Grande guerra, piccoli generali. Una cronaca feroce della prima guerra mondiale

Grande guerra, piccoli generali. Una cronaca feroce della prima guerra mondiale

3.0

2010

di Lorenzo Del Boca


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Descrizione

Alla vigilia dello scoppio della Prima guerra mondiale, i più immorali pensavano soltanto di ricavare dei guadagni per potersi adeguatamente arricchire. Gli idealisti, invece, credevano di offrire all'Italia l'opportunità di conquistare peso e prestigio internazionale, in modo da restituirle quel ruolo che vagheggiavano ma che, dopo i fasti della Roma dei Cesari, era rimasto incartato nei libri della storia classica. Negli ultimi dieci anni, prima di quel 1914, i soldati erano cresciuti alle direttive del generale Paolo Spingardi, ottimo oratore parlamentare e del generale Alberto Pollio, ottimo scrittore. L'uno e l'altro - con tutto lo stato maggiore coltivavano il mito di Napoleone del quale leggevano con avidità biografie, recensioni, commenti strategici e valutazioni tattiche. Al momento dell'entrata in guerra, l'esercito italiano venne affidato a Luigi Cadorna che, se avesse ottenuto risultati proporzionali alla sua presunzione, avrebbe conquistato il globo terracqueo. I guai maggiori di chi combatteva per l'Italia vennero dagli stessi italiani che dimostrarono di non aver maturato alcuna idea e che, tuttavia, a quel nulla, si aggrapparono con convinzioni incrollabili. Si armarono di ordini assurdi. Pretesero di mandare le truppe all'assalto anche quando ogni logica l'avrebbe sconsigliato. Instaurarono un regime di oppressione che sarebbe risultato odioso per una qualunque dittatura. E provocarono la morte di un numero imprecisato di loro uomini.

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3 di 5 su 2 recensioni)

2.0Grande Guerra, piccoli generali, 19-05-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Ben scritto, adatto anche a lettori non specialisti. Tuttavia non convince a livello di alcune tesi piuttosto temerarie. Secondo me è necessaria un'analisi più articolata, che prende in considerazione tanti altri aspetti: la crescita smisurata degli eserciti e l'evoluzione della tecnologia a cui non ha fatto seguito un'adeguato sviluppo del pensiero strategico e tattico, i limiti dei sistemi di comunicazione, indispensabili agli ufficiali superiori per poter comandare masse così ampie di truppe e distribuite su fronti di estensione mai vista prima. Un ulteriore elemento è costituito dal fronte interno di ogni nazione belligerante e dall'evoluzione della società e dei mezzi di informazione, che rendevano molto più difficile ai governi ignorare le pressioni che venivano dal basso.
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4.0Grande Guerra, piccoli generali, 18-11-2010
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In sostanza un pamphlet al vetriolo sulla classe politica e militare che ha guidato l'Italia nel macello della I guerra mondiale, rendendosi responsabile del massacro di decine di migliaia di soldati per impreparazione, inettitudine, imbecillità. L'impostazione è chiaramente faziosa e si ha la sensazione che vengano portate solo le prove a sostegno della tesi del libro, ma è difficile non indignarsi (ricordi quello che disse Altan? L'indignazione è una roba così forte che poi non riesci a muovere un dito) e non pensare che questo clima di malaffare e questa incapacità collettiva sembra essere una delle costanti dell'Italia.
Il libro però fa arrabbiare per un altro motivo, ossia l'unidimensionalità della spiegazione: possibile che l'unico motivo dell'andamento della guerra sia stata la stupidità di chui comandava? Proviamo a guardarci intorno: sul fronte occidentale le stragi insensate di militari sono iniziate fin dalla battaglia delle frontiere, nell'agosto 1914 e sono proseguite fino all'inverno con la "corsa verso il mare". Altri esempi si potrebbero citare: Verdun, la Somme, Dobbiamo quindi concludere semplicemente che tutti i vertici politico-militari europei erano completamente inadeguati a gestire un conflitto di questo tipo? Secondo me è necessaria un'analisi più articolata, che prende in considerazione tanti altri aspetti: la crescita smisurata degli eserciti e l'evoluzione della tecnologia a cui non ha fatto seguito un'adeguato sviluppo del pensiero strategico e tattico, i limiti dei sistemi di comunicazione, indispensabili agli ufficiali superiori per poter comandare masse così ampie di truppe e distribuite su fronti di estensione mai vista prima. Un ulteriore elemento è costituito dal fronte interno di ogni nazione belligerante e dall'evoluzione della società e dei mezzi di informazione, che rendevano molto più difficile ai governi ignorare le pressioni che venivano dal basso.
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