Il giardino dei Finzi Contini

Il giardino dei Finzi Contini

4.0

di Giorgio Bassani


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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.9 di 5 su 10 recensioni)

2.0Decisamente deludente, 12-05-2012
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Ho iniziato a leggere questo romanzo con entusiasmo, certo di esserne conquistato per le belle recensioni che avevo avuto modo di leggere. In realtà, è un romanzo senza infamia né lode. Piacevole leggerlo da un punto di vista stilistico, ma in sé la trama non ha nulla di coinvolgente. E, ancor più, mi ha rattristato il finale, praticamente senza senso. Troppe pagine sprecate ai particolari e poche battute per un finale che non si svela, che non esiste.
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2.0Il giardino dei Finzi Contini, 10-02-2012
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Mi è stato consigliato come lettura estiva dalla mia professoressa di italiano nell'estate tra la prima e la seconda superiore. Mi sto ancora chiedendo il motivo per il quale questo libro viene consigliato a degli adolescenti. Un libro di una pesantezza unica, ti fa passar la voglia di leggerlo dalla prima pagina.
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4.0Il giardino dei Finzi Contini, 26-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 3
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Un romasnzo celebre sulla tragedia degli ebrei italiani, ma lontano dalle crudezze che di solito caratterizzano il genere. E se nel prologo ci sono le immagini di una necropoli etrusca, che portano a una riflessione sulla morte, non atroce, ma malinconica, come un evento ineluttabile che chiude la vita, pure il romanzo inizia con la descrizione del cimitero ebraico di Ferrara, quasi a prendere atto che tutto ha un termine, fugando così il naturale timore della dipartita.
Anche nella tragedia della famiglia dei Finzi Contini, distrutta nei campi di sterminio, non c'è traccia di orrore, non c'è ansia atroce, ma solo il mesto ricordo di un amore giovanile perduto per sempre.
In questo senso è assai emblematico il personaggio di Micol Finzi Contini, la fanciulla di cui l'io narrante è perdutamente innamorato senza che tuttavia lo dimostri apertamente, perché le decisioni, nel mondo ovattato e sospeso del giardino dei Finzi Contini, non devono esserci. Sarebbe, infatti, un ritornare sulla terra, affrontando una realtà che spesso non è piacevole.
Quanti giardini ci sono nel nostro animo, quanti rifugi irreali in cui nei momenti di difficoltà ci piace adagiarci per fuggire il quotidiano!
Ecco, l'invito a leggere questo romanzo, di una delicatezza e di un pudore incredibili, è d'obbligo, perché alla fine, quando il protagonista rinuncia a Micol, sarà per tutti chiaro che il sogno non è un comodo rifugio e che la realtà, tutto sommato, è l'unica prova della nostra esistenza, pur con il suo carico di dolori, ma anche di brevi gioie.
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4.0Stranieri in patria, 05-07-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 5
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Siamo a Ferrara, muraria cittadina d'Italia e siamo nel profondo del profondo mondo ebraico. Leggendo le pagine di Giorgio Bassani è l'ebraismo ad avvampare segreto, ora delicato e sulfureo, ora con tocco cattivo di colpa. Bassani, come se s'accusasse d'aver tardato a narrare di Legge, Patriarchi, Profeti, rende con merito l'essere straniero, diverso, esule pur quando si è a casa, pur quando si è in patria. Certo, è un romanzo magnifico. Certo, è una fabula con venature stinte d'onirico. Certo. Ma è, a mio parere, sopratutto il trattato d'una estraneità che appartiene all'anima di chi è altro da ciò che lo cinge strettissimo. Merita, per questo, lettura e lettura e lettura.
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5.0Eccellente romanzo tra avanguardia e neorealismo, 31-03-2011
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Giorgio Bassani racconta in maniera mirabile le vicende della famiglia dei Finzi Contini che in una Ferrara ove gli ebrei sono sempre più minacciati dalle leggi razziali conduce vita appartata in una villa misteriosa. Alberto e Micol decidono di invitare a giocare a tennis in villa alcuni amici con cui si intrecciano temi politici e sentimentali. Alla fine Alberto muore di malattia; Micol ed i suoi vengono deportati in Germania ed uccisi. Rimarrà solo il ricordo del narratore.
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3.0Un omaggio memoriale postumo , 25-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Il romanzo è interamente pervaso di una struggente malinconia. Nonostante il tema trattato, lo stile è sublime e la narrazione è delicata. I personaggi sono tratteggiati in maniera indimenticabile; in particolare Micol spicca nella sua bellezza irraggiungibile. I luoghi sono descritti così bene che mi è quasi sembrato di essere in quel giardino idilliaco e di sentire il rumore della bicicletta del protagonista mentre sfreccia tra i vicoli... Mi ha fatto venir voglia di andare a Ferrara a visitare quesi posti, in cerca dell'isola che non c'è!
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5.0Il giardino dei Finzi Contini, 03-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Dolce, appassionante, ricco di emozioni e non mi stancherò mai di leggerlo e consigliarlo. L'amore che prova il protagonista per Micol è puro e ben descritto.
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4.0vorrei anche io un giardino così, 10-09-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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un bel libro, che evoca i profumi e i sapori della nostra terra. La storia del protagonista è delicata e malinconica, anche perchè fin dall'inizio l'autore anticipa il tragico finale. Mi sono innamorata della casa dei signori Finzi Contini, una cosa dove tutti hanno sognato almeno una volta di vivere.
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5.0I giardini dell'anima, 18-08-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 7
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L’opera fa parte di un grande impianto romanzesco a cui Giorgio Bassani lavorò per circa quarant’anni e che comprende anche “Dentro le mura”, “Dietro la porta”, “L’airone”, “Gli occhiali d’oro” e “L’odore del fieno”, testi non strettamente connessi, ma che presentano una comune simbologia poetica e un’ambientazione che costituisce anche una metodologia di osservazione degli eventi storici, con una Ferrara quasi mitizzata, dalle ampie e silenziose strade, con una vena di esile malinconia che riflette tuttavia il piacere di un vivere in un mondo quasi a sé, fra nebbie perlacee che tutto celano e che lasciano scoprire all’improvviso case, mura, alberi, affinché lo stupore della visione si accompagni alla quiete silente di una provincia quasi fuori dal tempo.
Questa atmosfera è descritta benissimo ne Il giardino dei Finzi Contini, un romanzo che sorge e cresce sul filo del ricordo. Raramente mi è accaduto di immergermi inconsapevolmente in un ambiente, di sentirmi parte della narrazione, come se dietro l’io narrante ci fossero tutti i nostri sentimenti, i nostri sogni di una vita quieta, lontana da ogni clamore, come se gli eventi del mondo fossero lontani anni luce.
E se nel prologo ci sono le immagini di una necropoli etrusca, che portano a una riflessione sulla morte, non atroce, ma malinconica, come un evento ineluttabile che chiude la vita, pure il romanzo inizia con la descrizione del cimitero ebraico di Ferrara, quasi a prendere atto che tutto ha un termine, fugando così il naturale timore della dipartita.
Anche nella tragedia della famiglia dei Finzi Contini, distrutta nei campi di sterminio, non c’è traccia di orrore, non c’è ansia atroce, ma solo il mesto ricordo di un amore giovanile perduto per sempre.
In questo senso è assai emblematico il personaggio di Micol Finzi Contini, la fanciulla di cui l’io narrante è perdutamente innamorato senza che tuttavia lo dimostri apertamente, perché le decisioni, nel mondo ovattato e sospeso del giardino dei Finzi Contini, non devono esserci. Sarebbe, infatti, un ritornare sulla terra, affrontando una realtà che spesso non è piacevole.
Quanti giardini ci sono nel nostro animo, quanti rifugi irreali in cui nei momenti di difficoltà ci piace adagiarci per fuggire il quotidiano!
Ecco, l’invito a leggere questo romanzo, di una delicatezza e di un pudore incredibili, è d’obbligo, perché alla fine, quando il protagonista rinuncia a Micol, sarà per tutti chiaro che il sogno non è un comodo rifugio e che la realtà, tutto sommato, è l’unica prova della nostra esistenza, pur con il suo carico di dolori, ma anche di brevi gioie.
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5.0Tra i romanzi più belli del Novecento , 23-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 3
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La descrizione del sentimento del protagonista verso la bella Micol di per sè vale già l'acquisto del libro. La storia gira tutta intorno all'amore non corrisposto, tra sentimenti giovanili, ambienti raffinati e amicizie difficili. Assolutamente da avere nella propria libreria.
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