Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. 8 settembre 1943-25 aprile 1945

Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. 8 settembre 1943-25 aprile 1945

4.0

di P. Malvezzi, G. Pirelli (a cura di)


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Descrizione

Centododici partigiani e patrioti vengono catturati dai tedeschi o fascisti e già sanno (o presumono) che saranno "giustiziati", cioè uccisi dal plotone di esecuzione e dalle torture che verranno loro inflitte. Scrivono ai familiari, alla madre, alla moglie, alla fidanzata, ai compagni di studio, di lavoro, di vita. Appartengono alle realtà sociali e culturali più diverse, sono stati presi (e saranno soppressi) nei luoghi e nelle condizioni più disparate. Tutti vivono, per la prima e ultima volta, l'atroce esperienza di "un tempo breve eppure spaventosamente lungo, in cui si toglie all'uomo il suo più intimo bene, la speranza", e in cui sono costretti, in preda allo smarrimento e all'angoscia, a "dare ordine" al proprio destino e al proprio animo.


Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)

4.0W l'Italia libera!, 05-01-2015
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«W l'Italia libera!» è l'esclamazione che troviamo nella maggior parte di queste lettere: lettere che chiedono perdono per aver trascurato parenti, fidanzate o amici, lettere che testimoniano l'ultimo pensiero, l'ultimo saluto di chi è consapevole che non vedrà la luce del sole, l'indomani... Emozionante raccolta delle ultime parole di chi ha dato la vita per un ideale nobile, nella speranza che i propri figli potessero vivere in un'Italia migliore. Dalla gente più semplice fino ai ceti sociali più alti, tutti gli autori sono raccolti sotto un unico grido: «W l'Italia libera!»
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4.0Documento fondamentale, 25-05-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Lettura emotivamente coinvolgente e umanamente dolorosissima. Ciò che rimane, alla fine, è comunque un forte sapore di amaro in bocca. Questi uomini hanno offerto le loro vite nella speranza di poter garantire un paese di libertà ai propri figli. Ma è proprio questo il Paese "giusto e democratico" che credevano potesse nascere e svilupparsi dalle distruzioni di un terribile conflitto?
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