Iconografia e iconologia. Saggio sulla storia intellettuale

Iconografia e iconologia. Saggio sulla storia intellettuale

5.0

di Michael A. Holly


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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 1 recensione)

5.0Iconologia e oltre..., 12-05-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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Non ci si aspetti da questo saggio una storia dettagliata del metodo iconologico che passi in rassegna ogni singola figura di studioso (tale compito lo assolve ottimamente "Nei dettagli nascosto" di Claudia Cieri Via): Michael Ann Holly propone innanzitutto una chiarificazione concettuale del termine "iconologia" nell'accezione proposta dalla moderna critica d'arte, a partire dal fondatore del metodo Aby Warburg e dal "sistematizzatore" Erwin Panofsky; quindi, il termine "iconologia" proposto da questi autori si differenzia sia dal significato che Cesare Ripa ne aveva dato nel cinquecento che dalla tradizionale iconografia ottocentesca.
Mancano all'appello, in questa ricostruzione concettuale prima che storica, nomi fondamentali come quelli di Fritz Saxl, Edgar Wind e Rudolf Wittkower- oltre a Warburg e Panofsky, Michael Baxandall è l'autore più trattato nel saggio, e anche la figura fondamentale di Ernst Gombrich viene praticamente solo accennata, anche se l'importanza della sua figura per gli studiosi successivi viene prontamente rilevata - specialmente in riferimento al concetto di "intenzione", che "dopo Gombrich è ancora, chiaramente, il termine operativo".
E' su Panofsky, considerato "Il più grande iconologo", che si concentra maggiormente l'attenzione della Holly: viene così individuato il senso profondo della proposta critica panofskyana in chiave iconologica, innanzitutto nel noto saggio che apre gli "Studi di iconologia" pubblicati negli Usa nel 1939. Scrive l'autrice: "Panofsky qui postula tre livelli (o stati) nella lettura dell'immagine, per decifrare sia i significati latenti che quelli manifesti di un'opera d'arte": il primo livello è quello di una lettura pre-iconografica in cui viene riconosciuto il semplice fatto rappresentato, quello che Panofsky chiama "soggetto primario o naturale"; il secondo livello di lettura è quello dell'analisi iconografica classica in cui, scrive la Holly, "identifichiamo il soggetto del dipinto: il momento e il luogo del suo compimento, i nomi dei protagonisti, i suoi precedenti storici, e così via". Il livello ultimo è quello propriamente iconologico ("iconologia" è termine che lo studioso introdurrà solo nella riedizione del saggio del 1955) ,che "si basa
su una lettura dell'opera come portatrice inconscia di un significato che va al di là di ciò che l'artista avrebbe voluto intendere": l'opera d'arte diventa così portatrice dei valori dell'epoca in cui essa è comparsa, vero e proprio documento socio-culturale.
Secondo la Holly, quindi, "come l'altare Merode-quest'opera viene presa dall'autrice, fin dalle prime battute del saggio, come "metafora dipinta" del sistema panofskyano- l'architettura dell'euristica di Panofsky ha una struttura tripartita. La storia di un'opera d'arte si dispiega quando ci muoviamo da una scena all'altra, e ogni livello è responsabile del precedente".
La trattazione della Holly, a questo punto, si spinge oltre i confini accertati dell'iconologia, per compiere un affresco, sintetico e tuttavia preciso, delle correnti critiche più recenti, sempre analizzate in rapporto alla tradizione iconologica.
Innanzitutto, vengono considerate le posizioni degli studiosi più critici nei confronti dell'impostazione iconologica di Panofsky e dei suoi specifici risultati: è il caso di Otto Pacht che, in riferimento al concetto panofskiano di "simbolismo nascosto" nell'arte fiamminga, ritiene che il metodo iconologico si risolve in realtà in una ricerca iconografica classica-giungendo quindi a una svalutazione del sistema teorico e metodologico costruito dal grande studioso.
Ma la critica più significativa è la constatazione dell'unilateralità delle interpretazioni iconologiche, in quanto, scrive la Holly, "ai testi viene quasi sempre assegnato un ruolo generativo nei confronti delle immagini": l'opera d'arte, in quanto agente di trasformazione sociale e culturale viene posta su un piano secondario- è dunque il legame tra parola e immagine, uno dei principi interpretativi più importanti dell'iconologia, ad essere revisionato dalla critica più recente.
Il saggio della Holly diventa quindi un interessante affresco delle vicende della critica d'arte dopo l'affermazione dell'iconologia: la "crisi" della disciplina intorno agli anni '80 (basti ricordare il fondamentale saggio di Hans Belting) ,la "nuova" storia dell'arte e la critica d'arte femminista.
Quasi inaspettatamente, questo libretto appare ancor più prezioso del previsto!
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