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Il libro delle rupi. Alla scoperta dell'impero degli Ittiti

Il libro delle rupi. Alla scoperta dell'impero degli Ittiti

di C. W. Ceram

3.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Einaudi tascabili
  • Traduttore: Bernardini Marzolla P.
  • Data di Pubblicazione: luglio 2003
  • EAN: 9788806166106
  • ISBN: 8806166107
  • Pagine: 291
Le monumentali rovine scoperte per caso, alla fine dell'Ottocento, fra le lande dell'Anatolia, i bassorilievi scolpiti su rupi nere, le tavole istoriate di geroglifici, i grandi leoni di pietra posti a guardia di templi e fortezze provavano l'esistenza di una cività, ma quale? Questo libro racconta il caso più straordinario mai verificatosi nella storia dell'archeologia: risolvere un enigma senza indizi e riferimenti di sorta, senza possibilità di confronto. È l'archeologo inglese Archibald Henry Sayce che per primo, nel 1880, identifica gli Ittiti, una grande potenza di cui fino ad allora non si ipotizzava neppure l'esistenza e che, invece, aveva cambiato il corso della storia in Asia minore combattendo contro gli eserciti di Ramsete II per la conquista di Babilonia.

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3 di 5 su 1 recensione)

3.0Autobiografia di Ceram e filologia antica, 23-10-2008, ritenuta utile da 1 utente su 2
di - leggi tutte le sue recensioni
Il Libro delle Rupi si discosta notevolmente dal capolavoro di Ceram, Civiltà Sepolte, a cui succede quasi a volersi ad esso aggregare (come il titolo intende, ricordando che Ceram aveva intitolato le quattro parti della sua prima opera "Libro di... "). Infatti, cambia radicalmente l'approccio dell'autore nei riguardi dell'archeologia: non è più un osservatore esterno che racconta le scoperte di altri come in Civiltà Sepolte ma un archeologo che ha lavorato sul campo, ha lavorato in prima persona nei posti e negli scavi di cui parla nel Libro delle Rupi. Ma questo, invece di essere un pregio, si scopre esser un difetto: il mordente e il pathos di Civiltà Sepolte lascia il passo a una pedanteria quasi dottorale. Con ciò certo non si vuole paragonare quest'opera con quelle di altri autori della nomenclatura accademica che notoriamente risultano di una pesantezza inusitata dovuta a una minuziosa ossatura scientifica dei loro manuali. Però non si può negare che Ceram in questo libro si concentri prevalentemente sulla filologia delle lingue ittite piuttosto che sulla storia di un popolo o le scoperte puramente archeologiche. Anzi, queste sembrano essere solo il contorno, la contestualizzazione, unicamente necessaria a sostenere un trattato di filologia antica. Trattato di notevole valore certo e che si legge d'un fiato ma che non può purtroppo reggere il paragone col capolavoro di Civiltà Sepolte.
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