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Giuda. Il tradimento fedele

Giuda. Il tradimento fedele

di Gustavo Zagrebelsky

3.0

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 Questo prodotto appartiene alla promozione  Einaudi
Le cose umane sono ambigue, aperte al bene e al male, - dice Gustavo Zagrebelsky. - La storia di Giuda è un inestricabile intreccio di questa duplicità. Scrutando le "ragioni di Giuda" è possibile esplorare uno dei territori più inquieti del pensiero cristiano, non solo perché vi è in gioco la libertà della creatura rispetto ai disegni del creatore. Ma anche perché in Giuda si condensano, come una sterminata letteratura ci conferma, tutte le ombre del cuore umano: il suo sogno di bene e la sua capacità di male, il baratro della disperazione e il sogno della redenzione, la deformità del tradimento - l'affronto più grande alla creatura che si offre inerme - e la domanda più radicale su Dio, se cioè la sua misericordia sia tale da poter accogliere e perdonare anche il colpevole più ripugnante.

Note su Gustavo Zagrebelsky

Gustavo Zagrebelsky è nato a San Germano Chisone, in provincia di Torino, il 1 giugno del 1943. Ha origini russe, suo fratello maggiore, Vladimiro, è un magistrato. E’ Socio Costituzionalista dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti (A.I.C.) e professore ordinario di Diritto Costituzionale presso l'Università degli studi di Torino. Il 9 settembre 1995, l’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, l’ha nominato giudice costituzionale e il 24 gennaio del 2004 è stato eletto presidente della Corte costituzionale della Repubblica Italiana, rimanendo in carica fino al 13 settembre 2004. Terminato il mandato, ha ripreso la cattedra di Giustizia costituzionale presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino ed è diventato docente a contratto presso l'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli. Collabora con alcuni importanti quotidiani nazionali, tra cui La Repubblica e La Stampa. E’ inoltre socio dell’Accademia nazionale dei Lincei. Nel pensiero giuridico di Gustavo Zagrebelsky si percepisce una visione dualistica del Diritto, diviso in lex e ius, le idee che esprime mettono in risalto il pericolo derivante dall'acriticità di un diritto solo formale o solo sostanziale. Ultimamente ha espresso la sua opinione in diversi ambiti del dibattito pubblico italiano. È presidente onorario dell'associazione Libertà e Giustizia e presidente della Biennale Democrazia. Tra le sue opere ricordiamo "Amnistia, indulto e grazia: profili costituzionali" (1974), "La giustizia costituzionale" (1977), "Manuale di diritto costituzionale, vol. I" (1987), "Il diritto mite. Legge, diritti, giustizia" (1992), "Il «crucifige!» e la democrazia" (1995), "La leggenda del grande inquisitore" (2003), "Essere delle istituzioni" (2005), "Imparare la democrazia" (2007), "Giuda. Il tradimento fedele" (2007), "Contro l'etica della verità" (2008), "La legge e la sua giustizia" (2009). 

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3 di 5 su 2 recensioni)

3.0Il tradimento, 28-03-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Spunti per una riflessione sfaccettata ed estrema: accenni all'immagine dell'alterità, alla dinamica interna del benemale, alla identità delle funzioni in relazione al fine esterno. Bella la scelta delle fonti, solo accennata: vangeli ed opere pop stimolano la riflessione. Qualche riserva sulla forma dialogica, che rende il tutto poco fluido.
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3.0Una figura carica di significati, 15-03-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Un po' deluso da questo libro dell'ammiratissimo Zagrebelsky, niente di particolarmente acuto, nuovo, su Giuda e il tradimento. Ho sempre pensato alla figura di Giuda come al paradigma del tradimento, all'emblema del traditore della fiducia, dell'amore, dell'amicizia ma non avrei mai immaginato che Giuda potesse essere considerato uno strumento, un mezzo per il raggiungimento di uno scopo, un ingranaggio di un meccanismo così grande da risultare inesplorabile. Giuda agisce per "altrui" volontà e dove non c'è volontà non c'è responsabilità. Il breve saggio, sotto forma d'intervista, non è il miglior libro di Zagrebelsky, poco approfondito, si ripete in diverse occasioni e non offre nuovi spunti d'analisi. Il dialogo rallenta e affatica la lettura.
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