Firmino. Avventure di un parassita metropolitano

Firmino. Avventure di un parassita metropolitano

2.5

di Sam Savage


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Descrizione

Firmino è un topo nato in una libreria di Boston negli anni Sessanta. È il tredicesimo cucciolo della nidiata, il più fragile e malaticcio. La mamma ha solo 12 mammelle e Firmino rimane l'unico escluso dal nutrimento. Scoraggiato, si accorge che deve inventarsi qualcosa per sopravvivere e comincia ad assaggiare i libri che ha intorno. Scopre che i libri più belli sono i più buoni. E diventa un vorace lettore, cominciando a identificarsi con i grandi eroi della letteratura di ogni tempo. In un finale di struggente malinconia, Firmino assiste alla distruzione della sua libreria ad opera delle ruspe per l'attuazione del nuovo piano edilizio.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  2.5 (2.7 di 5 su 47 recensioni)

5.0Pellegrino immaginario, 16-06-2013
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"Pellegrino immaginario" è il nome che darei a Firmino, proprio come lui da nomi a tutte le cose e le persone che incontra, la mongolfiera, il dromedario, il ballatoio. Nasce in uno scantinato di una libreria in un quartiere decadente. Lui è diverso da tutti i suoi fratelli, fisicamente sgraziato, la testa enorme, appena nato con gli occhi già aperti con cui indaga e reinventa il mondo circostante. Cresce e vive in mezzo ai libri e i personaggi di questi diventano i suoi compagni di viaggio e lui uno di loro. Studia, cresce, s'illude di poter avere un rapporto sincero con gli esseri umani, soffre e invecchiando si disaffeziona a quel mondo morente che è il quartiere. Nel finale mi ricorda "La leggenda del pianista sull'oceano", tristissimo direte voi, invece lo trovo di una gioia di vivere infinita. Spiritoso, cinico e sognatore, Firmino ci insegna che non c'è bisogno d'essere ricchi e avvenenti per essere felici.
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3.0Scialbo, 26-03-2012
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Comprendo che la storia è prima di tutto la storia di un lettore, ma purtroppo si tratta di un lettore per cui provo scarsa empatia. Un lettore che, piuttosto che trasmettermi l'intensità della passione che ci accomuna, la tratta quasi come un fardello. Io non vedo la lettura e il mio amore per quest'ultima come una voragine che mi allontana dai miei simili, al contrario, la concepisco come uno strumento d'accesso alla complessità della realtà e come un piacere in grado di elevare l'esistenza ANCHE in uno stato di degrado ed emarginazione. Tutto sommato, non mi sono pentita di averlo letto, se non altro perché, seppur in negativo, mi ha spinto a interrogarmi su quale fosse realmente, per me, il senso del mio amore per la lettura.
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2.0Firmino, 20-03-2012
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Un libricino debole debole, che ho letto in una giornata e che al termine mi ha lasciato mezzo sorriso e poco più. Un buon inizio, con un andamento abbastanza scorrevole, non salva il resto, a volte logorroico, a volte inconcludente, a volte noioso. Non so spiegarmi il suo immenso successo, non mi sono sentito mai coinvolto durante la lettura, e non c'è quasi nulla di particolarmente originale. Dimenticabile.
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3.0Così così, 15-03-2012
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Una favola particolare che di favola non ha poi molto. Firmino è un topo che si nutre di libri, e scopra che più i libri sono belli più sono buoni. Così veniamo sommersi da innumerevoli citazioni che se non sono fini a se stesse hanno il solo scopo di ostentare la cultura dell'autore. Il romanzo nel complesso è piacevole, ma non convince pienamente.
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4.0Tenero, 14-03-2012
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Dolce, tenero e un pò malinconico... Un libro consigliatissimo di uno scrittore con tante cose da dire! L'ho interpretato come un romanzo di formazione, vicino per certi versi a un altro capolavoro ("Gli scarafaggi non hanno re") , in cui viene ribaltata la prospettiva: non è il mondo a guardare e calpestare il "parassita", ma quest'ultimo a raccontarci delle crudeltà e delle difficoltà del nostro mondo. Fantasia e creatività fanno di questo piccolo romanzo un libro difficile da non amare!
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2.0Hai rotto la ruota!, 22-02-2012
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La storia di questo piccolo topo metropolitano poteva essere molto interessante... Davvero. Invece questo topo prolisso all'inizio interessa, a tratti diverte, ma poi inizia a girare nella sua ruota da cavia e prima annoia, poi rompe, e alla fine rovina miseramente al suolo come il quartiere descritto nel finale. Un bel gioco dura poco Firmì!
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2.0Firmino, 04-08-2011
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Attendevo una bella favola moderna e invece mi sono ritrovato con in mano un pugno di mosche, il topo di biblioteca che è realmente un topo. Che divora i libri, in senso letterale e non figurato come me. E dei libri riconosce il sapore, il gusto dello scrivere. Tanto che quando incontra del cibo (in special modo dell'insalata) poi alla scrittura lo ri-paragona. Detto ciò, e quindi parlatone, in fin dei conti, in modalità positiva, come romanzo mi lascia freddo. L'apologo della vita del topo, del suo nascere in un mondo pervaso di libri, vivere in una libreria, cercare l'evasione nel mondo della celluloide, e trovare come compagni soltanto umani un po' disadattati, ecco non mi coinvolge. Firmino dovrà assistere alla distruzione della libreria per opera delle ruspe comunali per permettere l'attuazione di un nuovo piano edilizio. La sensibilità intellettuale lascia spazio al pragmatismo, la cultura al rinnovamento urbanistico, emblema della modernità che avanza lasciandosi alle spalle solo il ricordo di una bellezza che non c'è più. L'unico forte messaggio che condivido con Savage, è che esiste poi qualcosa che nessun rinnovamento edilizio potrà mai abbattere: la fantasia. In ogni caso, l'ho letto con fatica, quasi trascinandomi verso la fine. Dovremmo parlarne un altro po' , per sentire altre campane, che magari mi facciano scorgere qualcosa che io ho forse preso sotto gamba.
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4.0Pellegrino immaginario, 04-08-2011
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"Pellegrino immaginario" è il nome che darei a Firmino, proprio come lui da nomi a tutte le cose e le persone che incontra, la mongolfiera, il dromedario, il ballatoio. Nasce in uno scantinato di una libreria in un quartiere decadente. Lui è diverso da tutti i suoi fratelli, fisicamente sgraziato, la testa enorme, appena nato con gli occhi già aperti con cui indaga e reinventa il mondo circostante. Cresce e vive in mezzo ai libri e i personaggi di questi diventano i suoi compagni di viaggio e lui uno di loro. Studia, cresce, s'illude di poter avere un rapporto sincero con gli esseri umani, soffre e invecchiando si disaffeziona a quel mondo morente che è il quartiere. Nel finale mi ricorda "La leggenda del pianista sull'oceano", tristissimo direte voi, invece lo trovo di una gioia di vivere infinita. Spiritoso, cinico e sognatore, Firmino ci insegna che non c'è bisogno d'essere ricchi e avvenenti per essere felici.
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3.0Firmino. Avventure di un parassita metropolitano, 07-07-2011
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Un libriccino con alti e bassi ma che non convince fino in fondo. Punte di malinconia ed esistenzialismo rendono la lettura più adatta a degli adolescenti che a dei bambini.
Piacevolissimo l'uso delle parole. Una straripante diversità lessicale che sottolinea - in coerenza con la tematica del testo - l'amore per i libri e la conoscenza.
Tuttavia credo che si limiti nel raccontare una storia. Una tra le mille, una che può anche dire poco. Non nulla. Poco.
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2.0Suscita tenerezza, 07-04-2011
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Firmino è il topo da biblioteca, un vero e proprio ratto che passa in rassegna tutte le sue conoscenze letterarie e ci descrive il mondo dal suo punto di vista, dall'angolo della libreria in cui si trova, descrivendo così da ogni angolatura tutto ciò che gli si pone davanti. Mi aspettavo di meglio, tutto sommato mi ha fatto molta tenerezza.
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1.0Firmino, 01-04-2011
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Discreta delusione, ma nell'asfittico panorama letterario moderno cosa ci si può aspettare? Ci sono vari modi per commentare questa inutile lettura. Ad esempio, quanti alberi saranno stati abbattuti ? Alberi belli, solidi, antichi per ricavare la carta sulla quale vergare questa autentica scemenza. Uno ci passa pure sopra se vede abbatere degli alberi secolari a piazza Venezia, perchè la metro è la metro, ma cosa rappresenta abbattere degli alberi per soddisfare l'ego di quel fallito di Savage ? Il quale, avvertono in quarta, ha fatto 1000 mestieri: si vede.
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4.0Secondo me..., 01-04-2011
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Firmino è un vero ratto, non un ammiccante e domestico topolino, ma se così può dirsi a proposito di un animale è ciò che è per effetto di una ponderata e consapevole scelta di libertà. I topolini sono macchiette, non hanno un pensiero proprio, non sanno rivestire ruoli tragici, non coltivano un profondo e distruttivo (capirete perché!) amore per i libri.
Meglio non svelare di più. Da leggere.
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