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Invito a una decapitazione

Invito a una decapitazione

di Vladimir Nabokov


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Descrizione

Il protagonista di questo romanzo, Cincinnatus C., ha un difetto: è opaco, nel senso che i suoi pensieri e le sue sensazioni non sono trasparenti agli occhi di coloro che lo circondano, perciò produce "un'impressione bizzarra, come di un ostacolo oscuro e solitario in un mondo di anime trasperenti le une alle altre". In quel mondo, che non è un paradiso, come gli altri sarebbero inclini a pensare, ma il suo beffardo capovolgimento, l'opacità non è solo un difetto, ma una grave colpa, forse la più grave: è segno che rivela la "turpitudine gnostica" del singolo. In quel mondo si viene condannati a morte non per ciò che si fa, ma per ciò che si è. Scritto nel 1934 a Berlino un romanzo chiaroveggente che ha per oggetto la società totalitaria.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)


5.0Condannato per opacità!, 23-04-2012
di M. Cela - leggi tutte le sue recensioni

«Quando Nabokov prende la penna in mano sono di parte. Si lo so, sono fazioso e non mi vergogno ad ammetterlo.
Ma Nabokov è l'unico che mi fa sentire la "musica" mentre leggo.
Questo romanzo è assurdo è surreale, metafora di un mondo distopico e, a dire di molti, del mondo staliano e dei suoi processi.
Cincinnatus viene condannato a morte per opacità, ovvero per mancanza di condivisione dei sentimenti altrui. Cincinnatus viene condannato solo perchè diverso.
Tutto gli viene nascosto, persino il giorno della condanna o l'identita di M'sieur Pierre, suo compagno di cella.
Nabokov si diverte a farci impazzire con personaggi che si muovono fra il reale e l'irreale.
Il finale è apocalittico. Da applausi.
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3.0Tra Kafka e Dostoevskij, 19-04-2012
di L. Werther - leggi tutte le sue recensioni

«Il romanzo affascina per le situazioni surreali, i personaggi labirintici, e una trama piuttosto complessa. Tuttavia lo stile di Nabokov in questo racconto, benchè ricordi quello del più conosciuto "Lolita", risulta alla lunga di difficile comprensione, faticoso e un po' ingarbugliato. Lo apprezzeranno gli amanti delle atmosfere cupe.»

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