Hotel Angleterre

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4.0

di Nico Orengo


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Descrizione

Quella penna che non ho visto è l'emozione più forte e la curiosità intellettuale più intensa della lunga giornata. E quando rientriamo in albergo sento di avere in mano il capo di una lenza che a tirarla, piano piano dall'Europa mi farà passare la porta verso la Russia. "Quella penna" è la penna che Goethe donò a Puskin, e della quale non si trova traccia. Parte così, da un filo sottile che si dipana, da una traccia d'inchiostro fantasma, una "indagine narrativa" tra viaggi e ricordi, letture e suggestioni, incontri e ricordi familiari, nel mito della Grande Russia. Alla ricerca "di un dono, di un omaggio, di un'eredità poetica, di un sentimento, di una scintilla vitale".

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)

4.0Raffinato , 03-05-2012
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Prendendo occasione dalla ricerca della penna regalata a Puskin da Goethe, l'autore compie un viaggio attraverso la Russia, descrivendo un filo invisibile che unisce San Pietroburgo a San Remo e approfondendo il racconto grazie alle memorie della nonna Valentina. Inizia così un percorso fra memorie, ricordi, sensazioni della Russia (letterarie) e delle peripezie di molti profughi russi fra Sanremo e la Costa Azzurra (personali) . Romanzo di grande fascino, specie se amate la cultura russa.
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4.0Hotel Angleterre , 24-02-2011
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Stile pesante e imperioso, una lettura prettamente invernale. E' un libro su Pukin: Orengo va alla ricerca di una penna che fu donata da Goethe al poeta russo. Non è certo che il fatto sia realmente accaduto, ma questa ipotesi fornisce all'autore lo spunto per una ricerca a tutto campo nelle pagine della letteratura russa, della bibliografia, della critica letteraria, utilizzando anche gli strumenti di cui uno studioso oggi può disporre: internet, e-mail, google. Né sono estranee a Orengo le sue ascendenze con una famiglia russa (la nonna materna lo era). Splendide le pagine in cui descrive la vita dei nobili russi che svernavano a Sanremo e in Costa Azzurra. E' un libro che ha riannodato fili della mia memoria e mi ha fatto tornare agli anni della mia tesi ("La narrativa in Pukin" 1978) e ha riacceso in me voglie - che parevano sopite - di letteratura russa.
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