Lineamenti di dottrina pura del diritto

Lineamenti di dottrina pura del diritto

4.0

di Hans Kelsen


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In sintesi

La realtà giuridica presente cosí come essa è e non come dovrebbe essere per conformarsi a un'idea trascendente di guistizia o a un ipotetico diritto naturale: questo è l'oggetto del libro di Kelsen, uno dei massimi giuristi del Novecento.
Kelsen si propone di tracciare in questo libro i confini della disciplina giuridica e insieme di conferirle uno statuto di scienza autonoma. A tal fine egli cerca di sviluppare una teoria "pura" del diritto, da cui sia espunta ogni ideologia politica, ogni interferenza sociologica e ogni incrostazione naturalistica. Oggetto di tale teoria è la realtà giuridica presente cosí come essa è e non come dovrebbe essere per conformarsi a un'idea trascendente di giustizia o a un ipotetico diritto naturale. Muovendo da questo presupposto anti-ideologico essa rifiuta, in quanto scienza, di distribuire patenti di equità o iniquità, di legittimità o illegittimità al diritto. Questa visione della scienza giuridica, elaborata da Kelsen nella fase dell'avvento del nazismo al potere, è il fondamento del pensiero, ancor oggi vivissimo, di uno dei massimi giuristi di questo secolo.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)

4.0Da rileggere, 05-05-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Un saggio fondamentale per la formazione giuridica di fondamento, nel duplice tentativo di descrivere l'autonomia della filosofia giuridica ("pura") rispetto ad altre scienze sociali e di riabilitare il diritto su base logica. Il fatto che sia un tentativo destinato alla sconfitta nulla toglie al coraggio ed alla sapienza dell'autore. Il taglio è decisamente tecnico-sociale e poco "filosofico", percui lo sconsiglio a quelli che si aspettano uno scritto di filosofia.
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4.0Accessibile anche a chi non studia il diritto, 28-08-2011
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Il testo di Kelsen si propone di trattare alcune questioni circa la struttura e le origini della legislazione. Il punto cardine attorno al quale si argomenta, riguarda la concezione tradizionalista della dottrina del diritto inteso come ordine coattivo, ritenuta da Kelsen anacronistica. Questa idea della norma giuridica come coercitiva, poichè imposta da una sovranità inappellabile ed irremovibile, corrisponderebbe al vecchio impianto della giustizia di metà 700 inizi 800, quello assolutistico e dispotico se non al modello dittatoriale imposto da una qualche forma di regime. In linea verticale, la giustizia sarebbe il mezzo che trascrive la linea di condotta conforme al desiderio dello "stato" (nella forma di un sovrano o di un corpo di legislatori) altrimenti dispensato dalle stesse prescrizioni in quanto autorità assoluta. Più precisamente, Kelsen descrive questa struttura statale come una forma pre-giuridica anzichè giuridica di un governo. La legge penale, che per antonomasia esemplifica egregiamente l'ordine coattivo data la pena che si accompagna alla trasgressione dell'ordine emanato, in accordo alla dottrina della norma quale sanzione, viene equiparata a qualsiasi legge presente entro l'ordinamento giuridico; in questo modo, qualsiasi norma sarebbe scomponibile nella sua disposizione (contenuto) e nella sanzione imposta a seguito di una violazione secondo una struttura condizionale "se A... Allora B". Anche le norme che conferiscono poteri ai cittadini (diritto civile) sarebbero, in ultima analisi, attribuibili alle norme penali con la nullità dell'atto giuridico inteso quale sanzione. Kelsen ritiene che questa necessità di intendere la giustizia quale ordine e conformità non possa che ridurre a poca cosa la natura del diritto e la sua reale complessità. La legislazione sarebbe caratterizzata tanto da norme che prevedono sanzioni applicapibili a tutti, anche agli stessi funzionari del diritto, quanto da norme che conferiscono al cittadino ordinario che non crea direttamente il diritto la possibilità di essere fautore, in talune circostanze, del proprio diritto e quindi di istituire obblighi egli stesso. Il testo argomenta in modo abbastanza dispersivo ma è utile la parte finale di ogni capitolo che riprende le fila del discorso e traccia un riassunto che chiarifica certe parti lasciate in ombra nel corso della dissertazione.
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