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L' invenzione della solitudine

L' invenzione della solitudine

di Paul Auster

4.0

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Il libro si compone di due scritti speculari. Il primo, "Il ritratto di un uomo invisibile", è una meditazione sulla scomparsa del padre, scritta qualche settimana dopo la sua morte. "Niente è più terribile che trovarsi faccia a faccia con gli oggetti di un morto. Le cose di per sé sono inerti: assumono significato solo in funzione della vita che ne fa uso", scrive Auster nel passare in rassegna le carte e gli oggetti del padre. Nel secondo "pezzo", "Il libro della memoria", l'autore sposta la sua attenzione dalla sua identità di figlio a quella di padre: riflette sulla condizione solitaria dello scrittore e prova a immaginare quella che sarà fatalmente la separazione dal figlio che cresce.

Note su Paul Auster

Paul Auster è nato da una famiglia ebrea di origini polacche a Newark, nello Stato americano del New Jersey, il 3 febbraio 1947. Suo padre, Samuel Auster, era proprietario di alcuni edifici di Jersey City. Sua madre aveva circa 13 anni in meno del marito. Il loro, fin dai primi giorni, non è stato un matrimonio felice. Paul Auster è cresciuto a Newark, assieme alla sorella, più piccola di lui di circa tre anni e affetta da forme di squilibrio mentale. La situazione famigliare ha segnato la vita di Paul Auster, come rivela lui stesso nel suo memoir dal titolo “Hand to Mouth” (1997). Paul inizia a nutrire una forte passione per la letteratura fin da giovane. Dopo le scuole superiori, inizia a viaggiare per l’Europa, visitando l’Italia, la Spagna, Parigi e Dublino, la città di James Joyce. Tornato negli Stati Uniti, si iscrive alla Columbia University. Nel 1966 conosce la scrittrice Lydia Davis, con la quale si sposerà il 6 ottobre 1974 e da cui avrà un figlio. Nel 1969, dopo aver conseguito la laurea, si imbarca su una petroliera e viaggerà per un anno. Poi è di nuovo in Francia, dove resta per tre anni, dal 1971 al 1974. Tornato negli Stati uniti, pubblica due volumi di versi: “Unhearth” e “Wall Writing”. Il suo primo romanzo è del 1979, “L’invenzione della solitudine”, un romanzo autobiografico incentrato sul suo rapporto con il padre, deceduto poco tempo prima. Nel 1985 ottiene il successo a livello internazionale con la trilogia di New York composta da “Città di vetro”, “Fantasmi” e “La stanza chiusa”. Da questo momento in poi, scriverà altri numerosi romanzi e alcune sceneggiature per il cinema. Dopo aver divorziato dalla Davis, nel 1981 si è sposato con la scrittrice Siri Hustvedt, da cui avrà una figlia, Sophie.
 

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.2 di 5 su 6 recensioni)

4.0Riflessioni intime, 01-05-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Un libro degli anni ottanta, quasi un'opera prima in prosa, ritengo. Né romanzo né racconti: note autobiografiche, memoriali, riflessioni, in un continuo rapporto tra vita e letteratura. A tratti diseguale, ma pieno di argomenti interessanti. Mi è piaciuta molto tutta la parte dei legami con il figlio bambino, e la originale rilettura del nostro "Pinocchio".
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3.0Un pò algido, 10-08-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 4
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Primo libro letto di Auster e... Mi ha incuriosito. Per tale motivo ho continuato a seguirlo. Diverso dal solito Auster, più intenso, forse, ma anche diseguale. Si compone di due sottoromanzi, il primo sulla morte e, anche, sulla vita del padre, il secondo sulla vita in generale che, sia pur scitto in maniera impeccabile diventa, alla fine un pò stucchevole. Interessante, comunque.
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4.0Un viaggio nell'anima, 06-08-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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Scrivere non è più un atto di libera scelta per me, è una questione di sopravvivenza, scrive Paul Auster in uno dei suoi libri e 'L'invenzione della solitudine' nè è un ottimo esempio. Nel primo libro assistiamo a un intensa confessione, quasi fossimo sul lettino del migliore degli pscicoanalisti a raccontare la storia della nostra vita. E' così che Auster ci introduce la sua, in un labirinto di lacrime mai piante, emozioni tradite, ma non sussurrate. La perdita di una persona cara è l'elemento scatenante, che da il via a una serie di riflessioni sulla vita che potrebbero benissimo essere quelle di ognuno di noi. Il secondo libro, come esplicitato già dal titolo, parla di solitudine sia essa interiore o sociale, repressa o manifestata attraverso la sua stessa opera. In questo libro Auster arriva davvero all'anima dell'individuo, quella più profonda e nasconta, quella che nessuno mostra mai nemmeno a se stesso. Un capolavoro della letterautra americana, un viaggio nel cuore e nell'anima di un uomo, che ha ancora tanto da dire.
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4.0L'invenzione della solitudine, 03-04-2011
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Lo consiglio a persone che amano leggere in solitudine. Il romanzo è composto da 2 racconti: in uno Auster ci parla dell'elaborazione del lutto per la morte di suo padre (la scrittura è stata catartica in questo), nel secondo ci sono tanti brani legati a momenti della sua vita, frammenti di ricordi.
Il primo racconto è totalmente autobiografico e viene ricostruita la storia della famiglia Auster, emigrata dall'Austria negli Usa e delle difficoltà legate all'adattamento in una terra con diverse tradizioni e cultura. Molto toccante la ricostruzione della figura paterna.
Il secondo racconto sembra la raccolta di diverse parti del suo diario. L'ho trovato interessante perché sono affascinata dalla scrittura di Auster e anche dalla descrizione della sua vita giovanile, devo però riconoscere che spesso non c'è legame tra un ricordo e l'altro; è come se non ci fosse un vero filo conduttore, oltre alla voglia di raccontare di sé!
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5.0L'invenzione della solitudine, 27-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Memoir molto toccante. Solo dopo la morte del padre l'autore si rende conto di non averlo mai realmente conosciuto; il ritrovamento di una fotografia porta a galla un mistero sepolto nel passato dal quale Auster prenderà spunto per indagare sulla figura del padre e sul suo rapporto con lui.
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5.0PAUL AUSTER: UNA CONFERMA, 12-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Un libro diviso in due parti, nella prima l'autore affronta la perdita del padre ricordandone il difficile rapporto avuto con esso, la seconda parte affronta il rapporto con il figlio, il libro sempre leggibilissimo anche per le numerose citazioni letterarie, tra le quali Pinocchio di Collodi e le poesie di Emily Dickinson.
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