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La luna e i falò

La luna e i falò

di Cesare Pavese


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Descrizione

Pubblicato nell'aprile del 1950 e considerato dalla critica il libro più bello di Pavese, "La luna e i falò" è il suo ultimo romanzo. Il protagonista, Anguilla, all'indomani della Liberazione torna al suo paese delle Langhe dopo molti anni trascorsi in America e, in compagnia dell'amico Nuto, ripercorre i luoghi dell'infanzia e dell'adolescenza in un viaggio nel tempo alla ricerca di antiche e sofferte radici. Storia semplice e lirica insieme, "La luna e i falò" recupera i temi civili della guerra partigiana, la cospirazione antifascista, la lotta di liberazione, e li lega a problematiche private, l'amicizia, la sensualità, la morte, in un intreccio drammatico che conferma la totale inappartenenza dell'individuo rispetto al mondo.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.1 di 5 su 20 recensioni)


4.0 La luna e i falò, 26-09-2011
di G. Volpi - leggi tutte le sue recensioni

«Vera e propria summa del Pavese romanziere, pubblicato tre mesi prima del suo suicidio, il protagonista, Anguilla, è un bastardo cresciuto nella miseria dell'anteguerra e che ritorna nel suo luogo di origine, un paese delle Langhe, a conflitto terminato, dopo aver fatto fortuna in America.
Il romanzo viaggia su due piani paralleli che si intersecano mirabilmente: uno è quello del passato, con velati rimpianti a un'epoca sì di stenti, ma anche di traboccanti entusiasmi giovanili; l'altro è il presente con l'incontro con il suo amatissimo amico e maestro Nuto.
Insieme i due ripercorreranno il passato e ne faranno una comparazione con il presente.
I dialoghi con Nuto, già partigiano e ora marxista non politicizzato, sono oggetto di profonde riflessioni, dove il personaggio dell'amico rappresenta la logica coerente dell'anima, ben conscio che in una guerra civile ci sono ragioni dall'una e dall'altra parte che non possono essere trascurate se la vita deve continuare senza le premesse di un nuovo conflitto.
In questo quadro si innesta il messaggio di speranza dell'autore; Anguilla, infatti, vede il futuro nel personaggio di Cinto, l'orfano storpio che abita nella sua vecchia casa e in cui idealmente si rivede.
La menomazione gli impedirà come ha fatto lui di fuggire da questo ambiente di miseria e di conoscere il mondo, ma proprio perché è di una generazione che non deve fare i conti con la guerra è puro, incontaminato da una tragedia che invece, in un modo o nell'altro, ha segnato indelebilmente chi l'ha vissuta.
Sotto l'aspetto dello stile narrativo, la descrizione del paesaggio, della miseria che in alcuni casi può portare alla follia è quanto di più efficace abbia mai letto.
I personaggi vengono delineati con brevi e concise frasi e i dialoghi fra Anguilla e Nuto hanno il pregio di creare un'atmosfera che coinvolge il lettore, rendendolo partecipe, quasi presente.
Ne "La luna e i falò", inoltre, i riferimenti autobiografici, già presenti nelle opere precedenti, assumono una connotazione maggiore, quasi preponderante, così che non è difficile identificare, per certi versi, il personaggio di Anguilla con lo scrittore.
»

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2.0Non mi è piaciuto, 28-07-2011
di M. Teglia - leggi tutte le sue recensioni

«Mi dispiace per Pavese ma a mio parere "La luna e i falò" è un libro lento, ripetitivo e noioso. E' uno dei pochissimi testi che non sono riuscito a portare a termine! Del libro salvo solamente il ragonamento che fa da adulto sull'attaccamento al proprio paese di origine: "un paese vuol dire non essere mai soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti".»

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4.0La luna e i falò, 21-07-2011, ritenuta utile da 5 utenti su 6
di V. Pintus - leggi tutte le sue recensioni

«Il ritorno alle radici di chi quelle radici le ha inseguite e bramate una vita per poi scoprire che il punto d'arrivo coincide con quello di partenza. Uno spirito inquieto, logorato dalla amarezza di non avvertire come "casa" alcun luogo e poi folgorato dal sentire propria quella terra d'infanzia amata, fuggita e infine ritrovata. Sembra quasi che il protagonista, per potervi tornare, dopo anni di lontananza, abbia atteso il coraggio e la saggezza della maturità, lui che un nome vero sembra non averlo perchè è semplicemente Anguilla, come l'ha chiamato quel paesino che prima l'ha visto abbandonato, orfano e solo, e poi l'ha cresciuto rendendolo forte ma sempre orgogliosamente fiero. Che sia il romanzo d'addio di Cesare Pavese, con il senno di poi, lo si respira pagina per pagina; ogni riga è intrisa da una mestizia nebbiosa, da uno sconforto che non va via nonostante il protagonista continui a ripetere ostinato che è riuscito ad essere come voleva, che "ce l'ha fatta". E' un racconto a metà tra sfogo e memoria; potrebbe essere lo stralcio di un diario, il dialogo di una lunga conversazione tra amici, il riepilogo di qualche storia persa nel tempo. Non c'è una logica nè una fine: Anguilla potrebbe tornare ancora l'anno dopo, alla festa del villaggio e riprendere le sue chiacchierate con l'amico Nuto... Ma si avverte che non sarà così. Simbolicamente la narrazione è permeata da un'atmosfera di morte: le sorellastre, il Padrino, le figlie del padrone, i familiari del piccolo Cinto... E solo Cinto viene risparmiato. Gli viene offerta una possibilità di riscatto, troppo simile com'è ad Anguilla per destinarlo ad ulteriori sofferenze, una sorta di lampo di speranza nel buio. Tristemente profondo.»

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4.0Le radici, 07-04-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di R. Bozzani - leggi tutte le sue recensioni

«Questo libro non fa altro che riprendere un tema sempre vivo: le radici umane. E interrogarsi su aspetti vari. Quanto è lungo il filo del destino di ogni uomo? Siamo davvero artefici del nostro destino o ad un certo punto le cose tornano all'origine? »

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4.0La luna e i falò, 21-03-2011
di M. Milighetti - leggi tutte le sue recensioni

«Questo libro l'ho letto con un pizzico di fatica a causa dei vari nomi di persone e di località, però è un grande libro con uno spessore unico questo libro ti fà guardare dentro con una trama semplice che ti porta all'interno della pscicologia dei personaggi principali è sicuramente il libro più bello scritto da Pavese.»

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5.0La luna e i falò (Pavese), 11-03-2011
di M. Montani - leggi tutte le sue recensioni

«Introspettivo, acuto e intelligente: Anguilla ritorna al suo paese, nelle Langhe, dove ritrova Nuto e rivede sé stesso in Cinto. Ci racconta dalla sua infanzia da bastardo, di Genova, dell'America soffermandosi sull'importanza delle radici, ma anche dello scoprire il mondo che ci circonda. Un vero capolavoro della letteratura italiana, scritto da un triste e geniale Pavese.»

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4.0La luna e i falò, 24-02-2011
di A. Mosca - leggi tutte le sue recensioni

«Mah, direi così così, non raggiunge certo i vertici della letteratura. Non mi è dispiaciuta la descrizione dei luoghi di campagna tanto amati, ma a dire la verità mi ha un po' irritato questo protagonista né carne né pesce, che sente che i suoi luoghi gli sono mancati tanto mentre era lontano e che bello ritrovarli, nel momento in cui li ritrova si ricorda che suoi non lo erano poi tanto in quanto non conosce le proprie origini ed è "figlio di bastardi"... »

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5.0Da leggere!, 20-02-2011
di M. Lamberti - leggi tutte le sue recensioni

«Un percorso nei ricordi dell'infanzia e nelle proprie radici. Una storia che va dal presente al passato dove i ricordi si rincorrono, dove aleggia la consapevolezza che tutto cambia e nulla rimane uguale. Una bella lettura, che ti fa pensare. Lo consiglio.»

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5.0La luna e i falò: una divina commedia, 25-11-2010
di M. Modonutti - leggi tutte le sue recensioni

«Piacevolissima lettura, testimonianza di una realtà ed una società. Discesa nel mondo dell'autore, ritorno a casa, ricerca di identità. Qualcuno scrisse che La luna e i falò è la divina commedia di Pavese, mi trovo concorde nel giudizio. Da avere nella propria biblioteca.»

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4.0Per non dimenticare, 16-10-2010
di S. Pizzabiocca - leggi tutte le sue recensioni

«Nel libro "La luna e i falò" emerge tutta la sofferenza del vivere, i turbamenti delle persone nel '900, l'atmosfera durante la guerra partigiana ed il regime fascista. Inizialmente la narrazione può apparire forse un po' "fredda" e rimane difficile calarsi nell'ambiente descritto. Ma dopo alcune pagine la vicenda comincia a "schiarirsi" e ti sembra quasi di viverla; è una storia toccante, nella quale è possibile immergersi completamente, rischiando di dimenticarsi della realtà...
A mio parere è certamente da leggere, e rileggere tra un po' di anni, per non dimenticare.
»

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4.0La riscoperta dell'infanzia, 14-10-2010
di G. Grandinetti - leggi tutte le sue recensioni

«Il romanzo si incentra nel ripercorrere con la memoria le vicende della propria infanzia. Riscoprire sapori, luoghi, abitudini, volti, nel tentativo di trovare un senso alla propria esistenza. C'è la una corsa alla riscoperta primordiale delle cose.»

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5.0Piccolo nostos, 13-10-2010
di F. Lorenzon - leggi tutte le sue recensioni

«Romanzo testamento di Pavese; opera che raccoglie tutto il senso della sua vita e della sua opera letteraria: componenti inscindibili.
Questa "modesta Divina Commedia" (Cesare Pavese, Lettere 1926-1950) parte dal tema classico del nostos, il ritorno di Anguilla (soprannome) alla terra natale. Un ritorno che viene bruscamente a scontrarsi con la realtà contingente: quella dell'infanzia rivista e rivissuta, ma soprattutto quella più tragica della Resistenza.
»

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