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Kapò

Kapò

Regia di Gillo Pontecorvo


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Descrizione

Una ragazzina ebrea quattordicenne, è deportata con la famiglia in un campo di concentramento nazista. Qui impara a sopravvivere prima servendo la custode della sua baracca, poi diventando essa stessa una cinica custode, odiata dagli altri deportati.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 3 recensioni)


5.0Prominent, 10-05-2012, ritenuta utile da 1 utente su 4
di M. Ceriali - leggi tutte le sue recensioni

«Immagini che trasmettono la realta' concentrazionaria nazista, la spersonalizzazzione l'imbruttimento di ogni persona che veniva richiusa in questi luoghi di abominio e di insulto alla dignita' umana potevano trasformare una persona solo per pur spirito di sopravvivenza in un complice dei stessi suoi carnefici. Un film agghiacciante che racconta la vicenda di una delle innumerevoli vittime del nazismo perche' anche questa kapo lo era, resasi consapevole del suo tragico destino gia' segnato all'ingresso in Lager ha creduto di scegliere il male minore diventando lei stessa lo strumento necessario ai nazisti per l'annientamento dei suoi stessi compagni di prigionia. Purtroppo i Lager non risparmiano nessuno come dimostra la storia di questa ragazza. »

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5.0Cinema da riscoprire, 30-03-2012, ritenuta utile da 1 utente su 2
di A. Lupinacci - leggi tutte le sue recensioni

«Una ragazzina ebrea viene deportata in un campo di concentramento nazista. Assalita dalla fame cronica, arriva a prostituirsi pur di sopravvivere, fino a rinnegare sé stessa, le sue origini e, soprattutto, il legame con le altre deportate, e a decidere di collaborare con i suoi carcerieri. Poi l'amore di un altro prigioniero la farà tornare sui suoi passi ponendo fine a questo lento processo di annullamento di sé. L'atmosfera che si respira è struggente, tanto che, dopo averlo visto, si rimane a pensare al film (ma in particolare al finale) , per un intero pomeriggio. »

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2.0Kapò: il primo passo verso il ricordo, 04-11-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di G. Gabriele - leggi tutte le sue recensioni

«Questo film ha come merito quello di aver dato inizio, per il cinema, al tema del ricordo e della consapevolezza della Shoah. Per quanto possa sembrare strano, i casi come quello di Primo Levi con "Se questo è un uomo" erano casi rari: si voleva dimenticare, non ricordare.
Pontecorvo, quindi, dà voce alla Shoah e lo fa rendendo i suoi personaggi degli emblemi, delle personificazioni di ideologie e idee più che umani, di carne e sangue.
Edith è la ragazza ebrea;
Sacha è il russo;
Karl è il nazista;
e così via.
Pontecorvo negli anni Sessanta inaugura un filone e anche se questa pellicola, a mio parere, non è delle migliori non se ne può fare una colpa al regista: erano altri tempi e ancora molto c'era da sapere. Quindi, seppur con qualche imperfezione storica e un po' di rigidità dei sentimenti (grandi assenti in favore delle ideologie suddette), il film è un punto di partenza per iniziare a ricordare.
Lo consiglierei sicuramente per avere un'idea di quanto la strada verso la consapevolezza della Shoah sia stata lunga e tortuosa, anche per il cinema e i grandi registi.
»

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