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La letteratura dell'inesperienza. Scrivere romanzi al tempo della televisione

La letteratura dell'inesperienza. Scrivere romanzi al tempo della televisione

di Antonio Scurati


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Descrizione

Antonio Scurati affronta il delicato tema della correlazione perduta tra letteratura ed esperienza. Scurati riflette sul dissolvimento, nella società di massa, dell'idea stessa di umanesimo, basata sul "rifiuto ostinato di accettare l'inanità dell'essere umano nel tempo", e quindi, sul "tentativo di stabilire una comunione di vita tra i vivi e i morti". Tutto questo, ossia il valore reale e corposo dell'esperienza, si è perso, grazie all'appiattimento e all'indifferenziazione generalizzata della cultura globale, onnicomprensiva ma appunto per questo priva di richiami di qualunque tipo allo spessore della vita reale, con le sue eterogeneità irrinunciabili. Di fronte a tale situazione, a questo mondo dell'inesperienza in cui siamo tutti immersi, Scurati, memore delle analisi di Walter Benjamin, addita ancora allo scrittore il compito di rifondare le ragioni del romanzo storico, al di là di ogni livello metalinguistico, per essere critici in una realtà che non lo è più, di fatto.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)


4.0La letteratura dell'inesperienza, 03-04-2011
di O. Varricchio - leggi tutte le sue recensioni

«Conobbi l'autore ad un seminario, e mi fece un'ottima impressione. Apprezzo ogni tentativo di riflessione critica sulla società e la letteratura, tanto più su un tema così impengativo come il rapporto tra esperienza reale (mondana) e letteratura. Però ho trovato questo saggio divulgativo, generico e radical chic. Lo stile di scrittura mi è fastidioso. Non mi è piaciuto, non sono d'accordo con quello che dice (e cerca di supportare usando l'ethos di una miriade di pensatori da cui estrapola citazioni finendo per usare da Benjamin a Bachtin passando per Adorno, Agamben...). Però fa pensare, e questo è l'importante, porsi dei problemi e cercare di risolverli. »

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4.0La letteratura dell'inesperienza, 08-10-2010
di U. Bonci - leggi tutte le sue recensioni

«L'analisi, dato il carattere divulgativo dell'opera, non può scendere troppo a fondo, ma la tesi di Scurati nella sostanza è condivisibile: nel nostro attuale universo culturale gran parte di noi vive esperienze mediate dalla televisione o, comunque sia, dai mezzi di comunicazione di massa; l'avvento del digitale e del virtuale, d'altro canto, muta lo statuto dell'immagine, la quale non è più analogia o simulacro dell'altro da sé. In tale contesto, in cui si sgretolano i presupposti della cultura umanistica, in cui "la forma (...) è il flusso" e il mondo si riduce alle sue immagini, si pone il problema di tradurre in parola scritta quest'assenza del mondo. Anzitutto, è necessario respingere la facile e narcotizzante soluzione proposta dalla cultura di massa con l'espulsione del tragico dalla vita, e Scurati racconta i suoi tentativi in tal senso, pur nella consapevolezza che "l'esibizione della letterarietà della letteratura non è più una trincea critica difendibile. L'estetizzazione della vita quotidiana la ha aggirata. Invece di prenderla d'assalto, l'ha presa per fame". Nonostante il pessimismo di fondo, ad ogni modo, Scurati sembra ritenere ancora possibile, ed anzi necessaria, una letteratura che si ponga appunto quale critica dell'immaginario su cui si fonda la cultura dell'inesperienza. »

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