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Sul giornalismo

Sul giornalismo

di Joseph Pulitzer


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Descrizione

Quale sarà la condizione della società e della politica di questa Repubblica di qui a settant'anni, quando saranno ancora vivi alcuni dei bambini che adesso vanno a scuola? Sapremo salvaguardare il primato della Costituzione, l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l'incorruttibilità della giustizia, oppure avremo un governo del denaro e dei disonesti? Joseph Pulitzer se lo chiedeva all'inizio del Novecento, quando per sua iniziativa nasceva la Scuola di giornalismo della Columbia University di New York. Era convinto che la risposta dipendesse in buona parte dalla qualità dell'informazione. A distanza di un secolo, nel momento in cui il consumo di notizie ha raggiunto ritmi prima inimmaginabili e rischia paradossalmente di rovesciarsi in disinformazione, la richiesta di qualità è ancora più decisiva per il bene pubblico. Perché "la nostra Repubblica e la sua stampa progrediranno o cadranno insieme".

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4.0Pulitzer, una vita “sul giornalismo”, 06-07-2010
di S. Di biasio - leggi tutte le sue recensioni

«Giornalisti si nasce o si diventa? Joseph Pulitzer nel maggio del 1904 scrisse: Nell’attività di estrazione dell’argento capita a volte di trovare l’oro per un valore di gran lunga superiore. Così, analogamente, nei corsi universitari potremmo trovare elementi marginali capaci di soddisfare le esigenze del giornalista. Perché dunque non dirottarli, spostarli, estrarli, concentrarli, specializzarli e destinarli al giornalista come specialista?. Questa risposta è contenuta nel volume “Sul giornalismo” edito Bollati Boringhieri che raccoglie due saggi dell’illustre giornalista-editore ungherese con una postfazione di Mimmo Candito, giornalista de La Stampa esperto di guerra.
Il primo saggio, “Scuola di giornalismo alla Columbia University”, sarà anche un panegirico dell’idea di Pulitzer di istituzionalizzare la professione giornalistica, ma colpisce per la passione quasi civile della scrittura. All’inizio del 900, una Scuola di giornalismo era una vera novità, spesso invisa ai suoi colleghi, per una professione molto legata al concetto di privilegio. Lo era anche per Pulitzer, ma il bene della nazione (forte americanismo) è meta imprescindibile: “un giornalista è la vedetta sul ponte di comando della nave dello Stato”. L’ idealismo permea l’opera di Pulitzer (sin dalla natura “anti-commerciale” della sua Scuola), sintomo d’una stagione d’oro della professione che l’aveva portato a fondare il St Louis Post-Dispatch e poi ad innovare la testata del World. Dal volume emergono inoltre tratti della “teoria ipodermica” della comunicazione, in specie nel secondo saggio su “Il potere dell’opinione pubblica”, in cui spicca la fiducia incrollabile nel potere della stampa in grado di plasmare senza filtri le idee di un’intera nazione. Numerose le citazioni, come quella dell’allora rettore di Harvard Eliot, secondo cui “la pubblicazione delle notizie rappresenta una grande sicurezza per la democrazia”.
sul_giornalismo1.jpgNel 2011 saranno 100 anni dalla morte di Pulitzer, e Candito coglie l’attualità dei suoi scritti: “si ritrova nelle pagine l’eco, affascinante, di un’epoca perduta; ma anche la spinta (…) alla condivisione di una tensione ideale, di un impegno alto, e orgogliosamente rappresentato, che nel tempo d’oggi è materia di rarefazione assoluta”. Un’analisi limpida come lo stile che da sempre ha caratterizzato l’uomo cui è dedicato il più ambito premio americano di giornalismo, letteratura e musica. L’uomo che decise di “donare” 2 milioni di dollari per istituire nel 1912 la “sua” Scuola di giornalismo. E noi, qui nel nostro Paese, ancora a discettare di tagli all’istruzione.
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