Forme dell'intenzione

Forme dell'intenzione

5.0

di Michael Baxandall


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Descrizione

Rifacendosi a quadri famosi di Picasso, Chardin, Piero della Francesca, Baxandall esplora i fondamenti e le ragioni d'essere della critica d'arte, cercando di ristabilirne i meccanismi corretti: quelli che ci consentono di godere al meglio di un'opera.

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 1 recensione)

5.0Saggio imprescindibile, 06-09-2010, ritenuta utile da 6 utenti su 7
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Questo è uno dei saggi più belli e importanti di Baxandall.
La linea portante del libro consiste nella definizione teorica e metodologica di quella che l’autore chiama “critica inferenziale”. I quattro capitoli che compongono il volume hanno quindi lo scopo di giungere a tale definizione, attraverso quattro opere d’arte (un ponte e tre quadri) lontane tra loro per finalità e periodo storico, prese come esempio esplicativo.
Analizzando queste opere adoperando la metodologia della critica inferenziale, Baxandall giunge a determinare quale è stata la volontà intenzionale che ne ha guidato la realizzazione: determinazione in un certo senso naturale, dato che il compito principale che Baxandall affida alla critica inferenziale è proprio quello di cercare gli elementi (socio-culturali, personali, formali) da cui si può evincere qualcosa dell’intenzione originaria dell’artista.
Quella dell’intenzione è l’altra questione centrale affrontata nel saggio (non a caso il titolo del volume è “Forme dell’intenzione”); questione problematica poiché, come scrive l’autore nel capitolo sul “Ritratto di Daniel-Henry Kahnweiler”, realizzato dal Picasso cubista, oltre all’intenzionalità dell’artista c’è anche, parallelamente, quella propria dell’opera d’arte, più sfuggente e più difficile da determinare. Infatti il quadro (perché è all’intenzione dei quadri che Baxandall rivolge la sua attenzione- il capitolo iniziale sul Forth Bridge serve solo da introduzione al metodo inferenziale) non si compone di un unico momento intenzionale: l’opera d’arte,dunque,non è la semplice attuazione materiale di un progetto concettuale definitivo e concluso; al contrario il quadro, nel suo farsi, presenta sempre nuovi problemi, nuove incognite e imprevisti che l’artista deve affrontare e risolvere; quindi, ogni porzione del quadro, ogni singola pennellata che lo compone, ha la sua intenzione propria che, differenziandosi da quella originaria dell’artista, la completa e la aggiorna. E’ chiaro, quindi, che l’artista affrontando i nuovi problemi interni al quadro e alla sua intenzione (o meglio,alle sue intenzioni),si appropria di essi aumentando ulteriormente i punti della sua agenda (cioè il suo programma artistico).Da ciò l’affermazione dell’essenza dinamica del lavoro artistico,che diventa,usando le splendide parole dello stesso Baxandall, una “performance sempre in movimento”.
Baxandall parte dal presupposto che l’intero processo intenzionale che ha portato all’opera- l’opera per come la conosciamo-sia impossibile da cogliere nella sua completezza (proprio perché formato da miriadi di problemi secondari), ed è quindi impossibile da descrivere o narrare; stessa impossibilità di descrizione presenta il quadro in quanto tale, poiché il linguaggio figurativo non può essere traslato nel linguaggio verbale:le parole,cioè, non possono possedere (quindi spiegare) le immagini. Quella che la descrizione verbale mette in atto è,essenzialmente, la descrizione della nostra percezione personale del quadro; l’opera viene quindi interpretata indirettamente e per via periferica, attraverso il nostro punto di vista,o attraverso quello dell’artista, mediante concetti e paragoni: la descrizione-interpretazione, in quanto rielaborazione concettuale e verbale,risulta essere forzatamente lenta,incapace a rendere l’immediatezza e la pienezza della percezione visiva del quadro.
A questo appunto appare necessario il rapporto diretto con l’opera: la critica d’arte (inferenziale o meno) non può che essere ostensiva. Solo ritornando costantemente all’opera,solo relazionandosi a essa, si può carpire qualcosa della sua essenza (quindi rimane l'imprescindibilità di una indagine che sia anche formale).
In questo modo Baxandall propone una metodologia critica che, fondandosi sull’opera d’arte e sulle sue implicazioni socio-culturali (Baxandall è stato uno dei massimi esponenti della storia sociale dell’arte),riunisce in una armoniosa convivenza criticismo e storicismo.
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