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Koto ovvero i giovani amanti dell'antica città imperiale

Koto ovvero i giovani amanti dell'antica città imperiale

di Yasunari Kawabata

4.0

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Koto.., 11-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Come con tutta la letteratura orientale occorre una certa predisposizione d'animo per apprezzarlo, la sensibilità giapponese, così profonda, delicata, fatta di piccole cose, particolari, sentimenti e gesti, è lontana anni luce dal nostro mondo costruito di fatti, avvenimenti, eventi tangibili e di grande impatto. Koto (insieme a Mille gru e Il paese delle nevi) è una delle opere per cui Kawabata fu il primo autore nipponico ad essere insignito del Nobel. Un breve romanzo di squisita delicatezza fin dall'incipit, in cui la protagonista osserva due piante di violette cresciute a distanza sul tronco dello stesso vecchio acero; il riferimento alla sua storia personale di gemella abbandonata dai genitori che si ritroverà con la sorella di cui ignorava l'esistenza sarà presto chiaro al lettore attento e sensibile.
Molte le tematiche importanti in quest'opera, non solo il tema del doppio, ma anche forse più significativo ancora quello del contrasto tra tradizione e modernità, che si configura (in Kawabata come in Mishima) come un grande dilemma per il Giappone moderno e post-bellico. Kawabata, che in Mille gru aveva reso omaggio alla millenaria cerimonia del tè e ne Il paese delle nevi aveva raffigurato la figura della geisha come espressione di una nipponicità femminile ideale, adesso racconta del disegnatore di tessuti Takichiro Sata, padre adottivo della protagonista Chieko, che trae ispirazione per le sue opere anche da disegni di Klee, Matisse e Chagall presi da un libro regalatogli proprio dalla figlia. Le generazioni più giovani trasformano il volto delle tradizioni nipponiche, suggerisce Kawabata, eppure kimono, obi e feste religiose rituali sono ancora al centro dei loro interessi e delle loro abitudini. Un dissidio senza soluzione, parrebbe, sottolineato dal fatto che la vicenda ha luogo a Kyoto, l'antica capitale della tradizione, quella in cui più sono radicate usanze e storie della nazione. Ma interpretare le tracce sparse qui e là dall'autore non può prescindere dall'analisi del non-detto, del sospeso, del soltanto accennato, sussurrato o esternato con un gesto se non addirittura con un evocativo silenzio (da qui l'uso ripetuto dei tre puntini di sospensione). Come tutta la letteratura giapponese Un'analisi che deve necessariamente essere approfondita per ciò che riguarda il rapporto tra Chieko e la sorella ritrovata Naeko, due giovani che hanno condotto vite completamente diverse e quindi sono unite solo da un grande e sconosciuto affetto (la forza della genetica, potremmo quasi dire) ma non più da consuetudini, abitudini, vincoli familiari. Anzi, sono profondamente diverse nel carattere, negli atteggiamenti, uno malinconico l'altro disincantato, par quasi possano essere esse stesse l'emblema di quel dissidio tradizionemodernità, cittàcampagna, estovest.
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