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Istanbul

Istanbul

di Orhan Pamuk


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Descrizione

Istanbul come malinconia condivisa, Istanbul come doppio, Istanbul come immagini in bianco e nero di edifici sbriciolati e di minareti fantasma, Istanbul come labirinto di strade osservate da alte finestre e balconi, Istanbul come invenzione degli stranieri, Istanbul come luogo di primi amori e ultimi riti: alla fine tutti questi tentativi di una definizione diventano Istanbul come autoritratto, Istanbul come Pamuk. (Alberto Manguel, "The Washington Post"). Una delle più affascinanti città del mondo raccontata con la passione enciclopedica del collezionista, l'amore del figlio, il lirismo intenso del poeta.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.9 di 5 su 8 recensioni)


5.0Istanbul, 10-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di S. Burlesqoni - leggi tutte le sue recensioni

Più che un libro, un omaggio lirico alla città in cui si è nati e cresciuti, e infatti questo libro non è una guida turistica, non è un saggio, non è un florilegio di aneddoti, non è un libro di memorie né una raccolta di foto artistiche e di famiglia: riesce ad essere tutto questo insieme, come il suo sottotitolo I ricordi e la città fa presagire.
Se c'è una città particolare, in Europa, questa è di sicuro Istanbul. Non Venezia con calli e rii, non Parigi con Montmartre né Lisbona con la sua Alfama (ne ho citate tre a puro caso, la sostanza non cambia); Istanbul, Bisanzio, Costantinopoli, la sottile linea di confine in cui oriente e occidente, Europa e Asia si mescolano, si intrecciano, si fronteggiano, a volte si combattono e altre si abbracciano.
Il Bosforo e le ville in legno che vi si affacciano, il Corno d'Oro, le isole, i quartieri popolari, le bellissime moschee dal profilo maestoso e irripetibile, la storia della città e la vita dello scrittore premio Nobel 2006 procedono fianco a fianco, dai primi anni '50 fino ai giorni attuali. Pamuk racconta le vicende della sua famiglia benestante, del matrimonio burrascoso dei suoi genitori, delle scaramucce con il fratello maggiore, dei primi amori e dei suoi studi di architettura abbandonati per il mestiere di scrittore.
C'è Istanbul tutta nel racconto di Pamuk, i suoi letterati, i suoi artisti, la gente, i paesaggi, le rovine accanto ai monumenti, i gatti randagi, i visitatori illustri dall'occidente (Flaubert, Nerval, Gautier), le navi sul Bosforo, i ricchi e i poveri. E c'è il piccolo Orhan, affascinato dall'idea che da qualche parte in città ci sia un altro piccolo Orhan uguale a lui, anzi lui stesso, che vive una vita parallela alla sua. C'è l'adolescente Orhan, appassionato di disegno e poi di pittura, che mi fa capire a posteriori l'amore e la magia che trasudavano dalle descrizioni delle miniature ne Il mio nome è rosso. C'è lo scrittore Orhan, invaghito della sua città, della città della sua infanzia, delle passeggiate a piedi e in tram con la sua mamma, del panorama dal balcone di Palazzo Pamuk a Ni351; anta351; 305.
Forse non c'era bisogno di questo libro di Pamuk per scoprire le peculiarità della bellissima città turca, ma è certo che la sua lettura ci apre nuovi punti di osservazione, ci dà nuovi spunti e nuovi suggerimenti; a questa città, che è un mondo completo in sé, Pamuk appartiene, pervaso di quella tristezza hzn che è parte imprescindibile della quotidianità e della poesia di Istanbul. Hzn è lo stato d'animo di tutta una città, una condizione della mente, un sentimento unico che la unisce ai suoi abitanti, i quali portano ancora vivo dentro il cuore il ricordo delle vittorie e delle civiltà passate, pur dovendosi ogni giorno misurare col loro presente povero e confuso.


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4.0X chi ama questa città come se fosse la sua, 05-08-2011
di F. Olivi - leggi tutte le sue recensioni

Un libro per chi ama Istanbul, per chi l'ha vissuta, per chi l'ha vista nei documentari, per chi l'ha attraversata in vacanza, per chi vorrebbe andarci. Una descrizione lontana dalle guide turistiche ma molto più profonda e sincera. Pamuk descrive la città di quando lui era bambino, di quando era giovane, di ora che è uno scrittore. Un paese misterioso in bilico tra due mondi, unito da ponti, distaccato da vecchie storie. Un libro che necessita di essere amato nonostante possa sembrare in alcuni tratti lento, malinconico e pedante.

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4.0Istanbul, 26-07-2011
di A. Leofressi - leggi tutte le sue recensioni

Mi interessai a questo autore turco per via di alcune interviste rilasciate che mi impressionarono. I libri di Pamuk sono storie d'amore tristi. Storie d'amore interrotte. Per incapacità, per paura, per debolezza, perchè, forse, così voleva il destino.
Questa è la più grande: quella tra un uomo e la sua città.
Hikmet scrisse che due cose non si possono dimenticare: il volto della propria madre e quello della città natale.
Istanbul ha nutrito la fantasia di Pamuk come il seno d'una madre, ed è stata con lui forse più generosa di quella naturale.
Un libro autobiografico denso, che avvolge la città di brume forse sconosciute a chi è abituato a vederla immersa nel sole.
Arricchito dalle fotografie bellissime di Ara Guler è non solo la testimonianza a carne nuda di una vita, ma di un intero periodo storico. Ormai perduto.


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4.0Istanbul, 25-02-2011
di E. Treccani - leggi tutte le sue recensioni

Ho deciso di leggerlo dopo aver letto l'intervista all'autore. C'è Istanbul tutta nel racconto di Pamuk, i suoi letterati, i suoi artisti, la gente, i paesaggi, le rovine accanto ai monumenti, i gatti randagi, i visitatori illustri dall'occidente (Flaubert, Nerval, Gautier), le navi sul Bosforo, i ricchi e i poveri. E c'è il piccolo Orhan, affascinato dall'idea che da qualche parte in città ci sia un altro piccolo Orhan uguale a lui, anzi lui stesso, che vive una vita parallela alla sua. C'è l'adolescente Orhan, appassionato di disegno e poi di pittura, che mi fa capire a posteriori l'amore e la magia che trasudavano dalle descrizioni delle miniature ne Il mio nome è rosso. C'è lo scrittore Orhan, invaghito della sua città, della città della sua infanzia, delle passeggiate a piedi e in tram con la sua mamma, del panorama dal balcone di Palazzo Pamuk.
Forse non c'era bisogno di questo libro di Pamuk per scoprire le peculiarità della bellissima città turca, ma è certo che la sua lettura ci apre nuovi punti di osservazione, ci dà nuovi spunti e nuovi suggerimenti; a questa città, che è un mondo completo in sé, Pamuk appartiene, pervaso di quella tristezza hzn che è parte imprescindibile della quotidianità e della poesia di Istanbul. Hzn è lo stato d'animo di tutta una città, una condizione della mente, un sentimento unico che la unisce ai suoi abitanti, i quali portano ancora vivo dentro il cuore il ricordo delle vittorie e delle civiltà passate, pur dovendosi ogni giorno misurare col loro presente povero e confuso.


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4.0Istanbul, 15-11-2010
di G. Minotti - leggi tutte le sue recensioni

Sono molto attratta da Istanbul, per questo ho scelto di leggere il libro. Spesso, inoltre, ho letto interviste a Pamuk e qualche suo articolo. Fino ad ora mi pare l'intellettuale di nicchia, spaventato dal "fuori" e quindi molto concentrato sul "dentro" ma devo dire che il suo stile mi piace. Ovviamente lo leggo tradotto, quindi credo si perda molto del senso dell'uso della parola, ma non conoscendo la lingua turca e le sue sfumature devo per forza accontentarmi. Continuerò la lettura e magari avrò qualcosa in più da dire nei miei commenti.

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4.0Istanbul, 29-10-2010
di M. Liccardo - leggi tutte le sue recensioni

È il libro che mi piacerebbe, un giorno, avere la maturità di scrivere, ma che so che non farò mai: non ho la stessa memoria di Pamuk e non ho nemmeno un luogo come Istanbul da ricordare.

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2.0Istanbul, 28-10-2010
di L. Alpece - leggi tutte le sue recensioni

Città che ho visitato due volte, la meravigliosa Istanbul rivive e racconta la sua storia attraverso la penna del premio Nobel.Ma è più forte di me. La narrazione è leziosa e piuttosto noiosa, di un perfettismo che stride con l'affascinante piglio caotico multietnico padrone della città.

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4.0La tristezza di Istanbul, 17-08-2009, ritenuta utile da 3 utenti su 3
di L. Masotti - leggi tutte le sue recensioni

Lo scrittore turco Orhan Pamuk, premio Nobel 2006 per la letteratura, con "Istanbul" racconta la sua vita fino a ventidue anni e nello stesso tempo ci parla della città natale descrivendola non come potrebbe fare un turista, dall'esterno, ma dall'interno, per così dire con gli occhi dell'anima.
Figlio di una famiglia benestante, Pamuk parla della sua infanzia trascorsa nella parte europea di Istanbul, a Nisantasi, in un ricco palazzo. L'opera è dedicata al padre Gunduz, un ingegnere edile che, insieme al fratello, dilapiderà in parte l'ingente patrimonio di famiglia. Frequenti tensioni tra i genitori costringeranno Orhan e suo fratello a vivere con i nonni paterni e materni. Istanbul non è solo il contesto in cui si dipanano gli avvenimenti, ma finisce per identificarsi con lo stesso Pamuk. Come lo scrittore da bambino credeva nell'esistenza di un altro Orhan, così vi è una doppia Istanbul: quella ricca e fastosa all'epoca dell'Impero ottomano e quella povera e decaduta del presente.
Moltissime fotografie in bianco e nero arricchiscono e completano la descrizione dei luoghi e delle persone. E' così che l'autore vede la sua Istanbul: invernale, buia, notturna, grigia. La trattazione di un tema centrale nell'opera: quello della tristezza di Istanbul, rende comprensibile questa immagine della città.
In un luogo in cui la storia e i ricordi delle antiche vittorie sono ancora ben visibili attraverso la presenza delle rovine di un fastoso passato, il dolore della distruzione e della perdita permea di sé ogni cosa.
La passione del giovane Pamuk per il disegno e la pittura lo porta a ritrarre persone e luoghi, vicoli, sobborghi, come cercando in essi la città più vera.
Ma la scelta della sua vita sarà dipingere con le parole, fare lo scrittore.


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