L' impostore

L' impostore

5.0

di Giorgio Perlasca


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Descrizione

Nella Budapest del 1944 occupata dai tedeschi un commerciante italiano, fingendosi addetto all'ambasciata spagnola, pone sotto la sua protezione e salva dalla deportazione e dalla morte cinquemila ebrei: è Giorgio Perlasca, lo "Schindler italiano". La sua vicenda drammatica, avventurosa e per certi versi paradossale è tutta raccontata in queste pagine, rimaste inedite per decenni e venute in luce dopo la sua morte. Le doti diplomatiche, la passione civile, ma anche e soprattutto una grande spregiudicatezza e caparbietà permettono a Perlasca di tenere al riparo dalla ferocia dei fascisti ungheresi e dei nazisti intere famiglie ebree: lo troviamo intento a produrre documenti falsi, a trovare cibo, a organizzare e difendere "case rifugio" per strappare con l'inganno, infine, migliaia di vite ai treni della morte di Adolf Eichmann. Negli ultimi anni della sua vita Perlasca è stato fatto segno di onori sia in Israele sia in Ungheria, dove vivissimo ne è il ricordo: un "eroe per caso" il cui nome è scritto a Gerusalemme fra i Giusti delle Nazioni.

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5.0L'impostore., 14-07-2011, ritenuta utile da 5 utenti su 6
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Impresa non facile quella di Giorgio Perlasca, eppure riusci' a sottrarre allo sterminio programmato piu' di cinquemila persone. Era un convinto fascista, era solo un commerciante di bestiame, di diplomazia non sapeva nulla, eppure, riusci' in quel suo intento che si era prefissato a costo della prorpia vita, a differenza dei veri Ambasciatori che possedevano i modi e la classe dei veri diplomatici, che in realta' fallirono quel progetto comune. Case protette dove rifugiare gli ebrei, dare loro i mezzi di sussistenza compresa la sicurezza di non essere razziati ed ammazzati. Perlasca si considerava un impostore in quanto non era certo un diplomatico Spagnolo, il rischio di essere scoperto comportava non solo la sua fucilazione, ma anche il massacro di tutti i suoi protetti. Si diede da fare senza indugiare mai, correva da una casa all'altra ogni giorno per manifestare la sua presenza, contatto' rappresenzanti di Governo, Ambasciatori in Ungheria, polizia e Vaticano, sempre mentendo in modo cosi' spudorato che venne sempre creduto. Un uomo semplice Perlasca, umile a tal punto che non racconto' mai il suo gesto, furono i suoi protetti che lo rintracciarono dopo anni e raccontarono. Un eroe fu definito, ed e' vero. Un uomo comune, senza particolari doti diplomatiche e senza mezzi, riusci' a fare cio' che altri non provarono nemmeno, perche' troppo ancorati alla loro opulenza o alla finta legalita' , quella legalita' che non era certo riconosciuta in uno Stato nazista.
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