Il fioraio di Peron

Il fioraio di Peron

di Alberto Prunetti


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Descrizione

L'Argentina di ieri e quella di oggi, unite da una storia che, tra crisi e trasformazioni, resta pervicace nelle sue linee di fondo e in cui il peronismo riemerge periodicamente quale collante politico e culturale di una nazione. Nazione ben strana, del resto, in cui apparente spensieratezza italiana e apparente tragicità spagnola hanno dato luogo a una curiosa sintesi, che differenzia il paese da tutto il resto dell'america latina. Il romanzo narra episodi in gran parte veri, ma ciò è irrilevante: ciò che è vero al di là di ogni dubbio è il contesto umano e sociale che emerge nel narrare la vicenda di un fioraio italiano giunto vicino alle sedi del potere, e quella parallela di un erede che ne cerca le tracce. Il simbolo più significativo di tutto ciò è la casa rosada, così chiamata - impariamo - perché tinta con sangue bovino all'epoca della costruzione. Un colore tenue e piacevole, dunque, che allude a una crudeltà sempre pronta a trasudare, fatta di prepotenza e pulsioni autoritarie.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)


4.0Il fioraio di Peron, 21-02-2011
di S. Santi - leggi tutte le sue recensioni

L'Argentina, l'America povera. Ottimo incipit, ma buono anche nel complesso. Una terra di contrasti, simboleggiati dal tango, la musica più sensuale e triste che sia mai stata scritta, e dal colore dei muri della Casa Rosada, che nasce dalla commistione con la calce bianca del sangue bovino usato come pigmento. Come un colore delicato quale il rosa trae origine dalla violenza e dalla morte, così la storia di questo paese, che viene ricostruita, a grandi linee, seguendo le vicende di un fioraio di origini siciliane emigrato all'inizio del Novecento che diviene il fioraio ufficiale della Casa de Gobierno, è attraversata da colpi di stato, tradimenti, torture e prepotenze che periodicamente si ripetono a dilaniare i destini di una popolazione che non ha nulla in comune con gli altri popoli dell'America latina, perché anch'essa frutto di commistione tra culture ed anime diverse: emigrati italiani, discendenti degli spagnoli conquistatori e indigeni. Il passato viene idealmente unito al presente grazie alla presenza del nipote del fioraio, un giovane italiano che si reca a Buenos Aires per cercare il testamento dello zio, offrendoci così una fotografia della Buenos Aires di ieri e della metropoli di oggi, una città complessa e contraddittoria in cui "tutti siamo argentini, e nessuno lo è davvero...".
Sarà perché la mia nonna materna è nata a Buenos Aires (da emigrati italiani che poi hanno rifatto il viaggio all'indietro) e, seppur cresciuta in Italia, ha portato il ricordo di quel paese nel cuore, trasmettendo a noi nipoti, per quanto poco l'abbiamo potuta conoscere, quel suo legame particolare, la storia e le vicende argentine mi hanno appassionato da sempre, e leggo con interesse ogni libro che ne parli. Il limite di questo romanzo è, secondo me, la sua brevità, trattandosi di un racconto lungo che attraversa un secolo di storia, tralasciando per forza di cose l'approfondimento di aspetti e questioni. L'effetto finale è stato di una lettura che mi ha lasciato un senso di incompiutezza.


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4.0Il fioraio di Peron, 22-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di G. Brunieri - leggi tutte le sue recensioni

Un libro in cui immergersi se si vuole respirare aria argentina, ricco di colori suoni sapori (e anche lo smog di Baires) , ma anche e soprattutto di ricordi dolorosi. Il nome stesso di Peron evoca quel che è venuto dopo. Dopo Peron, dopo Evita, dopo il secondo Peron. Per cui poco che se ne sappia di quel periodo non è, non può essere, una lettura innocente. Nel senso che si è chiamati a leggere tra le righe, a interpretare il non detto ed il sussurrato. Ad avere paura con Alfredito (la quasi voce narrante, anche se libro è in terza persona, e a mio parere ne soffre un po') che è partito alla ricerca di qualche traccia dello zio d'America e si trova preso in una spirale di paura. Atmosfera che si risolve velocemente, anche troppo per l'evoluzione della storia e per la voglia di me lettrice di saperne di più.
Narrativamente la parte più risolta è quella centrale in cui si seguono radici e rami della storia di Cosimo, il giardiniere (forse perchè la distanza rende più facile narrare) ; inizio e fine sono, sembrano più artefatti (anche se probabilmente è vero il contrario) , forse per lo sforzo di non usare una parlatastile bassa, volgare, quando invece ci sarebbe stata bene (pene, minzione... ) .


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