Germinale

Germinale

4.5

di Émile Zola


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Descrizione

Nel calendario della Francia rivoluzionaria, Germinale è il mese della fioritura, del rinnovamento della natura. Un titolo ricco di delicate suggestioni, quindi, per il tredicesimo romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart, che sembra però cozzare con l'ambientazione cupa e dolorosa e con i toni a tratti di feroce polemica della narrazione. Étienne Lantier, figlio di Gervaise Macquart, trova impiego nelle miniere del Nord della Francia, all'epoca della prima rivoluzione industriale. Sconvolto dalle durissime condizioni di vita dei minatori, Étienne organizza la resistenza, ma lui stesso, insieme alla ragazza di cui è innamorato e al rude amante di lei, finirà per rimanere intrappolato in una galleria. In apparenza un fallimento, l'eccidio di lavoratori con cui lo sciopero si chiude è in realtà il primo seme di quella primavera della giustizia e dell'uguaglianza tra gli uomini evocata dal titolo. Pubblicato nel 1885, Germinale è uno dei romanzi più celebri di Zola, se non di tutta la letteratura francese dell'Ottocento; un accurato affresco storico ma soprattutto un esempio indimenticabile della potenza narrativa di Zola. Lo disse Oscar Wilde: "In Germinale c'è qualcosa di epico". La postfazione è di Henry James.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.7 di 5 su 3 recensioni)

5.0Che must!, 22-09-2011
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Non si può non apprezzare un autore come Zola e soprattutto uno dei suoi maggiori successi. Questo romanzo, come in genere tutti quelli di Zola, ha uno sfondo realista-naturalista, per questo le vicende sono crude e tratte dalla vita francese, una denuncia politica e all'amore in tutte le sue appassionanti sfumature.
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5.0Germinale, 27-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
di - leggi tutte le sue recensioni
Ho scoperto questo classico francese per caso su una bancarella di libri usati. Per capire quali sono i due difetti di questo romanzo (difetti nonostante i quali il romanzo resta comunque un capolavoro della letteratura universale) basta leggere le ultime cinque pagine, quelle in cui il protagonista, dopo aver condiviso in tutto e per tutto le tragiche vicende della famiglia Maheu ed esserne stato almeno in parte la causa, dopo aver rischiato di essere lapidato dai suoi stessi compagni, dopo essere uscito, unico superstite, dalle viscere della miniera in cui ha rischiato di rimanere sepolto (abbandonandovi peraltro il cadavere dell'amata) , dopo aver constatato il cinismo e l'indifferenza dei borghesi al destino delle masse popolari (tranne in quei rarissimi casi in cui solidarietà e umana pietà riescono a forare le pareti altrimenti impenetrabili che dividono le classi sociali) - il protagonista, allontanandosi dal luogo delle sue ma soprattutto altrui disgrazie, elucubra tutta una cervellotica menata filosofico-politico-sociale che vorrebbe spremere il succo delle vicende appena concluse e aprire il cuore a una speranza per il futuro. E da lettore non ci potevo credere: ma come, il romanzo si protrae per seicento pagine fra catastrofi e immagini di morte, e in conclusione l'autore si illude di poter ancora propinare l'enorme palla delle magnifiche sorti e progressive, riattualizzate alla luce del sol dell'avvenire!
Ideologia, primo difetto: Zola non vuole e non riesce ad essere solo artista, e lo sarebbe grande. No, lui vuole insegnare, vuol convertire, vuol dimostrare, vuole incitare all'impegno e al cambiamento. Peccato che l'ideologia, a fronte della vita e contro le stesse aspettative dell'artista, risulti astratta, povera e incoerente, perfino forzata, sovrapposta com'è a una realtà presentata in modo così crudo da non offrire alcun ragionevole appiglio alla speranza che pure l'ideologia pretende di veicolare. E nelle pagine in cui l'ideologia pretenderebbe di universalizzare la vicenda, finisce in realtà per restringerla, banalizzarla, farla recedere dalla sua dimensione di tragedia greca entro i limiti di un contesto storicamente chiuso e determinato. L'arte inevitabilmente ne risente, e il lettore (almeno io) sbuffa e bofonchia.
E prima ancora dell'ideologia, ma da essa conseguente, ciò che il lettore coglie nel dipanarsi della vicenda è il continuo intervento dello Zola, questo suo metodico sovrapporsi ai personaggi, i cui dolori, pensieri e sentimenti son sempre riportati attraverso gli occhi e ancor più attraverso il cervello del romanziere. Per cui non è Catherine, la Maheude o Etienne che vediamo in azione, ma quel che Zola ha deciso che Catherine, Maheude o Etienne debbano dire, fare e pensare. Ancora una volta contro le aspettative e le intenzioni del romanziere e della sua pretesa poetica dell'oggettività, non abbiamo di fronte la vita e le vicende di una famiglia di minatori del Nord-Pas-de-Calais, ma quel che è lo sguardo di Zola su tale vita: uno sguardo, oltretutto, borghese e benpensante, come traspare da quell'insistere sui particolari sordidi e volgari, che in un'ottica davvero naturalista non dovrebbero recare alcuno stupore, ma che invece nello Zola suscitano un'evidente curiosità e compiacimento, che si traduce in descrizione insistita e minuta, mirata borghesemente a épater les bourgeois.
Insomma, grande romanzo, ma non grandissimo.
Per essere grandissimo, Zola avrebbe dovuto nascere un po' più a sud, chiamarsi Verga e deporre le intenzioni politico-sociali, ossia non esser più Zola.
Ma I Malavoglia, quanto a riuscita artistica, stanno a Germinale come l'Antigone di Sofocle sta alle tragedie di Seneca. E Verga I Malavoglia li scrive già quattr'anni prima.
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4.0Un bel libro, 29-03-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Un libro di Emile Zola, che apparentemente sembra molto pesante, difficile da leggere e temi complicati. In effetti Germinale, non è un libro da leggere la sera primadi andare a letto, ma un libro su cui studiare e riflettere, non leggendolo di fretta, ma con calma!
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