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Il gattopardo. Edizione conforme al manoscritto del 1957

Il gattopardo. Edizione conforme al manoscritto del 1957

di Giuseppe Tomasi di Lampedusa


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  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: I narratori
  • Data di Pubblicazione: maggio 2008
  • EAN: 9788807013089
  • ISBN: 8807013088
  • Pagine: 299
  • Formato: brossura
Don Fabrizio, principe di Salina, all'arrivo dei Garibaldini sente inevitabile il declino e la rovina della sua classe. Approva il matrimonio del nipote Tancredi, senza più risorse economiche, con la figlia di Calogero Sedara, un astuto borghese. Don Fabrizio rifiuta però il seggio al Senato che gli viene offerto, ormai disincantato e pessimista sulla possibile sopravvivenza di una civiltà in decadenza e propone al suo posto proprio il borghese Calogero Sedara.

Note su Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Giuseppe Tomasi di Lampedusa nacque a Palermo il 23 dicembre del 1896. Era figlio di Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò e di Giulio Maria Tomasi, 12° Duca di Palma, 11° Principe di Lampedusa, Barone di Montechiaro e della Torretta, Grande di Spagna di prima classe. Alla morte del padre, avvenuta nel 1934, acquisì i suoi titoli nobiliari. Svolse i primi studi nella grande casa della famiglia, assistito da una maestra privata, dalla madre e dalla nonna. La sua infanzia fu scossa dalla morte prematura della sorella maggiore Stefania. Nel 1911 si trasferì a Roma, dove frequentò il liceo classico. Terminati gli studi a Palermo, nel 1915 tornò a Roma e studiò Giurisprudenza, ma non si laureò in quanto venne chiamato alle armi. Partecipò alla battaglia di Caporetto e venne fatto prigioniero dagli austriaci. Riuscito a fuggire da un carcere ungherese, tornò a piedi in Italia e diede le dimissioni dall’Esercito. Trascorse un periodo tra la Sicilia e Genova. Nella città ligure iniziò a collaborare con una rivista letteraria. Nel 1932 si sposò a Riga con Alexandra Wolff Stomersee. La coppia si trasferì in Sicilia, ma la donna risultò caratterialmente incompatibile con la madre del marito e tornò in Lettonia, pur restando sposata. Allo scoppio della seconda guerra mondiale venne richiamato alle armi ma fu presto congedato in quanto doveva seguire l’azienda agricola di cui era proprietario. Durante la guerra si rifugiò assieme alla madre a Capo d’Orlando, dove lo raggiunse la moglie. Nel 1946 sua madre morì. Tornato a Palermo, nel 1953 iniziò a frequentare i circoli intellettuali. Conobbe Eugenio Montale e Maria Bellonci, oltre ad altri intellettuali, tra cui Gioacchino Lanza Mazzarino, che adottò. Nel 1956 terminò di scrivere “Il Gattopardo”. Il romanzo, che inizialmente snobbato dalle case editrici, venne pubblicato postumo nel 1958, vinse il Premio Strega e, nel tempo, divenne uno dei più grandi capolavori della storia della letteratura italiana. Giuseppe Tomasi di Lampedusa morì a Roma il 23 luglio del 1957 a causa di un tumore.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 4 recensioni)

4.0Il gattopardo., 26-09-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Nonostante sia spesso verboso rimane uno dei classici imprescindibili della letteratura italiana. Il romanzo si focalizza sulla figura del principe Fabrizio Salina, aristocratico colto, scettico di fronte ai nuovi tempi (la narrazione ha come iniziale riferimento lo sbarco dei mille in Sicilia e pertanto il 1860) , ma contemporaneamente consapevole della fine della società di cui è parte.
Nel suo ramo familiare figura il nipote Tancredi, prediletto perché questi rappresenta, con il suo opportunismo e la sua audacia, la nuova forza che si sprigionerà dal vecchio mondo ormai morente, per dar luogo a una società solo apparentemente nuova, poiché il mutamento sarà solo esteriore e il potere continuerà a restare ben saldo nelle mani della vecchia classe dirigente a condizione che questa si impegni in questa apparente rivoluzione per orientarla verso i propri fini.
In questo quadro il Principe Salina asseconda il nipote nei suoi giochi, senza tuttavia prendervi direttamente parte, ma solo come semplice spettatore dello sviluppo storico, con una sorta di consapevole rassegnazione che, se anche tutto e nulla cambia, per la sua classe sociale, per questa antica nobiltà sicula legata alla terra non ci sarà più futuro.
E in effetti tutta l'opera è pervasa da un opprimente senso di decadenza, che si rispecchia nella desolata campagna siciliana, negli antichi e decrepiti paesi, nei palazzi quasi abbandonati da una aristocrazia pigra e incapace di alimentare le ragioni della sua stessa esistenza. Al riguardo, giustamente famosa è la scena del ballo di Palermo, con la crudele rivelazione, per il principe Salina, della deformazione della morte sui volti allegri dei giovani che gli stanno intorno.
Ci sono pagine di stupenda bellezza, quali quelle in cui il gesuita Padre Pirrone, prelato personale della famiglia Salina, andato a trovare la sua vecchia madre, spiega a un addormentato erborista le caratteristiche dei nobili, oppure quelle della morte del principe, in una stanza d'albergo, con una descrizione del trapasso che raggiunge i vertici dell'abilità narrativa.
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5.0Straordinario romanzo della nostra letteratura, 23-08-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Una delle opere più preziose della letteratura italiana."Il gattopardo" ci porta a considerare l'Unità d'Italia in tutte le sue sfumature.Il principe Salina nobile siciliano vive negli anni della spedizione dei mille, dell'unità d'Italia e del conseguente decadimento del regime borbonico..Un'analisi storica e politica di straordinaria attualità alla vigilia della celebrazione dei 150 anni di unità del nostro paese
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5.0Tutto cambia per restare sempre uguale, 18-08-2010, ritenuta utile da 4 utenti su 5
di - leggi tutte le sue recensioni
Premetto che ci troviamo davanti a un'opera di valore assai elevato, tanto che ormai Il gattopardo è da tempo un classico della letteratura.
Il romanzo si focalizza sulla figura del principe Fabrizio Salina, aristocratico colto, scettico di fronte ai nuovi tempi (la narrazione ha come iniziale riferimento lo sbarco dei mille in Sicilia e pertanto il 1860), ma contemporaneamente consapevole della fine della società di cui è parte.
Nel suo ramo familiare figura il nipote Tancredi, prediletto perché questi rappresenta, con il suo opportunismo e la sua audacia, la nuova forza che si sprigionerà dal vecchio mondo ormai morente, per dar luogo a una società solo apparentemente nuova, poiché il mutamento sarà solo esteriore e il potere continuerà a restare ben saldo nelle mani della vecchia classe dirigente a condizione che questa si impegni in questa apparente rivoluzione per orientarla verso i propri fini.
In questo quadro il Principe Salina asseconda il nipote nei suoi giochi, senza tuttavia prendervi direttamente parte, ma solo come semplice spettatore dello sviluppo storico, con una sorta di consapevole rassegnazione che, se anche tutto e nulla cambia , per la sua classe sociale, per questa antica nobiltà sicula legata alla terra non ci sarà più futuro.
E in effetti tutta l'opera è pervasa da un opprimente senso di decadenza, che si rispecchia nella desolata campagna siciliana, negli antichi e decrepiti paesi, nei palazzi quasi abbandonati da una aristocrazia pigra e incapace di alimentare le ragioni della sua stessa esistenza. Al riguardo, giustamente famosa è la scena del ballo di Palermo, con la crudele rivelazione, per il principe Salina, della deformazione della morte sui volti allegri dei giovani che gli stanno intorno.
Ci sono pagine di stupenda bellezza, quali quelle in cui il gesuita Padre Pirrone, prelato personale della famiglia Salina, andato a trovare la sua vecchia madre, spiega a un addormentato erborista le caratteristiche dei nobili, oppure quelle della morte del principe, in una stanza d'albergo, con una descrizione del trapasso che raggiunge i vertici dell'abilità narrativa.
Benché la vicenda sia ambientata nel XIX secolo lo stile non è proprio dell'epoca, ma nemmeno del secolo successivo in cui l'opera è stata redatta; non c'è una parola di troppo, né una di meno, non è per nulla ridondante, ma nemmeno scarno, non è costruito, ma nemmeno stringato, insomma è uno stile del tutto personale e irripetibile che mai stanca, pur invitando a soffermarsi sul vero significato di tutte le frasi.
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4.0l'Italia non cambia mai, 06-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Tutto deve cambiare perché tutto rimanga uguale.
La lezione del Gattopardo è attuale più che mai, ed è rimasta attuale per tutta la storia d'Italia.
Un classico da non perdere, aiuta a capire in modo più smaliziato certe "dinamiche del potere".
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