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di Philip Roth


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Descrizione

È il 1951 in America, il secondo anno della guerra di Corea. Marcus Messner, un giovane serio, studioso e ligio alle leggi, di Newark, New Jersey, sta cominciando il secondo anno di università in un campus rurale e conservatore dell'Ohio: il Winesburg College. Perché ha deciso di frequentare il Winesburg invece del college della sua città, a cui si era inizialmente iscritto? Perché il padre, il risoluto e laborioso macellaio del quartiere, pare impazzito: impazzito per la paura e l'apprensione di fronte ai pericoli della vita adulta, ai pericoli del mondo, ai pericoli che vede incombere a ogni angolo sul suo amato figliolo. Come spiega al figlio la longanime madre messa a dura prova dal marito, è una paura che nasce dall'amore e dall'orgoglio che il padre prova per lui. Ciò non toglie che Marcus covi una rabbia troppo grande per poter ancora sopportare di vivere con i genitori. Li abbandona e, lontano da Newark, nel college del Midwest, si deve districare fra le consuetudini e le repressioni di un altro mondo americano.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 17 recensioni)


3.0Indignazione, 05-02-2012
di S. Marcello - leggi tutte le sue recensioni

«Il mio primo libro di Roth. Devo dire che mi aspettavo qualcosina di più da uno scrittore tanto osannato da certa critica. Non ho trovato niente di più che uno stile asciutto ed essenziale, con una trama abbastanza incolore, senza nulla di particolare da esaltare le doti del libro, o da far urlare al capolavoro. Non ci ho trovato niente di quanto mi sarei aspettato. Leggibile, ma nulla di eccezionale.»

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5.0Indignazione, 06-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 6
di M. Ferro - leggi tutte le sue recensioni

«L'ultimo Roth rappresenta anche un ritorno alle origini per lo scrittore ebreo-americano. Un racconto stupendo, perfettamente costruito, una bella storia. L'io narrante è morto. Era Markus Messner, figlio di un macellaio kosher, che diciannovenne lascia il nido perché non sopporta più le preoccupazioni del padre che teme che il ragazzo si possa mettere nei guai. Markus in realtà è quanto di più lontano ci sia da uno scapestrato: studioso ossessivo, lavoratore nei weekend per contribuire agli studi, orgoglioso e con una logica ferrea. Ateo, per allontanarsi dal New Jersey paterno finisce in un'università di bigotti metodisti, veri fondamentalisti del conformismo più bieco. Farà di tutto per evitare di dare vita proprio a quella serie di sfortunate circostanze che lo porteranno inesorabilmente ad una fine precoce. Onesto e integro fino in fondo, proprio la sua integrità morale lo porterà a fare un piccolo errore che risulterà fatale: pagare un leccapiedi per presenziare al suo posto all'obbligo degli insopportabili sermoni settimanali. Verrà scoperto per caso, espulso, mandato in Corea e lì fatto a pezzi dai cinesi. Non potè evitare la seduzione della morte.
Da leggere, perché finalmente Roth non delude.
»

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4.0Indignazione, 05-07-2011
di M. Liccardo - leggi tutte le sue recensioni

«Una sintesi purissima più che dello scrittore del'uomo Roth. Un personaggio, Marcus, cui ci si affeziona subito, con la sua ferrea volontà di riuscire. E che si saluta con malinconia alla fine. Ineluttabilità? No, non si tratta di questo. Si tratta di quel che neppure l'Indignazione può fermare: il concatenarsi illogico degli eventi. Come diceva Stevenson ne La Freccia Nera "Il gioco crudele che giochiamo nella vita, e come una cosa, una volta compiuta, non possa essere rimediata in alcun modo".
Nella vita non c'è il tasto annulla né il tasto reset. Questo ci dice Roth. In modo sublime.
»

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4.0Indignazione, 04-04-2011
di P. Ferrarelli - leggi tutte le sue recensioni

«Gran bel romanzo, l'autore lo sa e non fa nulla per nasconderlo. I personaggi sono costruiti come meccanismi di un ingranaggio, non prendono vita, e sono delineati rozzamente senza sfumature (il padre ansioso, il ragazzo perbene, la ragaza depressa, la madre lavoratrice). L'idea di fondo è che qualsiasi piccolo evento può causare una catastrofe (il battito d'ali di una farfalla...). Lo trovo un po' banale, troppo schematico, e troppo furbo. »

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4.0Indignazione, 01-04-2011
di E. Longobardi - leggi tutte le sue recensioni

«Ci vuole un pizzico di attenzione in più per questo romanzo, ma ne vale la pena. In "Indignazione" non c'è la tensione emotiva di "Everyman" o "Patrimonio", legata ad una preciso vissuto esistenziale dell'uomo: l'invecchiamento, la decadenza e la malattia; non c'è una guerra quotidiana, persa in partenza, contro il passare del tempo. In "Indignazione" Philip Roth, con una scrittura maestosa, descrive i meccanismi che stritolano un ragazzo alla fine dell'adolescenza, in procinto di affacciarsi sulla vita adulta. Marcus combatte contro il nevrotico padre, contro i compagni di campus e contro i retrogradi regolamenti che lo gestiscono. Non riesce mai a trovare, Marcus, un compromesso onorevole, un punto di equilibrio che gli permetta di raggiungere i propri obiettivi, di realizzare le proprie ambizioni. Di fronte a tali ostilità Marcus si comporta con improvvisazione, fuggendo quando l'ostacolo diventa insormontabile. Pur provando a governare il proprio destino, le scelte tattiche che adotta si risolvono puntualmente in disfatte degne di uno sprovveduto. Ma non solo letteratura. Philip Roth rende un commovente omaggio a coloro che combatterono una delle più insensate guerre fatte dagli Stati Uniti nel mondo: la guerra di Corea. I proletari cugini di Marcus non possedendo un grado di istruzione elevato vengono mandati come carne da macello al fronte, e stessa sorte sarà riservata a migliaia di suoi coetanei, lui compreso.»

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4.0Indignazione, 25-03-2011, ritenuta utile da 5 utenti su 15
di S. Murgia - leggi tutte le sue recensioni

«Il primo libro che ho letto di Roth. Lo stile e non tanto la trama in sè ti cattura fino alla fine, rendendo questo romanzo una perla. Se dovessi dargli un aggettivo, lo definirei affascinante. Marcus è un protagonista a cui ci si affeziona subito, pur con tutti i suoi difetti. Entriamo nella vita di un ragazzo ebreo nell'America anni 50 in piena guerra di Corea. Consigliato, breve ma intenso.»

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4.0Indignazione, 16-02-2011
di T. Grigio - leggi tutte le sue recensioni

«Ecco un altro dei miei regali di compleanno. Concentrato, asciutto, senza una sbavatura. E poi diretto, destabilizzante quel che basta. Un personaggio, Marcus, cui ci si affeziona subito, con la sua ferrea volontà di riuscire. E che si saluta con malinconia alla fine. Ineluttabilità? No, non si tratta di questo. Si tratta di quel che neppure l'Indignazione può fermare: il concatenarsi illogico degli eventi. Come diceva Stevenson ne La Freccia Nera "Il gioco crudele che giochiamo nella vita, e come una cosa, una volta compiuta, non possa essere rimediata in alcun modo".

Nella vita non c'è il tasto annulla né il tasto reset. Questo ci dice Roth. In modo sublime.
»

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4.0Indignazione, 15-02-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
di G. Remotti - leggi tutte le sue recensioni

«L'ho ricevuto (ma solo in prestito) da un mio caro zio. Finalmente Roth come ti aspetti che debba scrivere Roth! Un racconto stupendo, perfettamente costruito, una bella storia. L'io narrante è morto. Era Markus Messner, figlio di un macellaio kosher, che diciannovenne lascia il nido perché non sopporta più le preoccupazioni del padre che teme che il ragazzo si possa mettere nei guai. Markus in realtà è quanto di più lontano ci sia da uno scapestrato: studioso ossessivo, lavoratore nei weekend per contribuire agli studi, orgoglioso e con una logica ferrea. Ateo, per allontanarsi dal New Jersey paterno finisce in un'università di bigotti metodisti, veri fondamentalisti del conformismo più bieco. Farà di tutto per evitare di dare vita proprio a quella serie di sfortunate circostanze che lo porteranno inesorabilmente ad una fine precoce. Onesto e integro fino in fondo, proprio la sua integrità morale lo porterà a fare un piccolo errore che risulterà fatale: pagare un leccapiedi per presenziare al suo posto all'obbligo degli insopportabili sermoni settimanali. Verrà scoperto per caso, espulso, mandato in Corea e lì fatto a pezzi dai cinesi. Non potè evitare la seduzione della morte.
Da leggere, perché finalmente Roth non delude.
»

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4.0Indignazione, 12-02-2011
di A. Cipolletta - leggi tutte le sue recensioni

«Un Roth in gran forma torna ancora una volta agli anni '50 della sua adolescenza e giovinezza. Incazzato come sempre. Per insensibilità o per stupidità, o per semplice inesperienza, ben pochi si salvano in questa storia di una gioventù spezzata. »

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3.0Indignazione, 11-02-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
di L. Costa - leggi tutte le sue recensioni

«Uno degli ultimi romanzi di Roth che si contraddistingue dagli altri più dalla sua brevità che non per i suoi contenuti. La storia del figlio ribelle ebreo che si stacca e prende la distanza dalla sua famiglia e dalle sue tradizioni per vivere comunque nella loro ombra è infatti il tema comune di tante sue opere. L'elemento in più che dà al libro il merito di essere letto è la tesi che Roth sostiene sullle conseguenze fatali che ogni azione comporta e l'indiscutibilmente originale punto di vista della narrazione.»

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5.0Indignazione, 12-11-2010
di M. Sestrieri - leggi tutte le sue recensioni

«Intenso, profondo, acuto, ironico, spiazzante e, in fondo, pure straziante. Ennessimo capolavoro di colui che forse è il più grande scrittore vivente. »

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5.0Indignazione, 08-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di M. Bretone - leggi tutte le sue recensioni

«Il mio secondo Roth, dopo "Il lamento di Portnoy". Credo che ne seguiranno altri. Per una ragione semplice: leggere Roth è facile. Concede al lettore di seguirlo senza artifici. Se gli artifici li usi devi essere un grande (vedi Faulkner); se non sei un grande (vedi Murakami, il primo che ho visto sulla pila dei miei libri, ma potrei citarne altri) sei solo noioso. Roth è un grande narratore che non usa artifici anche se potrebbe farlo. »

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