Lettere dal carcere

Lettere dal carcere

4.5

di Antonio Gramsci


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Descrizione

Quando queste "Lettere" apparvero per la prima volta nel 1947, l'emozione fu intensa. Tra gli altri, Benedetto Croce rilevava che "il libro appartiene anche chi è di altro o opposto partito politico", e affermava che "come uomo di pensiero Gramsci fu dei nostri, di quelli che nei primi decenni del secolo in Italia attesero a formarsi una mente filosofica e storica adeguata ai problemi del presente". Monumento umano e letterario, documento di un rovello intellettuale, di una esperienza culturale e politica vitale per la nostra cultura, le "Lettere" sono entrate a far parte della coscienza degli italiani. Prefazione di Michela Murgia.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.0 (4.3 di 5 su 4 recensioni)

5.0Un carattere per gli italiani, 16-08-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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La figura di Gramsci ha influenzato potentemente le vicende culturali del nostro paese - e negli ultimi decenni il pensiero gramsciano ha avuto uno sviluppo notevole in tutto il mondo, come il successo dei "Cultural Studies" attesta.
Le lettere rappresentano un'ottima introduzione alla figura del dirignete comunista: non solo perché in questo testo emerge l'umanità di Gramsci (Croce scrisse "è uno di noi") ma anche per la possibilità di seguire il ritmo del pensiero gramsciano in alcuni punti chiave che poi Gramsci affronterà, con maggior respiro, nei "Quaderni".
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4.0Lettere dal carcere, 06-07-2011
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Raccoglie all'incirca una centocinquantina di lettere spedite da Gramsci ad amicic e conoscenti. Precedono le lettere una "nota introdutiva" che, a cura dello stesso Paolo Spriano, ripercorre la vita di Antonio Gramsci, l'insieme delle sue opere ed i principali giudizi critici a cui sono state sottoposte. In conclusione dell'edizione Einaudi c'è poi un utile "indice dei nomi", che permette una consultazione veloce ed agevole. Soffermandosi più specificamente sulle lettere, invece, non si può non notare come esse siano ben corredate da note che rimandano in massima parte a riferimenti biografici ed eventi storici che fanno parte del background dello scrittore ma che altrimenti sfuggirebbero ai lettori di una raccolta che, essendo un epistolario, è particolarmente introspettiva e criptica.
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3.0Buona l'edizione ed anche la selezione, 17-07-2010
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Questo libro raccoglie 156 delle lettere scritte da Antonio Gramsci e selezionate da Paolo Spriano allo scopo di dare un'idea completa dell'evoluzione del pensiero gramsciano. Precedono le lettere una "nota introdutiva" che, a cura dello stesso Paolo Spriano, ripercorre la vita di Antonio Gramsci, l'insieme delle sue opere ed i principali giudizi critici a cui sono state sottoposte. In conclusione dell'edizione Einaudi c'è poi un utile "indice dei nomi", che permette una consultazione veloce ed agevole. Soffermandosi più specificamente sulle lettere, invece, non si può non notare come esse siano ben corredate da note che rimandano in massima parte a riferimenti biografici ed eventi storici che fanno parte del background dello scrittore ma che altrimenti sfuggirebbero ai lettori di una raccolta che, essendo un epistolario, è particolarmente introspettiva e criptica.
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5.0Lo studio come passione civile, 06-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Si può leggere un epistolario per vari motivi. Ad esempio per appagare la curiosità sul lato umano dell'autore. E nel nostro caso possono risultare interessanti alcuni elementi: il rapporto molto confidenziale a volte anche duro con la cognata Tania, la tenerezza verso i bambini - Delio e Giuliano - l'esaurimento nervoso in carcere.
Ma dal complesso delle lettere emergono anche tratti della personalità dell'autore che sono parte integrante con il suo pensiero.
In carcere Gramsci leggeva in continuazione libri - 89 in tre mesi - , riviste, giornali e sosteneva di voler realizzare un lavoro. E questo lavoro non era solo un'occasione per tenersi occupato; era anzi un'attività funzionale all'impegno civile. Sia nello studio della storia che nella lettura dei romanzi d'appendice Gramsci denota la curiosità onnivora di chi vuole intrecciare in una riflessione compiuta ogni manifestazione della vita.
C'è in questo atteggiamento non solo la tenacia intellettuale di un prigioniero ma un vero e proprio rigore morale: lo studio è un dovere per tutti. Così l'intellettuale gramsciano nella formulazione di "filosofo democratico" (un filosofo che punta a trasformare la cultura della comunità in cui vive) non solo viene definito nei Quaderni ma interpretato concretamente nella condotta di vita seguita in carcere.
Mi viene da pensare così a certi intellettuali moderni che hanno smarrito il senso del loro ruolo e si limitano a interventi televisivi estemporanei privi di un retroterra concettuale organico; mi vengono in mente quei laureati che si disabituano presto allo studio e all'approfondimento e, anzi, sovente aderiscono acriticamente ai peggiori luoghi comuni; mi viene in mente una certa sinistra che discute incessantemente di identità o di altre questioni nominalistiche senza affrontare una riflessione sulla sua funzione storica.
Certo, l'impegno non può essere vissuto in maniera totalizzante e nell'intellettuale gramsciano si rinvengono anche i tratti di una moralità "bolscevica", quella di chi è investito di una vera e propria missione. Ma, mi domando se d'altra parte si possa arrivare a concepire - come talvolta avviene - una campagna elettorale senza programmi o una militanza senza dibattito.
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