Il linguaggio del cambiamento. Elementi di comunicazione terapeutica

Il linguaggio del cambiamento. Elementi di comunicazione terapeutica

4.0

di Paul Watzlawick


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Descrizione

Il volume focalizza l'importanza del linguaggio nella psicoterapia: non il linguaggio come semplice mezzo d'espressione, bensì il linguaggio come arte di persuasione. Watzlawick ritiene che l'uomo disponga di due linguaggi diversi. Il mondo della razionalità è controllato dall'emisfero cerebrale sinistro e consente di interpretare la realtà obiettiva in termini razionali secondo una logica metodologica. Questa è spesso in conflitto con l'attività dell'emisfero destro, origine delle fantasie, dei sogni e delle idee che sembrano assurde. Scopo del libro è insegnare la grammatica dell'emisfero destro in cui si realizza il "cambiamento", "cambiare l'immagine del mondo che produce dolore" nel paziente attraverso paradossi, allegorie, giochi verbali, prescrizioni.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)

4.0Estremamente utile, 26-04-2012
di D. Scotti - leggi tutte le sue recensioni

I confini fra pratica medica e persuasione sono sfumati, cosa che potrebbe non essere previsto anche per gli "addetti ai lavori". Watzlawick qui ci offre un metodo, facente capo ad una moltitudine di strategie di comunicazione, anche più lucidamente (mi verrebbe da dire "didatticamente") rispetto ad altri suoi studi.




4.0Sulle forme del linguaggio, 30-03-2012
di R. Lamanna - leggi tutte le sue recensioni

E' un saggio molto curato - comprensibile anche ai non esperti - sul linguaggio e sulla sua funzione maieutica. Significativi e illuminanti gli accenni alle forme di comunicazione dell'emisfero destro. Sono sempre riconoscente ai bravi divulgatori che fanno lo sforzo di essere potabili senza rimetterci in profondità: mi fanno credere un po' più intelligente. Watzlawick è tra questi.




3.0Utile la prima parte, meno la seconda, 16-03-2012
di R. Lamanna - leggi tutte le sue recensioni

Il libro è un piccolo concentrato di psicologia, linguistica e sociologia in senso ampio. Due sono le tesi principali di questo libro, la prima delle quali è la meno originale. Watzlawick si impegna a dimostrare che il linguaggio non assolve solo la funzione di tradurre in parole le informazioni e i concetti attraverso quella che lui chiama la modalità di "comunicazione digitale", ma può venire impiegato per trasformare fisicamente l'anima la mentalità della persona con cui si sta parlando. Ho scritto "meno originale" perché questa idea è stata sostenuta con maggiore profondità da tanti altri autori contemporanei - primo fra tutti da Austin con la sua teoria degli speech acts - ed è in fondo mutuata completamente dalla retorica antica. Non è un caso che l'introduzione del libro consti in una (a mio avviso troppo rapida) panoramica delle concezioni che Platone e Antifonte avevano del linguaggio. La seconda tesi è un'affascinante e meglio argomentata prosecuzione della prima. A partire dalla premessa che il nostro emisfero destro del cervello presiede all'articolazione di una "immagine del mondo", dalla quale potrebbero derivare una serie di patologie o di nevrosi, l'autore sostiene che la corretta terapia dell'anima non consiste nel far emergere le cause remote del malessere (cosa che è invece tipica della psicanalisi) , bensì nell'intervenire direttamente sul cervello attraverso l'elaborazione di una serie di tecniche linguistiche. Tra queste la più interessante è la ripresa della "tecnica della confusione" di Erickson (pp. 91 e ss. ) , che cerca di eludere la protezione dell'emisfero sinistro e così eliminare qualunque forma di resistenza terapeutica. Sono sempre grato ai bravi divulgatori che fanno lo sforzo di essere comprensibili senza rimetterci in profondità: mi fanno sentire un po' più intelligente. Watzlawick è uno di questi.




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