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Io, Pierre Rivière, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello...

Io, Pierre Rivière, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello...

di Michel Foucault

5.0

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Note su Michel Foucault

Paul Michel Foucault nasce a Poitiers, in Francia, il 15 ottobre 1926. Nel 1940, per volere del padre, studia presso un collegio gestito dai frati, ma la madre fa impartire al figlio anche lezioni private di Filosofia. Dopo le scuole primarie, studia nel prestigioso Lycée Henri-IV di Parigi per poi essere ammesso, nel 1946, all’École Normale Supérieure, dove studia presso la cattedra di Maurice Merleau-Ponty e di Louis Althusser. Nel 1948 si laurea in Filosofia e nel 1950 in Psicologia. Vive la sua omosessualità in maniera disagiata, arrivando a tentare il suicidio e ad abusare di alcolici. Inizia a lavorare come psicologo nel 1952, presso l’hopital Sainte-Anne di Parigi. Dal 1954 al 1958 insegna Francese all'università di Uppsala, Varsavia ed Amburgo. Nel 1961 presenta la sua tesi di dottorato, che rappresenta anche la sua prima opera, dal titolo "Storia della follia nell'età classica". Nello stesso periodo incontra Daniel Defert, studente di Filosofia che diventerà il suo compagno. Negli anni Sessanta si sposterà molto, prima in Tunisia assieme a Defert, poi in Brasile e di nuovo in Francia. Nello stesso periodo pubblica importanti opere, tra cui "Le parole e le cose" (1966), un best-seller. Nel 1970 viene eletto professore al Collège de France alla cattedra di Storia dei Sistemi di Pensiero, posizione che ricoprirà per tutto il resto della sua vita. Importanti sono stati anche i suoi studi sulla sessualità, che hanno dato vita ad un opera di tre volumi, dal titolo "Storia della sessualità". Morì a Parigi il 26 giugno 1984, a causa di una malattia legata all'AIDS.
 

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 1 recensione)

5.0richiediamone la ristampa , 05-01-2010
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Spesso, partendo dalla cronaca attuale, può aprirsi un discorso sull'appropiatezza del giudizio (in campo psichiatrico e giudiziario) di capacità di INTEDERE e di VOLERE, due termini quantomeno obsoleti ed estranei alla stessa psichiatria. In questo testo, sempre attuale, si solleva un velo, proprio partendo da un fatto di cronaca e di atroci delitti, sul concetto di imputabilità.
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