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L' Impero di Cindia. Cina, India e dintorni: la superpotenza asiatica da tre miliardi e mezzo di persone

L' Impero di Cindia. Cina, India e dintorni: la superpotenza asiatica da tre miliardi e mezzo di persone

di Federico Rampini

4.0

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Sono tre miliardi e mezzo. Sono più giovani di noi, lavorano più di noi, studiano più di noi. Hanno schiere di premi Nobel. Guadagnano stipendi con uno zero in meno dei nostri. Hanno arsenali nucleari ed eserciti di poveri. È "Cindia": Cina e India, il dragone e l'elefante. Cindia non indica solo l'aggregato delle due nazioni più popolose del pianeta: è il nuovo centro del mondo, dove si decide il futuro dell'umanità. Più di metà della popolazione mondiale è concentrata in quest'area, ed è la metà che cresce. Cresce sia demograficamente che economicamente. Oggi vi è però fra Cina e India una differenza radicale che ne fa due modelli alternativi. L'india è la più vasta democrazia esistente al mondo, un esempio di pluralismo e di tolleranza unico per quelle dimensioni. La Cina è il più imponente modello di Stato autoritario, funzionale e modernizzatore. Federico Rampini racconta questo enorme impero nascente e cerca di rispondere a una delle domande chiave del nostro futuro: vincerà la ricetta cinese, quella indiana, o un misto fra le due? E con quali conseguenze per il resto del mondo?

Note su Federico Rampini

Federico Rampini è nato a Genova il 25 marzo del 1956. Ha studiato presso L'École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, dove è stato allievo del sociologo liberale francese Raymond Aron e ha conseguito la laurea in Economia presso l’Università Bocconi, sotto la guida di Mario Monti. Fin da giovane è iscritto al Partito Comunista Italiano. All’età di 21 anni, nel 1977, inizia ad occuparsi di giornalismo, lavorando nella redazione di Città Futura, settimanale promosso dalla Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI) il cui segretario generale era Massimo D’Alema. Due anni dopo, nel 1979, inizia a collaborare con “Rinascita”, il mensile politico del PCI fondato da Togliatti nel 1944. Nel 1982, in seguito alla pubblicazione di una sua inchiesta relativa alla corruzione tra le fila del PCI, è costretto ad abbandonare la redazione della rivista. Dopo il suo allontanamento, Rampini inizia a collaborare con Il Sole 24 Ore, diventandone prima vicedirettore e poi capo della redazione di Milano. Successivamente passa alla redazione del quotidiano la Repubblica, per il quale farà l’inviato a Parigi, Bruxelles, San Francisco e Pechino. Durante queste esperienze in qualità di corrispondente estero, seguirà le vicende relative alla Silicon Valley e aprirà l’ufficio di corrispondenza di Pechino. Ha svolto anche l’attività di insegnante, tenendo alcune lezioni presso la Berkeley University e all’Università Jiao Tong di Shanghai. Ha iniziato la sua attività come scrittore negli anni Novanta. E’ autore di numerosi saggi, tra cui: "Il crack delle nostre pensioni" (1994), “Le paure dell'America” (2003), “Tutti gli uomini del presidente. George W. Bush e la nuova destra americana” (2004), “Il secolo cinese” (2005), “L’impero di Cindia” (2006) , “L’ombra di Mao” (2006), "Slow Economy” (2009) "Occidente estremo” (2010), “Alla mia sinistra” (2011). Federico Rampini attualmente è corrispondente a New York per la Repubblica, è sposato e ha due figli. 

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.8 di 5 su 4 recensioni)

3.0Il sole sorge ad Oriente, 20-04-2012
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Federico Rampini, inviato di Repubblica, da sempre attento all'economia mondiale, ha il merito di aver spiegato bene la globalizzazione al grande pubblico italiano.
Leggendo queste pagine se ne esce con la convinzione che il futuro del Mondo sia senza dubbio nelle mani dei paesi emergenti dell'Oriente come la Cina e l'India: una popolazione composta da molti più giovani (il 70 della popolazione indiana ha meno di 30 anni) , da molte più persone molto più determinate, motivate e competenti dell'Occidente in caduta libera.
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3.0L'impero di Cindia, 08-02-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Il libro racconta il boom economico dell'Impero Cinese-Indiano, è una fotografia molto chiara della cultura cineseindiana, della spiritualità e del nuovo materialismo. Un sistema politico "dittatoriale" in Cina e decisamente democratico in India (la più grande democrazia del mondo). Infine descrive il momento giapponese e le poche affinità con il "cugino" cinese.
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4.0L'Impero di Cindia, 31-10-2010, ritenuta utile da 6 utenti su 7
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Se si vuole capire qualcosa degli ultimi vent'anni, del perchè hanno chiuso e delocalizzato le nostre industrie, del perchè , mentre i nostri sindacati manifestavano in piazza , gli asiatici ci abbiano soffiato la pappa di sotto al naso, per capire perchè l'ndustria europea se non delocalizza non ha chances , vi consiglio vivamente di leggere questo libro. Che oltretutto è un quadro veritiero di come in Cina la rivoluzione non abbia mai avuto luogo. Ci sono 800 milioni di contadini che guadagnano 70 euro all'anno, in Cina, un serbatoio immenso di gente senza diritti e senza risorse economiche, che alimenta l'immigrazione in città, dove diventano manodopera non protetta, sfruttata a livelli inimmaginabili, facilmente sostituibile con "pezzi di ricambio nuovi e altrettanto poveri"... il tutto sotto gli occhi volutamente ciechi delle nostre amate multinazionali, dei marchi di fabbrica sponsors delle olimpiadi e dello sport per ricchi, che per una campagna pubblicitaria pagano ad un campione la stessa cifra che migliaia di operai non guadagnerebbero in una vita. Insomma un libro che apre gli occhi ma che da un lato fa capire una volta di più che viviamo nel mondo descritto da Orwell, dove i maiali si trasformano in umani e dove le persone sono tutte uguali ma alcune sono più uguali delle altre. Grazie Rampini. Un bellissimo libro. La Cina, intesa come nomenklatura cinese e classe dirigente è un orrore, lo avevo constatato con i miei occhi, lo avevo letto in altre pubblicazioni, il tuo libro è un'ulteriore conferma che non ci si salva dai mostri della globalizzazione . La parte dedicata all'India, con il suo prorompente avanzare nel campo tecnologico , è molto più concisa rispetto alla parte dedicata alla "tigre cinese", ma altrettanto illuminante, e mi sembra di vedere che simpatia e ammirazione dell'autore sia diretta più verso l'India, che verso il colosso comunista, se non altro perchè l'India resta a tutti gli effetti una democrazia, e fino ad ora ha fatto miracoli per non soccombere ai suoi squilibri religiosi e multietnici, pur se l'ordinamento a caste e le abissali disparità economiche non giocano a favore del suo sviluppo. Segue una parte dedicata brevemente ai cosiddetti figli di un dio minore, cioè alle etnie in via di estinzione, i Miao, gli Uiguri; e una dedicata al Giappone, e ai non sopiti rancori tra Cina e Giappone, alimentati dal revisionismo di questi ultimi sulle guerre che hanno visto contrapposti Giappone e Cina, Giappone e Corea. Meno convincenti le conclusioni dell'autore, e superficiali le sue considerazioni sulla convivenza tra cinesi / indiani/ italiani in Italia. Considero poi una sviolinata l'agiografia della civiltà cinese, che si era affacciata su Africa e Medio Oriente, e la sua tolleranza della diversità, quando noi in Europa nel XV secolo eravamo intolleranti e non avevamo altre ricchezze da commerciare tranne che un po' di vino e un po' di lana (sic!!!! e questo sarebbe un docente di Berkeley?) Forse ha cominciato a vedere l'Italia con l'ottica di un espatriato, che non capisce più il suo paese e ne ha dimenticato la storia e la cultura. Addirittura ridicole se non offensive le sue considerazioni su Venezia e il proliferare dei fast food indiani, oppure sulle rimostranze degli addetti al settore tessile a Prato. (dice ad un certo punto, che non si può incolpare il sindaco di Venezia per aver concesso troppe licenze ai ristoratori etnici, e che bastano i listini prezzi dei ristoratori veneziani per convertire i turisti al cibo tandori e al curry.) Faccio finta di non aver letto questa parte, che scredita tutto il libro. Si vede che aveva fretta di chiuderlo e darlo alle stampe, ma è una macchia che resta su di un libro peraltro informativo e di simpatica lettura.
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5.0Una panoramica allarmante sul gigante Cindia, 17-08-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Quella che il giornalista di Repubblica Rampini descrive è una prospettiva a dir poco allarmante non tanto per i nostri vicini asiatici, quanto più per noi occidentali obsoleti convinti di poter tenere testa a tre delle maggiori potenze in via di sviluppo semplicemente investendo, in capitali e mezzi di produzione, in territori e culture distanti da noi anni luce.
Il lettore si trova all'interno di megalopoli rumorose o di campagne isolate guidato dalle accurate descrizioni dello scrittore, ma accanto a frammenti di cultura locale emergono verità scomode sul futuro dell'occidente e sul presente di un oriente sfruttato fino all'osso anche da chi non ci saremmo mai aspettati di poter trovare tra queste pagine, ma che, nonostante le varie piaghe politiche sociali ed ambientali si fortifica, si specializza e si fa strada per imporsi in un economia nella quale ben presto ci ritroveremo spettatori impotenti e non più protagonisti.
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