassalito da eccessi di malinconia.
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3.0Un buon classico, 13-09-2011
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Trovo Pavese un ottimo scrittore, storico. Le vicende evocano i temi del legame affiliativo alla patria ai tempi della guerra e l'importanza di ricostruire e dare voce al proprio passato, qualunque esso sia, ricostruendo i tracciati familiari e le proprie origini. Il protagonista, sospeso tra passato e presente, è sempre soprassalito da eccessi di malinconia.
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2.0Non mi è piaciuto, 28-07-2011
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Mi dispiace per Pavese ma a mio parere "La luna e i falò" è un libro lento, ripetitivo e noioso. E' uno dei pochissimi testi che non sono riuscito a portare a termine! Del libro salvo solamente il ragonamento che fa da adulto sull'attaccamento al proprio paese di origine: "un paese vuol dire non essere mai soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti".
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4.0La luna e i falò, 21-07-2011, ritenuta utile da 6 utenti su 8
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Il ritorno alle radici di chi quelle radici le ha inseguite e bramate una vita per poi scoprire che il punto d'arrivo coincide con quello di partenza. Uno spirito inquieto, logorato dalla amarezza di non avvertire come "casa" alcun luogo e poi folgorato dal sentire propria quella terra d'infanzia amata, fuggita e infine ritrovata. Sembra quasi che il protagonista, per potervi tornare, dopo anni di lontananza, abbia atteso il coraggio e la saggezza della maturità, lui che un nome vero sembra non averlo perchè è semplicemente Anguilla, come l'ha chiamato quel paesino che prima l'ha visto abbandonato, orfano e solo, e poi l'ha cresciuto rendendolo forte ma sempre orgogliosamente fiero. Che sia il romanzo d'addio di Cesare Pavese, con il senno di poi, lo si respira pagina per pagina; ogni riga è intrisa da una mestizia nebbiosa, da uno sconforto che non va via nonostante il protagonista continui a ripetere ostinato che è riuscito ad essere come voleva, che "ce l'ha fatta". E' un racconto a metà tra sfogo e memoria; potrebbe essere lo stralcio di un diario, il dialogo di una lunga conversazione tra amici, il riepilogo di qualche storia persa nel tempo. Non c'è una logica nè una fine: Anguilla potrebbe tornare ancora l'anno dopo, alla festa del villaggio e riprendere le sue chiacchierate con l'amico Nuto... Ma si avverte che non sarà così. Simbolicamente la narrazione è permeata da un'atmosfera di morte: le sorellastre, il Padrino, le figlie del padrone, i familiari del piccolo Cinto... E solo Cinto viene risparmiato. Gli viene offerta una possibilità di riscatto, troppo simile com'è ad Anguilla per destinarlo ad ulteriori sofferenze, una sorta di lampo di speranza nel buio. Tristemente profondo.
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4.0Le radici, 07-04-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Questo libro non fa altro che riprendere un tema sempre vivo: le radici umane. E interrogarsi su aspetti vari. Quanto è lungo il filo del destino di ogni uomo? Siamo davvero artefici del nostro destino o ad un certo punto le cose tornano all'origine?
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