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Fuga da Bisanzio

Fuga da Bisanzio

di Iosif Brodskij


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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)


5.0Un poeta che scrive saggi su altri poeti, 23-05-2012
di E. Longobardi - leggi tutte le sue recensioni

«Fuga da Bisanzio è una collezione di brevi saggi descritti con una profondità straordinaria. Il primo tra questi è il malinconico ritratto della propria famiglia di origine che racchiude, forse, tutta la sofferenza e la tristezza che hanno caratterizzato l'ex unione sovietica. Proseguonoe i suoi ricordi con pagine profonde e appassionate su Pietroburgo e Bisanzio, su Auden e Achmatovam. Lo ritengo un libro semplicemente straordinario.»

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3.0Fuga da Bisanzio, 20-11-2010
di J. Smith - leggi tutte le sue recensioni

«Ci sono pagine molto belle e struggenti, soprattutto quelle in cui descrive la sua città natale, San Pietroburgo, quelle in cui parla della sua infanzia e della sua adolescenza e quelle in cui ricorda i genitori (In una stanza e mezzo) che ha dovuto abbandonare, vecchi e malati, quando fu costretto dalle autorità sovietiche ad emigrare negli USA.
Molto toccante è anche la motivazione che dà della sua scelta di scrivere i suoi testi in prosa nella lingua del paese d'adozione: Quando uno scrittore ricorre a una lingua che non sia quella materna può farlo per necessità, come Conrad, o per una divorante ambizione, come Nabokov, o per arrivare a un estraniamento più profondo, come Beckett... Scrivo tutto questo in una lingua diversa dal russo perché vorrei assicurare loro i suoi genitori un margine di libertà: un margine la cui ampiezza dipende dal numero di persone che possono aver voglia di leggere queste pagine... Scrivere di loro in russo significherebbe soltanto ribadire la loro cattività, assecondare soltanto la condanna alla perdita della personalità, fino all'annientamento meccanico... In russo posso leggere, scrivere versi o lettere. Ma per Maria Volpert e Aleksandr Brodskij occorre un'altra lingua, una lingua che almeno prometta una parvenza di vita dopo la vita, forse l'unica possibile, se si esclude la mia, quella che sto vivendo. E per quanto riguarda quest'ultima, scrivere in un'altra lingua è come fare i piatti: fa bene alla salute, è terapeutico.
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