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I kapo di Auschwitz

I kapo di Auschwitz

di Charles Liblau

4.0

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Detenuti politici o ladri recidivi, omosessuali o zingari: attraverso il racconto della vita e del comportamento di sei prigionieri-funzionari del lager di Auschwitz, Charles Liblau disegna un quadro vivido e necessario per comprendere le terribili procedure che regolavano i campi di sterminio. Figure sinistre e inquietanti, individui senza convinzione e di dubbia moralità, i Kapo erano scelti tra i deportati per controllare e "governare" le squadre di lavoro e la vita nelle baracche, esercitando sugli altri internati un potere assoluto e, soprattutto, collaborando con le SS nell'opera sistematica di annientare i loro stessi compagni.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Auschwitz non risparmia nessuno, 02-02-2011, ritenuta utile da 9 utenti su 9
di - leggi tutte le sue recensioni
Nemmeno i Kapo. Uomini prigionieri nei Lager nazisti, uomini cinici e brutali, trasformati in assassini dai loro stessi carcerieri. I prigionieri Kapo, che avevano l'enorme potere decisionale di vita o di morte sui loro sottoposti, prigionieri come loro ma di rango inferiore. I Kapo, divenuti tali perché di indole già meschina e brutale oppure perché la possibilità di agguantare un minimo potere poteva valere la sopravvivenza, raccoglievano in sé tutta l'assurdità di Auschwitz. Brandendo bastoni, terrorizzavano, punivano e massacravano i loro stessi compagni di prigionia, compangi già spersonalizzati e ridotti a un rango inferiore a quello delle bestie dai nazisti, compagni affamati, ammalati, schiavizzati, scheletri umani ciondolanti, privati anche dell'anima. I Kapo seviziavano i loro sottoposti, rubavano loro il già quasi inesistente pasto, spingevano per godimento al suicidio il deportato, uccidevano sempre e chiunque perché la morte ad Auschwitz era una questione di ordine mondiale dettata dai loro padroni nazisti. I Kapo erano anche essi prigionieri in Auschwitz e il Lager non ha risparmiato neppure loro, morirono in campo o per debolezza umana o per vendetta, morirono successivamente da uomini liberi, uccisi da chi subì le loro vessazioni e depravazioni oppure vissero intrappolati dal terrore di quella giustizia che avrebbe potuto raggiungerli e per qualcuno di loro questo si avverò.
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